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Cecchini: impegno perpetuo

Ladispoli, Cecchini: “Continua l’impegno per rendere la città il più accessibile possibile”

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Ladispoli, Cecchini: “Continua l’impegno per rendere la città il più accessibile possibile”

In qualità di Delegato al Progetto di Inclusione Sociale “Ladispoli, una città che sa ascoltare”, da me scritto insieme all’assistente alla comunicazione Valentina Manca, sono molto felice di poter annunciare il rinnovo del Protocollo di Intesa tra il Comune di Ladispoli ed Emergenza Sordi APS.

Sicurezza e accessibilità: l’App Municipium

Grazie a questo rinnovo, nel nostro territorio proseguirà il servizio dedicato alle persone con disabilità sensoriali, fornito dalla società Maggioli attraverso l’App Municipium.

I cittadini sordi o con difficoltà di comunicazione potranno scaricare gratuitamente l’App Municipium sul proprio cellulare. In caso di pericolo, sarà possibile trasmettere la propria posizione e mettersi in contatto con la Polizia Locale, consentendo un intervento tempestivo.

Video-interpretariato LIS: il servizio E-Lisir

Un ulteriore passo verso l’inclusione riguarda la Polizia Locale: nelle prossime settimane, i palmari delle volanti saranno dotati dell’App E-Lisir. Si tratta di un servizio di video-interpretariato LIS da remoto che, tramite videochiamata con un interprete professionista, permetterà alla persona sorda di comunicare in tempo reale con gli agenti.

Il servizio, fornito dalla società Evoluzione LIS S.r.l., è già attivo da ottobre 2024 presso:

  • Uffici comunali e Biblioteca;
  • Farmacie comunali;
  • Uffici della Polizia Locale.

Grazie a queste tecnologie, la nostra Polizia Locale potrà ricevere messaggi, geolocalizzare le persone in difficoltà e comunicare senza barriere. Un traguardo reso possibile grazie al sostegno del Sindaco Alessandro Grando e dell’Amministrazione comunale.

Sabato 31 gennaio: Evento di autodifesa personale nel ricordo di Giuliano Falcioni

Colgo l’occasione per comunicare che sabato 31 gennaio 2026, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, presso il Palazzetto dello Sport “Antonio Sorbo”, si svolgerà un evento di autodifesa personale.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il progetto “Ladispoli, una città che sa ascoltare” e il progetto “Amazzoni”, ideato da Cinzia Rocchi e dal compianto Giuliano Falcioni, che ci ha lasciato prematuramente il 25 dicembre 2025. Fondamentale anche la collaborazione con il Centro Sportivo La Palma di Ladispoli.

L’evento è rivolto a persone normodotate e con disabilità: sarà un’occasione per imparare a difendersi e per ricordare Giuliano, che teneva profondamente a questo progetto. L’incontro sarà reso pienamente accessibile grazie alla presenza di un interprete LIS.

Marco Cecchini Delegato al Progetto di Inclusione Sociale

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Politica

Ladispoli: sinistri in discoteca. Ciarlantini e quel curioso mondo di pseudo cultura e contraddizioni

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Abbiamo più volte affrontato il tema della musica, dei locali notturni e dell’intrattenimento a Ladispoli. Un tema che divide l’opinione pubblica: da una parte il diritto al riposo, il rispetto delle regole e la tranquillità dei residenti; dall’altra la necessità di offrire ai giovani occasioni di divertimento e socialità nella propria città.

Noi, su questo, abbiamo sempre avuto una posizione chiara: Ladispoli deve essere una città viva. Avere luoghi di aggregazione e intrattenimento significa anche offrire ai ragazzi alternative vicine e sicure, evitando, quando possibile, lunghi spostamenti notturni verso altre città. Naturalmente tutto deve avvenire nel rispetto delle regole. Su questo non c’è discussione.

