Arte e Cultura
Puffa, la modella “suicidegirl” si racconta sulle pagine di Litorale Oggi
Dalla fotografia alternativa ai contenuti per adulti, passando per il cinema e i social. Marika Puffa racconta a Litorale Oggi il suo lavoro, il rapporto con il proprio corpo, le critiche ricevute e il suo nuovo legame con Ladispoli.
Marika, hai iniziato a fare la modella nel 2010, quando essere “alternative” significava davvero andare controcorrente. Quanto è cambiato quel mondo e quanto, invece, sei rimasta fedele alla Marika di allora?
«In realtà ho sempre fatto foto di nudo. L’unica cosa che è cambiata è il modo in cui lavoro: oggi non mi faccio più fotografare, ma ho spostato il mio business e mi fotografo da sola, creando contenuti per adulti, anche video, che vendo su OnlyFans. Quindi non è cambiata la mia identità: è cambiato il modo di gestire professionalmente la mia immagine.»
Tattoo, look, fotografia e provocazione: quanto della tua immagine è costruzione professionale e quanto rappresenta semplicemente chi sei nella vita di tutti i giorni?
«Tutto rappresenta me. Per fortuna non ho mai dovuto costruire un personaggio. Pubblicizzo esattamente quello che sono.»
Essere una Suicide Girl ti ha dato visibilità, ma inevitabilmente ti ha anche esposto al giudizio degli altri. Qual è il pregiudizio più assurdo che hai dovuto affrontare?
«Amo il mio lavoro. Lo amo così tanto che sono anche consapevole dello scotto sociale che devo pagare. Anni fa ci rimasi male per un commento su Facebook che diceva: “Non sai gestire il tuo corpo da puttana”. Avevo vent’anni. Oggi ne ho 34 e so gestire benissimo il mio corpo. Ormai non mi offende più nulla.»
Il mondo dei contenuti per adulti può essere molto appetibile per ragazze giovani che lo vedono come una possibilità di guadagno facile e come una vera alternativa professionale. Tu che lo conosci da anni, cosa ti senti di consigliare a una ragazza che oggi sta pensando di intraprendere questo percorso?
«Le direi di non farlo se non è pronta ad affrontare le critiche e lo scotto sociale, che può essere pesante. Per iniziare a lavorare nel mondo dell’adult bisogna essere consapevoli che la propria immagine diventa di dominio pubblico. I contenuti vengono rubati e ripubblicati continuamente su internet. Bisogna anche essere consapevoli che non tutte le persone se la sentiranno di stare al nostro fianco a causa della nostra immagine e della nostra reputazione. Non è una scelta da prendere alla leggera.»
Sei una persona molto popolare sui social. Quanto si riflette questa popolarità nella vita reale? Ti capita spesso di essere riconosciuta per strada?
«In realtà raramente mi fermano. Più spesso mi vedono e poi mi scrivono sui social dicendomi che mi hanno incontrata in giro. Quando invece mi fermano arrossisco… sono un po’ timida!»
Guardando indietro alla tua carriera, c’è qualcosa che, potendo tornare indietro, non rifaresti mai? E, al contrario, c’è un progetto o un’occasione a cui oggi dedicheresti molta più energia e passione?
«Forse non farei più porno. Non sono pentita di averlo fatto, assolutamente. Ma con il tempo ho capito che non era la mia strada. Per quanto riguarda i progetti, invece, non ne ho uno in particolare che sento di aver trascurato. Ho una vita piena e sono abbastanza soddisfatta di come vivo.»
Ti vediamo spesso in giro per Ladispoli. Come sei arrivata nella nostra città? Che rapporto hai con Ladispoli e cosa ti piace particolarmente di questo posto?
«Ero stanca dello stress di Roma. Due anni fa mi sono fidanzata con un mio collega di Ladispoli e, anche dopo esserci lasciati, ho deciso di rimanere a vivere qui. Mi piace la tranquillità. La pace di questo posto non ha prezzo.»
Per chiudere: sei arrivata a Ladispoli quasi per caso e oggi hai scelto di restare. Cosa vuoi dire ai tuoi nuovi concittadini?
