Politica
Ladispoli. L’eleganza (si fa per dire) della consigliera Mollica che offende l’assessore Marongiu
Gli attacchi rivolti dai consiglieri Amelia Mollica Graziano e Ferdinando Cervo all’assessore al Commercio Daniela Marongiu hanno certamente fatto discutere. Più per i toni utilizzati che per i contenuti. Ma, al di là delle schermaglie politiche, c’è una domanda che merita una risposta seria: quale modello di sviluppo immagina Ladispoli per il proprio futuro?
L’accusa rivolta all’assessore è quella di essere vicina ai piccoli commercianti e, allo stesso tempo, favorevole a nuovi investimenti commerciali sul territorio. Una contraddizione che, francamente, appare difficile da individuare. Viale Italia rappresenta l’identità commerciale di Ladispoli. È il cuore della città, il luogo simbolo del piccolo commercio, delle attività storiche, delle passeggiate e della vita cittadina. Nessuno mette in discussione questo patrimonio che va difeso e valorizzato. Ma difendere il commercio tradizionale non significa chiudere la porta a qualsiasi prospettiva di crescita.
Chi oggi decide di trascorrere un pomeriggio al Parco Da Vinci o a Euroma2 non lo fa (solo) perché manca un negozio a Ladispoli. Lo fa perché cerca un’offerta più ampia, un luogo dove passeggiare, trascorrere il tempo e vivere un’esperienza diversa. Sono migliaia gli euro che ogni fine settimana escono dal territorio comunale per finire altrove.
La vera sfida dovrebbe essere capire come trattenere una parte di quelle risorse economiche in città e anzi attrarne di nuove da fuori. Se Ladispoli riuscisse ad offrire servizi, commercio e opportunità capaci di attrarre cittadini e visitatori del comprensorio, il beneficio sarebbe diffuso. Ne guadagnerebbero le attività esistenti, ne guadagnerebbe l’indotto e ne guadagnerebbe l’intera economia locale.
Questo è davvero il punto centrale della questione. Non il cemento. Non le polemiche. Non le battute da consiglio comunale. Ma il lavoro. Per troppo tempo, lo sappiamo, Ladispoli è stata considerata una città dormitorio. Un luogo da cui ogni mattina si parte per lavorare altrove e nel quale si torna la sera. Un modello che negli anni ha mostrato tutti i suoi limiti. Ladispoli deve avere l’ambizione di diventare un polo economico capace di generare occupazione e sviluppo. È questo il cuore del dibattito che la politica dovrebbe affrontare.
Gli attacchi personali all’assessore Daniela Marongiu appaiono fuori fuoco. Si può essere favorevoli o contrari a determinate scelte, ma il confronto dovrebbe concentrarsi sulle idee e sulle prospettive per la città. All’Assessore Marongiu, donna attaccata da un’altra donna, esprimiamo tutta la nostra solidarietà.
Politica
Ladispoli: sinistri in discoteca. Ciarlantini e quel curioso mondo di pseudo cultura e contraddizioni
Abbiamo più volte affrontato il tema della musica, dei locali notturni e dell’intrattenimento a Ladispoli. Un tema che divide l’opinione pubblica: da una parte il diritto al riposo, il rispetto delle regole e la tranquillità dei residenti; dall’altra la necessità di offrire ai giovani occasioni di divertimento e socialità nella propria città.
Noi, su questo, abbiamo sempre avuto una posizione chiara: Ladispoli deve essere una città viva. Avere luoghi di aggregazione e intrattenimento significa anche offrire ai ragazzi alternative vicine e sicure, evitando, quando possibile, lunghi spostamenti notturni verso altre città. Naturalmente tutto deve avvenire nel rispetto delle regole. Su questo non c’è discussione.
Da tempo, però, il tema dell’intrattenimento musicale è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Sono state presentate interrogazioni, richieste di controlli e iniziative riguardanti autorizzazioni, rumore e attività degli operatori del settore. Tutto legittimo. Ma proprio per questo lo è altrettanto porre qualche domanda sulla coerenza e sull’opportunità delle posizioni di chi quelle iniziative le porta avanti.
