Connect with us

Politica

A Ladispoli i “sinistri” continuano imperterriti la crociata contro le piccole imprese

Pubblicato

on

Ormai è certo: i “sinistri” ladispolani – e li chiamiamo volutamente così, perché i comunisti, quelli veri, hanno a cuore le attività di vicinato e le piccole imprese a conduzione familiare – sembrano interessarsi ben poco al tessuto economico della città. Per questo potrebbero essere una vera minaccia per il commercio cittadino.

Queste attività rappresentano l’economia del territorio, creano opportunità, contribuiscono al nostro PIL e danno lavoro a persone di tutte le età. Eppure, qualcuno ha interpretato il ruolo dell’opposizione come quello di uno sceriffo della città, peraltro senza alcun senso. Abbiamo assistito, in più di un’occasione, a manovre goffe e poco nobili, esposti di ogni tipo, segnalazioni e critiche pubbliche in Consiglio contro alcune imprese locali.

Da qualche anno, inoltre, osserviamo una costante strategia volta a mettere in cattiva luce soltanto certe aziende del territorio. Sicuramente è solo una coincidenza, ma si tratta spesso di attività situate nelle vicinanze delle abitazioni di qualcuno o concorrenti di qualche amico dei “compagni”.

Fermo restando che il rispetto delle regole è sacrosanto, così come lo sono i controlli delle autorità preposte, chiamate a garantire che tutto si svolga nel migliore dei modi, l’accanimento, in alcuni casi, ci sembra davvero inopportuno. Le regole devono essere rispettate, così come deve essere tutelato il diritto al riposo dei cittadini. Allo stesso tempo, però, va salvaguardata la possibilità di lavorare per chi rappresenta una risorsa per il nostro territorio e aspetta la stagione estiva per realizzare la parte più consistente degli incassi, quella che spesso garantisce la sopravvivenza dell’attività durante i mesi invernali.

Purtroppo, gli sceriffi “a corrente alternata” dimenticano che dietro ogni attività ci sono famiglie, lavoratori e opportunità che non meritano di essere messe a rischio da un accanimento che potrebbe persino portare alla chiusura di un’impresa.

Continua a leggere
clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Politica

Ladispoli: sinistri in discoteca. Ciarlantini e quel curioso mondo di pseudo cultura e contraddizioni

Pubblicato

on

Abbiamo più volte affrontato il tema della musica, dei locali notturni e dell’intrattenimento a Ladispoli. Un tema che divide l’opinione pubblica: da una parte il diritto al riposo, il rispetto delle regole e la tranquillità dei residenti; dall’altra la necessità di offrire ai giovani occasioni di divertimento e socialità nella propria città.

Noi, su questo, abbiamo sempre avuto una posizione chiara: Ladispoli deve essere una città viva. Avere luoghi di aggregazione e intrattenimento significa anche offrire ai ragazzi alternative vicine e sicure, evitando, quando possibile, lunghi spostamenti notturni verso altre città. Naturalmente tutto deve avvenire nel rispetto delle regole. Su questo non c’è discussione.

Da tempo, però, il tema dell’intrattenimento musicale è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Sono state presentate interrogazioni, richieste di controlli e iniziative riguardanti autorizzazioni, rumore e attività degli operatori del settore. Tutto legittimo. Ma proprio per questo lo è altrettanto porre qualche domanda sulla coerenza e sull’opportunità delle posizioni di chi quelle iniziative le porta avanti.

Tra le protagoniste di questo dibattito c’è la consigliera Daniela Ciarlantini, esponente di Governo Civico. Ed è qui che nasce una situazione quantomeno curiosa. La consigliera è infatti madre di Federico, giovane imprenditore coinvolto, insieme ai propri soci, nella gestione di una discoteca presente sul territorio. Nulla di male. Anzi. La realtà è apprezzata da molti giovani e rappresenta un’ulteriore proposta di intrattenimento per il territorio. Federico e i suoi fanno un lavoro che merita di essere riconosciuto e a loro facciamo il nostro in bocca al lupo di vero cuore. Ma proprio per questo una domanda ci sembra inevitabile.

È possibile essere particolarmente rigorosi nel giudicare l’intrattenimento prodotto dagli altri operatori e, contemporaneamente, avere una presenza così vicina a un’attività che opera nello stesso settore? Non stiamo dicendo che una madre non possa aiutare il proprio figlio. Non stiamo dicendo che una consigliera non possa occuparsi dei problemi della città. E non stiamo dicendo che chi gestisce una discoteca debba essere immune dai controlli. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: lo stesso metro deve valere per tutti. Perché questo è ciò che chiedono gli operatori. E questo è ciò che chiedono i cittadini. Non intendiamo trasformare informazioni ricevute in accuse e non attribuiamo a nessuno finalità che non siamo in grado di dimostrare. Ma una domanda vogliamo porla. Nell’esercizio delle funzioni istituzionali, Ciarlantini ha mai richiesto documentazione riguardante attività che operano nello stesso settore di Federico?

Se la risposta è sì, sarà interessante conoscere per quale ragione e nell’ambito di quale attività istituzionale. Se la risposta è no, sarà altrettanto semplice chiarirlo da parte sua. In entrambi i casi, non vediamo quale sia il problema nel fare una domanda. Perché vigilare sull’amministrazione è un dovere dell’opposizione. Chiedere controlli è legittimo. Raccogliere le segnalazioni dei cittadini è sacrosanto. Ma la trasparenza deve funzionare in entrambe le direzioni.

E poi c’è la famosa cultura. Abbiamo spesso sentito parlare di cultura. Una parola importante, bellissima, ma che rischia di diventare un contenitore nel quale mettere tutto ciò che piace e tutto ciò che non piace. Ci chiediamo allora quale sia il modello alternativo proposto alla città. Perché a Ladispoli abbiamo visto mostre, spettacoli, concerti, teatro, eventi popolari e appuntamenti culturali di diversa natura. Dalla Biennale dell’Arte della Riviera Romana all’Orchestra Ucraina, da Giancarlo Giannini alle iniziative della Grottaccia.

Si può discutere tutto. Ma una cosa ci sembra difficile da sostenere: che cultura e intrattenimento siano necessariamente alternativi. Una città può avere un teatro e una discoteca. Può organizzare una mostra e una serata musicale. Può parlare di arte e contemporaneamente offrire ai ragazzi uno spazio dove divertirsi. Le cose possono convivere. Anzi, una città contemporanea dovrebbe riuscire a fare proprio questo.

Quello che chiediamo, quindi, è semplicemente coerenza. Se si chiedono regole, che siano uguali per tutti. Se si chiedono controlli, che valgano per tutti. Se si parla di cultura, si abbia anche il coraggio di proporre quale cultura si vuole costruire.

E se si interviene politicamente su un settore nel quale è coinvolta la propria famiglia, è del tutto normale che qualcuno possa chiedere qualche spiegazione in più. Che le attenzioni siano uguali per tutti. Perché se una discoteca è un problema, deve esserlo indipendentemente da chi la gestisce. Se un’attività deve essere controllata, deve essere controllata indipendentemente da chi ci lavora.

E se una consigliera utilizza legittimamente il proprio ruolo per occuparsi di un settore, è altrettanto legittimo chiedersi se quello stesso settore venga osservato con lo stesso metro quando riguarda i propri interessi. Questa non è una polemica. È una questione di coerenza. E la coerenza, in politica, non si misura da quello che si dice in Consiglio comunale. Si misura dal metro con cui si giudicano gli altri quando nessuno guarda.

MG

Continua a leggere

SEGUICI SU FACEBOOK

Le più lette del mese