Politica
LADISPOLI, L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE PORRO | Quando il bene comune non è la priorità
L’Assessore al Turismo Marco Porro sulle brutte vicende dell’ultimo Consiglio comunale
È proprio quando sono in gioco argomenti importanti e di interesse comune che ci vuole lo spessore culturale per sapersi confrontare. Quando si manipola la realtà a proprio vantaggio si sta facendo propaganda, quindi decade la nobiltà delle buone intenzioni.
Urlare, insultare, sbraitare e perdere totalmente il controllo è un atteggiamento decisamente fuori luogo, che qualifica voi e le vostre azioni.
Chi miserabilmente ha giustificato questo atteggiamento violento in sede di consiglio se ne è reso coscientemente complice, minando il confronto democratico e costruttivo nella massima sede cittadina.
Questo è un teatrino al quale da tempo siamo abituati in Consiglio e non solo: una volta, con i miei occhi, ho visto questi personaggi dire ad un anziano di 80 anni “TE DO NA CAPOCCIATA” con gli occhi iniettati di sangue e le vene gonfie al collo.
Quest’attitudine non ci appassiona, né tantomeno ci appartiene.
Non ci vuole tanto a comprendere che tutto ciò va a discapito dei cittadini, specialmente di chi li ha votati e li ha scelti come loro rappresentanti.
Continuate pure a scrivere le brutte e imbarazzanti pagine della nostra città. Noi continuiamo a lavorare nell’interesse dei cittadini, viva Ladispoli sempre.
*Assessore al Turismo Comune di Ladispoli
Giovani
Riforma giustizia: parola ai giovani
Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”
Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”
Quando il direttore Filosa ha chiesto la mia opinione di giovane studente di giurisprudenza sulla riforma della Giustizia, oggetto del prossimo referendum costituzionale, mi è subito venuto in mente che un recente sondaggio ha indicato che quasi il 70% degli under 30 sono propensi a votare Sì.
I motivi per cui questa riforma è fortemente sostenuta dai giovani sono essenzialmente tre.
Il primo è di merito
I giovani vogliono vivere in un Paese più civile e moderno in cui accusa e difesa siano davvero equidistanti davanti a un giudice, in cui chiunque sbagli paghi – compreso il giudice stesso, che ha un ruolo di fondamentale importanza – e in cui l’innocente fino a prova contraria sia tutelato, il che è possibile solo con la separazione delle carriere e con l’istituzione dell’Alta Cortre Disciplinare.
Le nuove generazioni pretendono trasparenza da tutti i poteri dello Stato, dai politici quanto dai magistrati e per questo sono favorevoli al sorteggio dei componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura per smantellare un sistema correntizio politicizzato in cui i vertici del CSM sono scelti e operano non per competenze ma per appartenenza ideologica.
Il secondo motivo è di contesto

I giovani italiani guardano, spesso giustamente, all’estero per individuare modelli di sviluppo che in Italia mancano, nonostante siano consapevoli delle potenzialità del nostro Paese, che ha da sempre offerto
al mondo ispirazioni epocali e innovazioni all’avanguardia, vedendo in questa riforma una irripetibile occasione di integrazione con i sistemi giudiziari della stragrande maggioranza dei Paesi europei e occidentali.
Il terzo motivo è identitario.
Noi giovani siamo innovatori per nostra natura e, dopo anni in cui sentiamo che alcuni tra i più grandi problemi nazionali derivano dalla giustizia, non ne possiamo più dell’ipocrisia di chi osteggia una riforma che può realizzare finalmente i cambiamenti che, tra l’altro, loro stessi hanno sempre promesso
(e che mai hanno concretizzato) solo per perseguire, scavalcando la coerenza, secondi, terzi e quadrupli fini a breve termine senza lungimiranza per il futuro.
I numerosi “Sì” dei giovani il 22 e il 23 marzo saranno il più grande “ok boomer” a chi si ostina a brandire la Costituzione per opporsi ad una riforma che renderebbe lo stesso principio costituzionale
(affermato nell’art. 111) del Giusto Processo raelmente compiuto.
Giovanni Paolo Motzo

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