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LADISPOLI, L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE PORRO | Quando il bene comune non è la priorità

L’Assessore al Turismo Marco Porro sulle brutte vicende dell’ultimo Consiglio comunale

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Marco Porro, Assessore al Turismo del Comune di Ladispoli

È proprio quando sono in gioco argomenti importanti e di interesse comune che ci vuole lo spessore culturale per sapersi confrontare. Quando si manipola la realtà a proprio vantaggio si sta facendo propaganda, quindi decade la nobiltà delle buone intenzioni.

Urlare, insultare, sbraitare e perdere totalmente il controllo è un atteggiamento decisamente fuori luogo, che qualifica voi e le vostre azioni.

Chi miserabilmente ha giustificato questo atteggiamento violento in sede di consiglio se ne è reso coscientemente complice, minando il confronto democratico e costruttivo nella massima sede cittadina.

Questo è un teatrino al quale da tempo siamo abituati in Consiglio e non solo: una volta, con i miei occhi, ho visto questi personaggi dire ad un anziano di 80 anni “TE DO NA CAPOCCIATA” con gli occhi iniettati di sangue e le vene gonfie al collo.

Quest’attitudine non ci appassiona, né tantomeno ci appartiene.

Non ci vuole tanto a comprendere che tutto ciò va a discapito dei cittadini, specialmente di chi li ha votati e li ha scelti come loro rappresentanti.

Continuate pure a scrivere le brutte e imbarazzanti pagine della nostra città. Noi continuiamo a lavorare nell’interesse dei cittadini, viva Ladispoli sempre.

*Assessore al Turismo Comune di Ladispoli

Assessore al Turismo del Comune di Ladispoli. Prof. ITS Academy. Designer creativo. Chef Gluten Free. Esperto in promozione territoriale, eventi & food

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L’eccezione diventa normalità

Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

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Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

Sono appena tornato da Istanbul. Ho accompagnato un amico a fare un trapianto di capelli e mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, dentro uno dei fenomeni più evidenti e meno raccontati degli ultimi anni. Non è solo medicina estetica e non è solo turismo sanitario. È un’industria globale che cresce perché intercetta un bisogno profondo, emotivo, e lo trasforma in un prodotto semplice, accessibile, soprattutto normalizzato.

Istanbul è piena di persone con “fascetta post operatoria” in testa e si sa, quando qualcosa smette di sembrare eccezionale, significa che ha già vinto. La perdita dei capelli non è mai solo una questione estetica. Tocca l’identità, la percezione di sé, il modo in cui ci si sente guardati dagli altri. L’autostima mai come ora è una necessità: il trapianto quindi, diventa una risposta razionale a un disagio irrazionale. Non è vanità. È il tentativo di spegnere un rumore mentale continuo.

La forza di Istanbul sta nei numeri, ma soprattutto in ciò che quei numeri raccontano. La Turchia è oggi il primo paese al mondo per trapianti di capelli, con oltre 700.000 interventi l’anno e una concentrazione impressionante proprio qui. I costi medi oscillano tra i 2500 e i 4500 euro, contro cifre che in Europa possono triplicare. Il settore genera un indotto stimato superiore al miliardo di dollari l’anno.

Ma non è solo una questione di prezzo. È una questione di scala, ripetizione, standardizzazione.

Il vero colpo di genio, però, è il modello di business. Le cliniche non vendono un’operazione, vendono un’esperienza completa. Ti vengono a prendere in aeroporto, ti portano in hotel, ti assegnano un interprete, organizzano tutto.

Tu devi solo presentarti. Ogni scelta in meno riduce l’ansia, ogni dubbio eliminato aumenta la probabilità che tu dica sì. Meno attrito, più fiducia, più volumi. Un intervento chirurgico finisce per assomigliare ad una gita fuori porta.

A rendere il fenomeno esplosivo è poi l’effetto contagio. Il trapianto di capelli oggi si racconta, si mostra, si condivide. Video su YouTube, prima e dopo su Instagram, gruppi Telegram pieni di consigli e confronti. Quando vedi persone simili a te farlo e stare meglio, la paura crolla.

La vergogna scompare. La domanda accelera. Non è più una decisione estrema, ma una scelta possibile, quasi ovvia.

Istanbul, in tutto questo, non è solo una città. È un laboratorio. Un esempio perfetto di come un bisogno psicologico profondo, se intercettato nel modo giusto e sostenuto da un modello economico efficiente, possa trasformarsi in un business globale.

Mentre i capelli del mio amico devono ancora ricrescere, una cosa è già evidente: questo fenomeno non è una moda. È una nuova normalità.

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