«Un augurio? Che riescano sempre a trovare un po’ di quella pace che ho trovato io a Ladispoli. E soprattutto di non preoccuparsi troppo di quello che pensa la gente: alla fine, la vita è una sola e bisogna viverla facendo ciò che ci rende felici. Ci vediamo in giro per Ladispoli, buon halloween… e se mi riconoscete, non fatemi arrossire!»
LO

Arte e Cultura
Ladispoli, Bambole di pezza al “Summer Fest”. Intervista al gruppo più rock di Sanremo
Il “Ladispoli Summer Fest” ha portato sul palco di Piazza Rossellini tre serate dedicate alla musica italiana. Tra i protagonisti di questa edizione anche le Bambole di Pezza, band punk-rock tutta al femminile che negli anni ha costruito un’identità fortemente riconoscibile, con una dimensione live coinvolgente e una scrittura capace di raccontare il presente attraverso una prospettiva personale. Nei giorni precedenti al concerto in piazza le abbiamo incontrate per farci raccontare le emozioni che accompagnano ogni tappa del tour e il loro legame con il pubblico.
di Annalisa Piancazzo
Vi siete definite una band outsider, con un’identità ben riconoscibile e un pubblico sempre più ampio. Secondo voi cosa permette ai vostri brani di creare questa connessione? E quando avete iniziato a percepire che la vostra musica stava diventando uno spazio in cui tante persone potevano riconoscersi?
Come band teniamo molto alla nostra identità musicale. Ci sentiamo delle “outsider” perché abbiamo scelto di seguire una strada che si discosta dagli schemi stereotipati della società: siamo ragazze che hanno deciso di imbracciare degli strumenti e fare musica, in un contesto in cui la presenza femminile è ancora una minoranza. Portiamo sul palco la nostra sensibilità, e vogliamo parlare a tutte le persone che si sentono diverse in una società che tende ad omologare. Le nostre canzoni raccontano questo: affrontare le difficoltà senza piegarsi ai compromessi, trovando la forza di rialzarsi anche dopo le cadute. Il pubblico ci ha sostenute fin dall’inizio in questo nostro modo di essere, sia nella scena alternativa sia in quella mainstream. Oggi è bellissimo vedere sotto il palco generazioni diverse.
Con quale energia state affrontando questo Summer Tour 2026 e che tipo di esperienza volete costruire insieme al pubblico che incontrate?
Ogni concerto è uno scambio di energia con il pubblico e non ci sentiamo mai replicanti dello stesso spettacolo, infatti la scaletta cambia di volta in volta, adattandosi al contesto e al tipo di esperienza che vogliamo creare.
In questo Summer Tour stiamo ricevendo un’accoglienza bellissima e una delle parti più emozionanti è poter incontrare le persone alla fine dei concerti, abbracciarle e raccogliere tutto il calore che ci regalano attraverso cartelloni, disegni o semplicemente una foto insieme.
Tra le tappe del Summer Tour c’è anche Ladispoli. Conoscevate già la città?
Non ci siamo mai esibite a Ladispoli, ma tra Roma e dintorni abbiamo sempre avuto delle bellissime esperienze. Proprio a Roma abbiamo vissuto il primo grande live che ci ha fatto capire che avremmo potuto davvero fare il salto con la musica, è stato qualcosa di inaspettato. Per questo abbiamo sicuramente grandi aspettative per questa tappa. Siamo curiose di incontrare il pubblico di Ladispoli e siamo sicure che sarà un bellissimo concerto.
Qual è il messaggio che volete lasciare alle persone che saranno in piazza ad ascoltarvi?
Attraverso la nostra musica cerchiamo di portare avanti i temi in cui crediamo, dal femminismo all’importanza dell’unione tra le persone. Crediamo che, se ci fosse più capacità di collaborare, di accettare l’altro per quello che è e di riconoscere il valore delle nostre diversità, si potrebbero davvero cambiare le cose. Anche noi abbiamo cinque personalità completamente diverse e cerchiamo sempre di valorizzare questo aspetto. In questo periodo stiamo portando molto anche il tema delle relazioni tossiche: soprattutto alle donne vogliamo dire che è importante chiedere aiuto prima che sia troppo tardi. Ci sono persone che non riescono a uscire da certe situazioni da sole, e trovare il coraggio di chiedere sostegno può essere il primo passo per liberarsene.


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