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Politica

Esce Fedeuzi, entra Lucilla Metta

Ladispoli: staffetta nelle file della giunta Grando

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Ladispoli: staffetta nelle file della giunta Grando

Alessandra Feduzi ha rassegnato le dimissioni.
Le vicende sono note: era stata sfiduciata da Forza Italia – il partito che l’aveva indicata – in pieno consiglio comunale. Di fatto, gli azzurri hanno riconsegnato l’assessorato nelle mani del Sindaco Alessandro Grando, che ha scelto di affidare quella delega a Lucilla Metta, manager molto conosciuta sul territorio e da anni punto di riferimento in diversi ambiti locali. Una scelta chiaramente condivisa con il consigliere comunale Eugenio Trani, da poco entrato in maggioranza.

Secondo fonti interne al Palazzo, questo cambio della guardia “gioverà al lavoro dell’Amministrazione” e rappresenterebbe anche “una mossa strategica in vista del 2027”, anno in cui Ladispoli tornerà al voto.

Cosa accadrà nei prossimi diciotto mesi è impossibile prevederlo. Ciò che è evidente, però, è che la squadra che sostiene Grando non sta certo ferma a guardare: al contrario, si sta muovendo con decisione. Chi conosce la politica locale lo percepisce chiaramente. Il motore è acceso e si sta scaldando per la partita delle prossime Comunali.

Del resto, lo avevamo detto: la campagna elettorale è già iniziata da un pezzo e ogni mossa sulla scacchiera – da una parte e dall’altra – offre indizi utili sulle squadre che scenderanno in campo quando arriverà il momento.

Le deleghe a Lucilla Metta

L’assessore Metta avrà le deleghe a Innovazione Tecnologica, Digitalizzazione e Servizi Informatici, oltre che all’Agricoltura.
Un incarico che unisce modernizzazione dei servizi e valorizzazione del territorio, due ambiti fondamentali per lo sviluppo della città.

Feduzi, nel salutare la città, ha voluto chiarire che le dimissioni non derivano da motivi politici:

«Ho consegnato le mie dimissioni al sindaco con gratitudine per la fiducia ricevuta. Rimango convinta che un buon amministratore debba lavorare per il bene comune», ha dichiarato.

Ha comunque ammesso che le dinamiche politiche recenti hanno influito sulla scelta di interrompere il mandato.

Il ringraziamento del Sindaco

Il sindaco Grando ha espresso riconoscenza per il lavoro svolto, sottolineando dedizione e professionalità e augurando buon lavoro alla nuova assessore.

Negli ultimi anni il Comune ha avviato diversi progetti di modernizzazione: dal restyling del sito istituzionale alla creazione di strumenti smart per la gestione urbana, fino alla promozione di iniziative legate alla tutela del territorio e al turismo sostenibile.

Sotto la guida di Metta, questi progetti potranno consolidarsi e ampliarsi, integrando innovazione tecnologica e sviluppo locale.

“Desidero ringraziare il Sindaco Grando per la fiducia che ha riposto in me – ha dichiarato la dottoressa Metta – Ho accettato questo incarico con gioia e con un forte senso di responsabilità: con gioia, perché sarò felice di lavorare per il bene di Ladispoli e dei miei concittadini; con responsabilità, perché sono consapevole dell’importanza e della delicatezza delle deleghe che da oggi mi vengono affidate. Metterò impegno, ascolto e determinazione in ogni scelta che sarò chiamata a compiere, con l’obiettivo di costruire insieme risultati concreti e duraturi per la nostra città”.

Alla fine, ciò che davvero conta è che ogni cambiamento – politico o amministrativo – si traduca in un passo avanti per la comunità.

Sinceri auguri di buon lavoro.

Giornalista, editore, fondatore e direttore di Litorale Oggi, Ladispoli News, ItaliaChiamaItalia.it e Azzurro Caribe. Da anni lavora tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, con un passaggio nel governo italiano (Farnesina). Cura la comunicazione di parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni

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L’eccezione diventa normalità

Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

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Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

Sono appena tornato da Istanbul. Ho accompagnato un amico a fare un trapianto di capelli e mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, dentro uno dei fenomeni più evidenti e meno raccontati degli ultimi anni. Non è solo medicina estetica e non è solo turismo sanitario. È un’industria globale che cresce perché intercetta un bisogno profondo, emotivo, e lo trasforma in un prodotto semplice, accessibile, soprattutto normalizzato.

Istanbul è piena di persone con “fascetta post operatoria” in testa e si sa, quando qualcosa smette di sembrare eccezionale, significa che ha già vinto. La perdita dei capelli non è mai solo una questione estetica. Tocca l’identità, la percezione di sé, il modo in cui ci si sente guardati dagli altri. L’autostima mai come ora è una necessità: il trapianto quindi, diventa una risposta razionale a un disagio irrazionale. Non è vanità. È il tentativo di spegnere un rumore mentale continuo.

La forza di Istanbul sta nei numeri, ma soprattutto in ciò che quei numeri raccontano. La Turchia è oggi il primo paese al mondo per trapianti di capelli, con oltre 700.000 interventi l’anno e una concentrazione impressionante proprio qui. I costi medi oscillano tra i 2500 e i 4500 euro, contro cifre che in Europa possono triplicare. Il settore genera un indotto stimato superiore al miliardo di dollari l’anno.

Ma non è solo una questione di prezzo. È una questione di scala, ripetizione, standardizzazione.

Il vero colpo di genio, però, è il modello di business. Le cliniche non vendono un’operazione, vendono un’esperienza completa. Ti vengono a prendere in aeroporto, ti portano in hotel, ti assegnano un interprete, organizzano tutto.

Tu devi solo presentarti. Ogni scelta in meno riduce l’ansia, ogni dubbio eliminato aumenta la probabilità che tu dica sì. Meno attrito, più fiducia, più volumi. Un intervento chirurgico finisce per assomigliare ad una gita fuori porta.

A rendere il fenomeno esplosivo è poi l’effetto contagio. Il trapianto di capelli oggi si racconta, si mostra, si condivide. Video su YouTube, prima e dopo su Instagram, gruppi Telegram pieni di consigli e confronti. Quando vedi persone simili a te farlo e stare meglio, la paura crolla.

La vergogna scompare. La domanda accelera. Non è più una decisione estrema, ma una scelta possibile, quasi ovvia.

Istanbul, in tutto questo, non è solo una città. È un laboratorio. Un esempio perfetto di come un bisogno psicologico profondo, se intercettato nel modo giusto e sostenuto da un modello economico efficiente, possa trasformarsi in un business globale.

Mentre i capelli del mio amico devono ancora ricrescere, una cosa è già evidente: questo fenomeno non è una moda. È una nuova normalità.

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