Tra le protagoniste di questo dibattito c’è la consigliera Daniela Ciarlantini, esponente di Governo Civico. Ed è qui che nasce una situazione quantomeno curiosa. La consigliera è infatti madre di Federico, giovane imprenditore coinvolto, insieme ai propri soci, nella gestione di una discoteca presente sul territorio. Nulla di male. Anzi. La realtà è apprezzata da molti giovani e rappresenta un’ulteriore proposta di intrattenimento per il territorio. Federico e i suoi fanno un lavoro che merita di essere riconosciuto e a loro facciamo il nostro in bocca al lupo di vero cuore. Ma proprio per questo una domanda ci sembra inevitabile.
È possibile essere particolarmente rigorosi nel giudicare l’intrattenimento prodotto dagli altri operatori e, contemporaneamente, avere una presenza così vicina a un’attività che opera nello stesso settore? Non stiamo dicendo che una madre non possa aiutare il proprio figlio. Non stiamo dicendo che una consigliera non possa occuparsi dei problemi della città. E non stiamo dicendo che chi gestisce una discoteca debba essere immune dai controlli. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: lo stesso metro deve valere per tutti. Perché questo è ciò che chiedono gli operatori. E questo è ciò che chiedono i cittadini. Non intendiamo trasformare informazioni ricevute in accuse e non attribuiamo a nessuno finalità che non siamo in grado di dimostrare. Ma una domanda vogliamo porla. Nell’esercizio delle funzioni istituzionali, Ciarlantini ha mai richiesto documentazione riguardante attività che operano nello stesso settore di Federico?
Se la risposta è sì, sarà interessante conoscere per quale ragione e nell’ambito di quale attività istituzionale. Se la risposta è no, sarà altrettanto semplice chiarirlo da parte sua. In entrambi i casi, non vediamo quale sia il problema nel fare una domanda. Perché vigilare sull’amministrazione è un dovere dell’opposizione. Chiedere controlli è legittimo. Raccogliere le segnalazioni dei cittadini è sacrosanto. Ma la trasparenza deve funzionare in entrambe le direzioni.
E poi c’è la famosa cultura. Abbiamo spesso sentito parlare di cultura. Una parola importante, bellissima, ma che rischia di diventare un contenitore nel quale mettere tutto ciò che piace e tutto ciò che non piace. Ci chiediamo allora quale sia il modello alternativo proposto alla città. Perché a Ladispoli abbiamo visto mostre, spettacoli, concerti, teatro, eventi popolari e appuntamenti culturali di diversa natura. Dalla Biennale dell’Arte della Riviera Romana all’Orchestra Ucraina, da Giancarlo Giannini alle iniziative della Grottaccia.
Si può discutere tutto. Ma una cosa ci sembra difficile da sostenere: che cultura e intrattenimento siano necessariamente alternativi. Una città può avere un teatro e una discoteca. Può organizzare una mostra e una serata musicale. Può parlare di arte e contemporaneamente offrire ai ragazzi uno spazio dove divertirsi. Le cose possono convivere. Anzi, una città contemporanea dovrebbe riuscire a fare proprio questo.
Quello che chiediamo, quindi, è semplicemente coerenza. Se si chiedono regole, che siano uguali per tutti. Se si chiedono controlli, che valgano per tutti. Se si parla di cultura, si abbia anche il coraggio di proporre quale cultura si vuole costruire.
E se si interviene politicamente su un settore nel quale è coinvolta la propria famiglia, è del tutto normale che qualcuno possa chiedere qualche spiegazione in più. Che le attenzioni siano uguali per tutti. Perché se una discoteca è un problema, deve esserlo indipendentemente da chi la gestisce. Se un’attività deve essere controllata, deve essere controllata indipendentemente da chi ci lavora.
E se una consigliera utilizza legittimamente il proprio ruolo per occuparsi di un settore, è altrettanto legittimo chiedersi se quello stesso settore venga osservato con lo stesso metro quando riguarda i propri interessi. Questa non è una polemica. È una questione di coerenza. E la coerenza, in politica, non si misura da quello che si dice in Consiglio comunale. Si misura dal metro con cui si giudicano gli altri quando nessuno guarda.
MG


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