Arte e Cultura
Premio “Energie per Roma”
Ladispoli: la dirigente dell’alberghiero Lidia Cangemi premiata dal Centro Europeo
Ladispoli: la dirigente dell’alberghiero Lidia Cangemi premiata dal Centro Europeo
Dottoressa Cangemi, ha recentemente ricevuto il Premio “Energie per Roma” 2026. Qual è stata la sua prima reazione quando ha appreso di questo importante riconoscimento?
Grazie per questa bella domanda. Confesso che la mia prima reazione è stata di incredulità e grandissima gioia… l’idea che qualcuno mi avesse candidata per questo prestigioso premio mi ha molto meravigliata, considerando la vastità della popolazione romana: so che le candidature sono state oltre mille e che non sarebbe stato facile essere fra gli 80 selezionati per questo premio. Ci tengo, ancora una volta, a ringraziare la giuria che ha voluto valorizzare l’impegno per la crescita della città e del territorio verso cui si sono adoperati questi ottanta cittadini.
La motivazione del premio parla di impegno costante, bene comune e crescita culturale e civile del territorio. In quali azioni o progetti si riconosce maggiormente in questa descrizione?

Come architetto prima, e come persona di scuola successivamente, ho da sempre creduto che la cooperazione, la collaborazione e il coraggio fossero elementi fondamentali per la crescita personale e dell’intera comunità.
Negli ultimi 20 anni ho impegnato molte energie per l’innovazione in campo scolastico, proprio attingendo a quei principi degli “ambienti di apprendimento”, così vicini al sentire di un architetto.
Nasce così nel 2013 il modello DADA (Didattiche in Ambienti Di Apprendimento), di cui sono cofondatrice, e successivamente il modello DadaLogica.
È una visione di scuola, ormai utilizzata in tutta Italia, che prevede il superamento della classica aula/classe a favore di ambienti declinati per promuovere benessere, inclusione e apprendimento, e in cui i ragazzi si “muovono” per recarsi nei diversi ambienti: l’aula di matematica, l’aula di arte, l’aula di italiano e così via.
Al momento ci sono circa trecento scuole DADA in tutta Italia, da Aosta a Bolzano, da Otranto a Enna.
Tredici anni fa, sempre nell’ambito di questa visione di scuola aperta al territorio, ho fondato una delle prime radioweb nazionali (e forse la prima in una scuola): nasce Voicebookradio, una radioweb che oggi vanta convenzioni con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con Indire e con moltissime altre istituzioni e che nasce e si sviluppa proprio a partire da progetti di “alternanza scuola lavoro” nelle scuole superiori.
Da poco ha assunto l’incarico di dirigente dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli. In che modo questo riconoscimento influenzerà o rafforzerà il suo approccio alla guida della scuola?
Felicissima di portare la mia esperienza e la gioia di questo riconoscimento nella scuola che dirigo da settembre, l’IIS Di Vittorio.
Spero che la motivazione del premio, in cui vengono messe in evidenza le parole impegno, cooperazione e condivisione, sia utile per la costruzione di una mappa valoriale comune con gli studenti, innanzitutto, con il personale della scuola e con tutto il territorio.
La collaborazione con il Comune di Ladispoli, già attivata, dimostra la possibilità di creare sinergie utili per tutti e che consentono risultati altrimenti impossibili.
Quale ruolo possono avere oggi le istituzioni scolastiche, e in particolare gli istituti professionali, nello sviluppo culturale ed economico del territorio costiero come quello di Ladispoli e del litorale romano?
Gli istituti professionali e gli istituti tecnici rappresentano spesso, a volte a dispetto della comune considerazione, un vero motore di eccellenza e di cittadinanza.
In particolare, gli istituti alberghieri, soprattutto in quei contesti più dedicati all’accoglienza turistica, alla ristorazione e al benessere delle persone, dovrebbero essere considerati un punto di riferimento e possibilmente incentivati nella creazione di reti interistituzionali proficue e fattive.
In questo senso, ringrazio ancora una volta la rete di ristoratori e albergatori che, unitamente ad alcune aziende e al Comune di Ladispoli, hanno già dato positiva e fattiva risposta alle proposte della scuola. Molti eventi sono stati creati in passato e auspichiamo una sempre maggiore collaborazione in futuro.
Guardando al futuro, quali sono le sfide e gli obiettivi che si pone come dirigente scolastica e come cittadina impegnata, dopo questo importante attestato di stima?
