Politica
LADISPOLI | Fuori Conte, dentro Marchetti
Marchetti è presente sul territorio, conosce la comunità locale e i suoi problemi. Di certo meglio lui che un vicesindaco fantasma
Renzo Marchetti è il nuovo vicesindaco di Ladispoli, nominato dal sindaco Alessandro Grando in persona. Marchetti, Fratelli d’Italia, prende il posto del dimissionario (ufficialmente per motivi personali) Annibale Conti (anche lui Fdi) che a dire il vero di certo in questa consiliatura non ha brillato nè per azioni significative nè in fatto di presenze.
Dunque bene così: Marchetti è presente sul territorio, conosce la comunità locale e i suoi problemi. Di certo meglio lui che un vicesindaco fantasma. Le polemiche legate a questa nomina, che pure ci sono state (come accade sempre, del resto) non hanno in realtà alcuna ragione di esistere: il vicesindaco toccava a Fdi, non si poteva fare altro.
Semmai la vera polemica è tutta interna a Fratelli d’Italia, un partito che a Ladispoli, nonostante il successo elettorale confermato anche alle ultime Europee, non riesce a organizzarsi come si deve, ad essere compatto e coeso come meriterebbe. In modo tale da essere ancora più forte, con meno fazioni al suo interno che non fanno altro che contrastarsi a vicenda. Ma questi sono, appunto, problemi interni al partito che non riguardano direttamente nè la coalizione di maggioranza nè l’Amministrazione.
Al neo vicesindaco sono state assegnate le seguenti deleghe: Project Financing; Efficientamento energetico, Società Partecipata Flavia Servizi, Mobilità, Viabilità e Trasporti.Grando in una nota ufficiale ha augurato a Marchetti buon lavoro, “con la certezza che nella nuova veste di Assessore, insieme a tutta la Giunta e all’Amministrazione comunale, continuerà a lavorare al servizio della nostra comunità per raggiungere gli obiettivi che abbiamo elencato all’interno del programma amministrativo”.
“Accetto con orgoglio questo nuovo incarico – ha dichiarato da parte sua l’avvocato Renzo Marchetti – sono da subito a disposizione della città. Ringrazio il Sindaco per la fiducia accordatami”.
Al di là delle pedine che si spostano sullo scacchiere della politica locale, quest’ultimo cambio di poltrona non fa altro che confermare ciò che abbiamo scritto nel numero di gennaio di Litorale Oggi: il dopo Grando è adesso, le basi della prossima campagna elettorale si costruiscono ora. Questo non vuol certo dire che il prossimo candidato sindaco del centrodestra sarà Marchetti e nemmeno è così scontato che sarà di Fratelli d’Italia. Ma non penserete davvero che le recenti nomine, tra assessori e vicesindaco, siano avvenute per caso? Naaaa.
Giovani
Riforma giustizia: parola ai giovani
Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”
Motzo: “Cambiare il sistema è nella natura della nostra generazione”
Quando il direttore Filosa ha chiesto la mia opinione di giovane studente di giurisprudenza sulla riforma della Giustizia, oggetto del prossimo referendum costituzionale, mi è subito venuto in mente che un recente sondaggio ha indicato che quasi il 70% degli under 30 sono propensi a votare Sì.
I motivi per cui questa riforma è fortemente sostenuta dai giovani sono essenzialmente tre.
Il primo è di merito
I giovani vogliono vivere in un Paese più civile e moderno in cui accusa e difesa siano davvero equidistanti davanti a un giudice, in cui chiunque sbagli paghi – compreso il giudice stesso, che ha un ruolo di fondamentale importanza – e in cui l’innocente fino a prova contraria sia tutelato, il che è possibile solo con la separazione delle carriere e con l’istituzione dell’Alta Cortre Disciplinare.
Le nuove generazioni pretendono trasparenza da tutti i poteri dello Stato, dai politici quanto dai magistrati e per questo sono favorevoli al sorteggio dei componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura per smantellare un sistema correntizio politicizzato in cui i vertici del CSM sono scelti e operano non per competenze ma per appartenenza ideologica.
Il secondo motivo è di contesto

I giovani italiani guardano, spesso giustamente, all’estero per individuare modelli di sviluppo che in Italia mancano, nonostante siano consapevoli delle potenzialità del nostro Paese, che ha da sempre offerto
al mondo ispirazioni epocali e innovazioni all’avanguardia, vedendo in questa riforma una irripetibile occasione di integrazione con i sistemi giudiziari della stragrande maggioranza dei Paesi europei e occidentali.
Il terzo motivo è identitario.
Noi giovani siamo innovatori per nostra natura e, dopo anni in cui sentiamo che alcuni tra i più grandi problemi nazionali derivano dalla giustizia, non ne possiamo più dell’ipocrisia di chi osteggia una riforma che può realizzare finalmente i cambiamenti che, tra l’altro, loro stessi hanno sempre promesso
(e che mai hanno concretizzato) solo per perseguire, scavalcando la coerenza, secondi, terzi e quadrupli fini a breve termine senza lungimiranza per il futuro.
I numerosi “Sì” dei giovani il 22 e il 23 marzo saranno il più grande “ok boomer” a chi si ostina a brandire la Costituzione per opporsi ad una riforma che renderebbe lo stesso principio costituzionale
(affermato nell’art. 111) del Giusto Processo raelmente compiuto.
Giovanni Paolo Motzo

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