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Politica

Ladispoli, la Grottaccia da Sinistra. Il confronto costruttivo è sempre apprezzato

Tanti, tantissimi, e uno più bello dell’altro, gli eventi in programma a La Grottaccia, anche in questa estate 2026.

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Scrollando su Facebook, ci siamo soffermati casualmente su un post scritto da un cittadino di Ladispoli, che dichiara pubblicamente di essere un elettore di sinistra, che plaude al lavoro che si svolge, non da oggi, in quell’arena.

“Parlo da persona che quest’anno salirà sul palco con l’associazione di cui fa parte”, scrive Valerio Valentini. “Noi portiamo la nostra scenografia, adattandola al contesto, ma non paghiamo nulla per esibirci. Nessuna associazione paga per andare in scena. Se fossimo professionisti percepiremmo un cachet, come avviene per altri eventi, ad esempio alcune serate musicali. Essendo amatori, invece, lo facciamo gratuitamente”.

“Frequento e partecipo alle serate della Grottaccia da molti anni, con amministrazioni di colori politici diversi. Sono una persona di sinistra, quindi non ho alcuna bandiera da difendere, scrivo in tutta onestà. Personalmente non sono un fan dell’affidamento diretto: in linea di principio preferisco i bandi e la possibilità per tutti di partecipare. Però penso anche che, in questo caso, l’affidamento diretto sia la conseguenza naturale (e meritata) di tre anni di lavoro svolto sul campo. Il primo anno e buona parte del secondo sono stati affrontati con budget molto più bassi e con enormi difficoltà. Lo scorso anno, per esempio, le risorse erano chiaramente inferiori rispetto all’ambizione della rassegna che si voleva realizzare. Eppure chi la gestisce è riuscito a portarla avanti con serietà e impegno. Lo scorso anno, inoltre, i ragazzi dell’associazione sono stati presenti a tutte le serate, facendo un lavoro enorme, spesso dietro le quinte e senza clamore. Personalmente credo che oggi sia difficile trovare persone disposte a dedicare così tanto tempo ed energie a un progetto del genere”.

Secondo il nostro concittadino, “i risultati si vedono: anno dopo anno l’organizzazione è migliorata, il service è cresciuto e anche l’acustica è decisamente migliore. Quest’anno c’è un service di tutto rispetto, con un palco completamente nuovo rispetto all’anno scorso e persino la possibilità di utilizzare radiomicrofoni, cosa che prima non era prevista, o meglio pagata a parte.

Poi si può discutere se 70.000 euro (che fra l’altro sono lordi e non netti) siano tanti o pochi e se la formula migliore sia l’affidamento diretto o il bando pubblico. Ma credo sia giusto distinguere le opinioni dai fatti e riconoscere il lavoro di chi, in questi anni, ha dimostrato sul campo correttezza, disponibilità e impegno. Non facciamo l’errore che fa qualcuno di criticare o difendere a prescindere solo a seconda del colore politico e non sulla base di fatti concreti e oggettivi”.

Viva l’onestà intellettuale.

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Politica

Ladispoli: sinistri in discoteca. Ciarlantini e quel curioso mondo di pseudo cultura e contraddizioni

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Abbiamo più volte affrontato il tema della musica, dei locali notturni e dell’intrattenimento a Ladispoli. Un tema che divide l’opinione pubblica: da una parte il diritto al riposo, il rispetto delle regole e la tranquillità dei residenti; dall’altra la necessità di offrire ai giovani occasioni di divertimento e socialità nella propria città.

Noi, su questo, abbiamo sempre avuto una posizione chiara: Ladispoli deve essere una città viva. Avere luoghi di aggregazione e intrattenimento significa anche offrire ai ragazzi alternative vicine e sicure, evitando, quando possibile, lunghi spostamenti notturni verso altre città. Naturalmente tutto deve avvenire nel rispetto delle regole. Su questo non c’è discussione.

Da tempo, però, il tema dell’intrattenimento musicale è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Sono state presentate interrogazioni, richieste di controlli e iniziative riguardanti autorizzazioni, rumore e attività degli operatori del settore. Tutto legittimo. Ma proprio per questo lo è altrettanto porre qualche domanda sulla coerenza e sull’opportunità delle posizioni di chi quelle iniziative le porta avanti.

