OPINIONI
Almirante era un galantuomo. La sinistra è alla frutta
Alessandro #Grando, sindaco di Ladispoli: Giorgio Almirante “è uno dei politici più importanti della storia del nostro Paese”. Ha ragione, senza dubbio.
Non si capisce perché quando c’è da intitolare una strada o una piazza a figure come Gramsci o Berlinguer vada tutto bene, mentre dedicare a una piazza il nome di Almirante viene visto da qualcuno come uno scandalo, qualcosa di inaccettabile.
Secondo noi ancora una volta la sinistra ladispolana – con tutti quei movimenti civici ad essa legati – ha strumentalizzato una vicenda che invece vede l’approvazione della cittadinanza, come migliore ipotesi; nel peggiore dei casi, ai ladispolani non frega nulla del nome dato alle strade; a loro interessa, piuttosto, che le strade non abbiano buche grosse come crateri e non siano ridotte a un colabrodo (come purtroppo lo sono in alcune zone anche a Ladispoli).
La cerimonia di intitolazione di piazza Giorgio #Almirante è prevista per domani sabato 16 marzo alle ore 15 nell’area dell’ex campo sportivo. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Insomma, fascismo e comunismo appartengono alla Storia. Almirante era un galantuomo. E la sinistra è alla frutta.
OPINIONI
L’arte della “Mostrificazione”
La Sinistra insegna come il “no” può diventare un vero e proprio programma
La Sinistra insegna come il “no” può diventare un vero e proprio programma
A Ladispoli la politica della “mostrificazione” non è una tendenza astratta: è un metodo diventato simbolo dell’opposizione di sinistra. Nei piccoli comuni come nel panorama nazionale, invece di proporre, costruire o immaginare scenari alternativi, questa opposizione sembra aver scelto la via più semplice e sterile: trasformare ogni azione dell’Amministrazione in un pretesto per attaccare, insinuare, delegittimare.
Non conta cosa viene proposto per la città: conta solo dire “no”.
Non conta se un progetto può portare benefici alla comunità: conta dipingerlo come sospetto, sbagliato, pericoloso.
Non conta neppure il merito delle questioni: l’obiettivo è colpire, non capire.
Ovviamente tutto ci sta nel gioco delle parti: non c’è maggioranza che si aspetti un’opposizione costruttiva, ci mancherebbe, da un lato come dall’altro.

Però essere abbagliati, spietati e meschini lede alla città. Sporcare ogni attività con becere insinuazioni è un’azione determinata a gettare ombre sui progetti con la sola intenzione di opacizzare un percorso, offendendo, oltre la parte politica – poco male – anche i tecnici che lavorano onestamente e la città stessa.
È un atteggiamento che la sinistra locale porta avanti con sistematicità, spesso con toni più simili alla campagna elettorale permanente che al confronto democratico. È la logica per cui ogni intervento dell’Amministrazione — dalla gestione dei servizi agli eventi pubblici, dalla pianificazione urbana alle iniziative turistiche — diventa terreno di scontro, oggetto di critiche preventivamente confezionate, indipendenti dal contenuto reale delle proposte.
Nessuna visione alternativa
Il risultato è un’opposizione che non si assume mai la responsabilità di mettere sul tavolo un progetto alternativo serio.
Non c’è visione, non c’è programmazione, non c’è costruzione: c’è solo un costante tentativo di delegittimare chi governa.
Un’opposizione che rinuncia a essere forza politica e preferisce essere megafono del malcontento, spesso costruito e strumentalizzato.

Questa strategia, però, ha un prezzo altissimo: a pagarlo è Ladispoli. Perché, mentre la sinistra si concentra nel demolire qualsiasi iniziativa, la città perde tempo e credibilità, perde occasioni e perde un dibattito vero e costruttivo.
La democrazia non può funzionare solo quando qualcuno fa o dice ciò che noi vorremmo, o ciò che imponiamo. È difficile parlare di sviluppo, turismo, infrastrutture e servizi quando una parte politica sceglie di ridurre ogni confronto a un processo alle intenzioni.
E allora l’interrogativo è inevitabile: cosa vuole davvero costruire l’opposizione di sinistra?
Perché un’opposizione seria, responsabile, matura dovrebbe saper dire dei “sì”.
Dovrebbe saper proporre.
Dovrebbe saper riconoscere ciò che funziona, non solo ciò che non le conviene.
Invece prevale la logica del riflesso automatico: contestare, attaccare, gridare allo scandalo. Una strategia che può darti visibilità (non nel caso di Ladispoli), ma che non porta nulla. Nulla in termini di qualità amministrativa, nulla in termini di confronto, nulla in termini di crescita politica della città.
Ladispoli ha bisogno di una comunità politica adulta, capace di misurarsi sui contenuti e non sulle caricature dell’avversario. La sinistra locale, se vuole davvero rappresentare qualcuno, dovrà prima o poi abbandonare la presunzione di essere “l’opposizione per definizione” e tornare a essere forza propositiva, non demolitrice.
Perché la città non ha bisogno di chi costruisce mostri.
Ha bisogno di chi costruisce futuro.
Mariano Massaria

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