La sfida principale è offrire alle studentesse e agli studenti della mia scuola (e in cooperazione con le altre scuole, laddove vi siano le condizioni) la possibilità di costruire un percorso personale di crescita che, guardando al futuro, consenta loro di sviluppare competenze tecniche, professionali, trasversali e soprattutto di essere ottimi cittadini.
Cittadini in grado di sostenere gli altri, di rispettare il territorio, di influire positivamente nel proprio contesto. Cittadini che lasceranno un’impronta positiva.
Cittadini di oggi e di domani che metteranno le proprie energie a servizio del proprio territorio.
Matteo Guglielmino
Arte e Cultura
Ladispoli, quanto sei bella Torre Flavia! Il restauro che restituisce il monumento più rappresentativo
Ci sono luoghi che appartengono alla storia. E poi esistono luoghi che, col tempo, diventano qualcosa di più profondo: immagini collettive, simboli emotivi, frammenti di memoria capaci di raccontare un’intera comunità anche senza bisogno di parole. Torre Flavia è uno di questi luoghi.
Per chi arriva dal mare rappresenta da secoli un punto di riferimento sulla costa tirrenica. Per chi vive a Ladispoli è molto di più: è un’icona identitaria, un rudere poetico sospeso tra terra e acqua, una presenza silenziosa che ha attraversato guerre, mareggiate, erosioni e abbandono senza mai perdere la propria forza evocativa.
Oggi, dopo decenni di degrado e tentativi di salvaguardia, Torre Flavia si prepara a vivere la trasformazione più delicata e ambiziosa della sua storia: un progetto di restauro e valorizzazione che non vuole semplicemente conservare un monumento, ma reinterpretarlo come nuova architettura culturale contemporanea immersa nel paesaggio naturale della costa laziale. Un intervento complesso, visionario e tecnicamente sofisticato che unisce restauro archeologico, consolidamento strutturale, museografia contemporanea e tutela ambientale in un equilibrio rarissimo da raggiungere. La vera sfida, infatti, non era ricostruire Torre Flavia. La vera sfida era salvare la sua anima.

Continua più in basso.
La torre nasce intorno alla metà del Cinquecento, probabilmente nel 1562, per volontà del Cardinale Flavio Orsini, all’interno del sistema difensivo costiero dello Stato Pontificio. La sua posizione strategica permetteva il controllo dell’intero tratto di litorale compreso tra Civitavecchia e Roma, in un’epoca in cui le incursioni piratesche rappresentavano una minaccia costante per le comunità costiere. Era una macchina militare perfetta per il suo tempo: massiccia, severa, compatta. Murature poderose in laterizio e pietra, scarpe murarie inclinate per resistere agli assalti, aperture ridotte, un sistema distributivo verticale essenziale e una terrazza superiore destinata all’avvistamento.
Per quasi quattro secoli Torre Flavia domina il Mediterraneo senza subire trasformazioni radicali. Poi arriva la guerra. Nel 1944 durante i bombardamenti tedeschi viene colpita violentemente la struttura con il conseguente collasso della parte centrale della torre. È un evento devastante: il manufatto si spezza, lasciando in piedi soltanto quattro enormi frammenti murari isolati tra loro, inclinati verso l’interno e privati della loro stabilità originaria.
Da quel momento Torre Flavia smette di essere semplicemente una torre costiera. Diventa un rudere. Ed è proprio questa nuova condizione, fragile e drammatica, a renderla iconica. Negli anni successivi il mare completa ciò che la guerra aveva iniziato. L’erosione costiera modifica radicalmente la linea di costa e il… Mediterraneo avanza progressivamente fino a raggiungere la base della struttura. Per anni Torre Flavia rimane praticamente circondata dall’acqua, esposta direttamente alla salsedine, alle mareggiate e al degrado atmosferico. I mattoni storici iniziano a sgretolarsi. Le malte perdono consistenza.
Le murature si lesionano. I quattro frammenti superstiti si deformano lentamente sotto il proprio peso. Il rischio di collasso diventa concreto. È in questo momento che nasce uno dei progetti di recupero più delicati e affascinanti del litorale laziale. Un lavoro portato avanti nel tempo da amministrazioni, enti pubblici, tecnici specializzati, restauratori, archeologi, ingegneri strutturisti e professionisti della conservazione coordinati dall’arch. Enza Evangelista che hanno affrontato un problema apparentemente impossibile: come mettere in sicurezza Torre Flavia senza cancellarne l’identità di rovina storica. La soluzione scelta è tanto sofisticata quanto rispettosa.