Tra le protagoniste di questo dibattito c’è la consigliera Daniela Ciarlantini, esponente di Governo Civico. Ed è qui che nasce una situazione quantomeno curiosa. La consigliera è infatti madre di Federico, giovane imprenditore coinvolto, insieme ai propri soci, nella gestione di una discoteca presente sul territorio. Nulla di male. Anzi. La realtà è apprezzata da molti giovani e rappresenta un’ulteriore proposta di intrattenimento per il territorio. Federico e i suoi fanno un lavoro che merita di essere riconosciuto e a loro facciamo il nostro in bocca al lupo di vero cuore. Ma proprio per questo una domanda ci sembra inevitabile.

È possibile essere particolarmente rigorosi nel giudicare l’intrattenimento prodotto dagli altri operatori e, contemporaneamente, avere una presenza così vicina a un’attività che opera nello stesso settore? Non stiamo dicendo che una madre non possa aiutare il proprio figlio. Non stiamo dicendo che una consigliera non possa occuparsi dei problemi della città. E non stiamo dicendo che chi gestisce una discoteca debba essere immune dai controlli. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: lo stesso metro deve valere per tutti. Perché questo è ciò che chiedono gli operatori. E questo è ciò che chiedono i cittadini. Non intendiamo trasformare informazioni ricevute in accuse e non attribuiamo a nessuno finalità che non siamo in grado di dimostrare. Ma una domanda vogliamo porla. Nell’esercizio delle funzioni istituzionali, Ciarlantini ha mai richiesto documentazione riguardante attività che operano nello stesso settore di Federico?

Se la risposta è sì, sarà interessante conoscere per quale ragione e nell’ambito di quale attività istituzionale. Se la risposta è no, sarà altrettanto semplice chiarirlo da parte sua. In entrambi i casi, non vediamo quale sia il problema nel fare una domanda. Perché vigilare sull’amministrazione è un dovere dell’opposizione. Chiedere controlli è legittimo. Raccogliere le segnalazioni dei cittadini è sacrosanto. Ma la trasparenza deve funzionare in entrambe le direzioni.

E poi c’è la famosa cultura. Abbiamo spesso sentito parlare di cultura. Una parola importante, bellissima, ma che rischia di diventare un contenitore nel quale mettere tutto ciò che piace e tutto ciò che non piace. Ci chiediamo allora quale sia il modello alternativo proposto alla città. Perché a Ladispoli abbiamo visto mostre, spettacoli, concerti, teatro, eventi popolari e appuntamenti culturali di diversa natura. Dalla Biennale dell’Arte della Riviera Romana all’Orchestra Ucraina, da Giancarlo Giannini alle iniziative della Grottaccia.

Si può discutere tutto. Ma una cosa ci sembra difficile da sostenere: che cultura e intrattenimento siano necessariamente alternativi. Una città può avere un teatro e una discoteca. Può organizzare una mostra e una serata musicale. Può parlare di arte e contemporaneamente offrire ai ragazzi uno spazio dove divertirsi. Le cose possono convivere. Anzi, una città contemporanea dovrebbe riuscire a fare proprio questo.

Quello che chiediamo, quindi, è semplicemente coerenza. Se si chiedono regole, che siano uguali per tutti. Se si chiedono controlli, che valgano per tutti. Se si parla di cultura, si abbia anche il coraggio di proporre quale cultura si vuole costruire.

E se si interviene politicamente su un settore nel quale è coinvolta la propria famiglia, è del tutto normale che qualcuno possa chiedere qualche spiegazione in più. Che le attenzioni siano uguali per tutti. Perché se una discoteca è un problema, deve esserlo indipendentemente da chi la gestisce. Se un’attività deve essere controllata, deve essere controllata indipendentemente da chi ci lavora.

E se una consigliera utilizza legittimamente il proprio ruolo per occuparsi di un settore, è altrettanto legittimo chiedersi se quello stesso settore venga osservato con lo stesso metro quando riguarda i propri interessi. Questa non è una polemica. È una questione di coerenza. E la coerenza, in politica, non si misura da quello che si dice in Consiglio comunale. Si misura dal metro con cui si giudicano gli altri quando nessuno guarda.

MG

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