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Politica

LADISPOLI, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO AUGELLO | Richiamo al rispetto delle istituzioni e al senso di responsabilità

L’intervento del Presidente del Consiglio comunale di Ladispoli, Carmelo Augello: “Mi rivolgo quindi a tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, affinché si torni rapidamente ad un confronto costruttivo, serio e rispettoso”

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Carmelo Augello, Presidente del Consiglio comunale di Ladispoli

In qualità di Presidente del Consiglio Comunale di Ladispoli, sento il dovere di intervenire pubblicamente in merito a quanto accaduto durante l’ ultima seduta del Consiglio Comunale.

Nel corso della discussione di una mozione, il confronto tra alcuni consiglieri e il Sindaco ha purtroppo superato i limiti della normale dialettica politica, degenerando in toni e comportamenti non compatibili con il ruolo istituzionale che ciascuno di noi è chiamato a ricoprire.

Alla luce della crescente tensione e del venir meno di un clima di rispetto reciproco, sono stato costretto, a malincuore, a sospendere temporaneamente i lavori e successivamente a dichiarare la chiusura anticipata della seduta.

Quanto accaduto rappresenta un episodio che non può e non deve ripetersi. Il Consiglio Comunale è il luogo del confronto democratico e del rispetto delle regole, non può diventare terreno di scontro personale né tantomeno teatro di atteggiamenti offensivi o intimidatori.

Mi rivolgo quindi a tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, affinché si torni rapidamente ad un confronto costruttivo, serio e rispettoso. I cittadini si aspettano da noi senso di responsabilità, lucidità e impegno.

Nel ribadire il mio impegno a garantire ordine e corretto svolgimento dei lavori consiliari, auspico che le prossime sedute si svolgano in un clima sereno, improntato al dialogo e alla collaborazione istituzionale.

Chi rappresenta i cittadini ha il dovere di dare il buon esempio. Difendere il decoro dell’Aula significa difendere la dignità della nostra città.

*Presidente del Consiglio comunale di Ladispoli

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Giovani

Riforma giustizia: parola ai giovani

Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”

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Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”

Quando il direttore Filosa ha chiesto la mia opinione di giovane studente di giurisprudenza sulla riforma della Giustizia, oggetto del prossimo referendum costituzionale, mi è subito venuto in mente che un recente sondaggio ha indicato che quasi il 70% degli under 30 sono propensi a votare Sì.

I motivi per cui questa riforma è fortemente sostenuta dai giovani sono essenzialmente tre.

Il primo è di merito

I giovani vogliono vivere in un Paese più civile e moderno in cui accusa e difesa siano davvero equidistanti davanti a un giudice, in cui chiunque sbagli paghi – compreso il giudice stesso, che ha un ruolo di fondamentale importanza – e in cui l’innocente fino a prova contraria sia tutelato, il che è possibile solo con la separazione delle carriere e con l’istituzione dell’Alta Cortre Disciplinare.

Le nuove generazioni pretendono trasparenza da tutti i poteri dello Stato, dai politici quanto dai magistrati e per questo sono favorevoli al sorteggio dei componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura per smantellare un sistema correntizio politicizzato in cui i vertici del CSM sono scelti e operano non per competenze ma per appartenenza ideologica.

Il secondo motivo è di contesto

I giovani italiani guardano, spesso giustamente, all’estero per individuare modelli di sviluppo che in Italia mancano, nonostante siano consapevoli delle potenzialità del nostro Paese, che ha da sempre offerto
al mondo ispirazioni epocali e innovazioni all’avanguardia, vedendo in questa riforma una irripetibile occasione di integrazione con i sistemi giudiziari della stragrande maggioranza dei Paesi europei e occidentali.

Il terzo motivo è identitario.

Noi giovani siamo innovatori per nostra natura e, dopo anni in cui sentiamo che alcuni tra i più grandi problemi nazionali derivano dalla giustizia, non ne possiamo più dell’ipocrisia di chi osteggia una riforma che può realizzare finalmente i cambiamenti che, tra l’altro, loro stessi hanno sempre promesso
(e che mai hanno concretizzato) solo per perseguire, scavalcando la coerenza, secondi, terzi e quadrupli fini a breve termine senza lungimiranza per il futuro.

I numerosi “Sì” dei giovani il 22 e il 23 marzo saranno il più grande “ok boomer” a chi si ostina a brandire la Costituzione per opporsi ad una riforma che renderebbe lo stesso principio costituzionale
(affermato nell’art. 111) del Giusto Processo raelmente compiuto.

Giovanni Paolo Motzo

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