Il progetto non ricostruisce la torre “com’era”. Non inventa parti storiche mancanti. Non trasforma il rudere in una copia artificiale del passato. Al contrario, decide di conservare e valorizzare proprio ciò che rende Torre Flavia unica: le sue ferite. I quattro grandi frammenti murari originali vengono consolidati, restaurati e riportati in asse attraverso una nuova struttura contemporanea capace di assorbire le sollecitazioni statiche senza imitare il linguaggio storico. La nuova architettura funziona quasi come un esoscheletro invisibile che protegge il manufatto antico lasciandolo però perfettamente leggibile.
Ed è qui che il progetto raggiunge il suo punto più alto dal punto di vista architettonico. Le murature storiche restano protagoniste assolute. I mattoni erosi dalla salsedine, le stratificazioni storiche, le tracce dei bombardamenti, le differenti tessiture murarie e persino le deformazioni accumulate nei secoli vengono conservate come testimonianza autentica del tempo. Il nuovo intervento non compete con la rovina. La accompagna. La contemporaneità entra nel progetto attraverso elementi minimali e reversibili: passerelle sopraelevate, piattaforme in legno naturale, inserti in acciaio corten, parapetti discreti, sistemi museali integrati e nuove superfici leggere che dialogano con la materia storica senza mai sovrastarla.
Dal punto di vista tecnico il lavoro strutturale è impressionante. Le analisi tridimensionali hanno permesso di studiare nel dettaglio il comportamento statico dei quattro frammenti murari superstiti, alcuni dei quali presentano masse superiori alle 180 tonnellate e inclinazioni estremamente critiche. Ogni intervento è stato calibrato millimetricamente per evitare ulteriori stress alle murature storiche. Ma Torre Flavia non sarà soltanto un monumento restaurato.
Diventerà un’esperienza immersiva. Il progetto trasforma infatti la torre in un museo verticale contemporaneo attraversabile dal pubblico. Il visitatore entrerà all’interno del rudere e percorrerà un sistema espositivo capace di raccontare la storia della costa, dei sistemi difensivi pontifici, delle trasformazioni ambientali e dello stesso restauro della torre.
La salita verso la terrazza superiore sarà concepita come un viaggio dentro la memoria del luogo: luci soffuse, installazioni multimediali, materiali tattili, proiezioni e dettagli museografici accompagneranno il percorso senza mai alterare l’atmosfera archeologica degli spazi. E poi ci sarà il mare. Sempre presente. Sempre protagonista. Perché Torre Flavia non può essere separata dal suo paesaggio. L’intervento si inserisce infatti nel delicatissimo ecosistema della Palude di Torre Flavia, area naturale protetta di enorme valore ecologico.

Qui convivono dune costiere, vegetazione mediterranea, habitat umidi e rotte migratorie fondamentali per numerose specie di uccelli. Per questo il progetto paesaggistico assume un ruolo centrale. Le nuove passerelle vengono sollevate dal terreno per proteggere il sistema dunale. Gli inserti architettonici utilizzano materiali naturali e cromie compatibili con il paesaggio costiero. Le superfici in corten dialogano con il colore dei mattoni antichi e della sabbia.
L’illuminazione notturna viene progettata per ridurre al minimo l’inquinamento luminoso e preservare l’equilibrio ambientale dell’area protetta. Il risultato finale non assomiglia a un’operazione turistica artificiale né a una ricostruzione scenografica. Assomiglia piuttosto a qualcosa di molto più raro: un dialogo equilibrato tra tempo, materia e paesaggio. Ed è forse proprio questo l’aspetto più emozionante dell’intero progetto.
Torre Flavia continuerà a essere una rovina. Ma sarà finalmente una rovina salvata. Una presenza architettonica che non nasconde la propria fragilità ma la trasforma in valore culturale. Un monumento che racconta contemporaneamente il Rinascimento, la guerra, l’erosione costiera e il linguaggio dell’architettura contemporanea. Per Ladispoli significa recuperare il proprio simbolo più potente.
Per il litorale laziale significa restituire al Mediterraneo uno dei suoi landmark storici più iconici. Per l’architettura italiana contemporanea significa dimostrare che il restauro può ancora essere un atto poetico oltre che tecnico. E forse è proprio questa la grande lezione di Torre Flavia: non tutte le ferite devono essere cancellate. Alcune meritano di essere custodite, illuminate e raccontate al mondo.

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