Da tempo, però, il tema dell’intrattenimento musicale è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Sono state presentate interrogazioni, richieste di controlli e iniziative riguardanti autorizzazioni, rumore e attività degli operatori del settore. Tutto legittimo. Ma proprio per questo lo è altrettanto porre qualche domanda sulla coerenza e sull’opportunità delle posizioni di chi quelle iniziative le porta avanti.

Tra le protagoniste di questo dibattito c’è la consigliera Daniela Ciarlantini, esponente di Governo Civico. Ed è qui che nasce una situazione quantomeno curiosa. La consigliera è infatti madre di Federico, giovane imprenditore coinvolto, insieme ai propri soci, nella gestione di una discoteca presente sul territorio. Nulla di male. Anzi. La realtà è apprezzata da molti giovani e rappresenta un’ulteriore proposta di intrattenimento per il territorio. Federico e i suoi fanno un lavoro che merita di essere riconosciuto e a loro facciamo il nostro in bocca al lupo di vero cuore. Ma proprio per questo una domanda ci sembra inevitabile.

È possibile essere particolarmente rigorosi nel giudicare l’intrattenimento prodotto dagli altri operatori e, contemporaneamente, avere una presenza così vicina a un’attività che opera nello stesso settore? Non stiamo dicendo che una madre non possa aiutare il proprio figlio. Non stiamo dicendo che una consigliera non possa occuparsi dei problemi della città. E non stiamo dicendo che chi gestisce una discoteca debba essere immune dai controlli. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: lo stesso metro deve valere per tutti. Perché questo è ciò che chiedono gli operatori. E questo è ciò che chiedono i cittadini. Non intendiamo trasformare informazioni ricevute in accuse e non attribuiamo a nessuno finalità che non siamo in grado di dimostrare. Ma una domanda vogliamo porla. Nell’esercizio delle funzioni istituzionali, Ciarlantini ha mai richiesto documentazione riguardante attività che operano nello stesso settore di Federico?

Se la risposta è sì, sarà interessante conoscere per quale ragione e nell’ambito di quale attività istituzionale. Se la risposta è no, sarà altrettanto semplice chiarirlo da parte sua. In entrambi i casi, non vediamo quale sia il problema nel fare una domanda. Perché vigilare sull’amministrazione è un dovere dell’opposizione. Chiedere controlli è legittimo. Raccogliere le segnalazioni dei cittadini è sacrosanto. Ma la trasparenza deve funzionare in entrambe le direzioni.

E poi c’è la famosa cultura. Abbiamo spesso sentito parlare di cultura. Una parola importante, bellissima, ma che rischia di diventare un contenitore nel quale mettere tutto ciò che piace e tutto ciò che non piace. Ci chiediamo allora quale sia il modello alternativo proposto alla città. Perché a Ladispoli abbiamo visto mostre, spettacoli, concerti, teatro, eventi popolari e appuntamenti culturali di diversa natura. Dalla Biennale dell’Arte della Riviera Romana all’Orchestra Ucraina, da Giancarlo Giannini alle iniziative della Grottaccia.

Si può discutere tutto. Ma una cosa ci sembra difficile da sostenere: che cultura e intrattenimento siano necessariamente alternativi. Una città può avere un teatro e una discoteca. Può organizzare una mostra e una serata musicale. Può parlare di arte e contemporaneamente offrire ai ragazzi uno spazio dove divertirsi. Le cose possono convivere. Anzi, una città contemporanea dovrebbe riuscire a fare proprio questo.

Quello che chiediamo, quindi, è semplicemente coerenza. Se si chiedono regole, che siano uguali per tutti. Se si chiedono controlli, che valgano per tutti. Se si parla di cultura, si abbia anche il coraggio di proporre quale cultura si vuole costruire.

E se si interviene politicamente su un settore nel quale è coinvolta la propria famiglia, è del tutto normale che qualcuno possa chiedere qualche spiegazione in più. Che le attenzioni siano uguali per tutti. Perché se una discoteca è un problema, deve esserlo indipendentemente da chi la gestisce. Se un’attività deve essere controllata, deve essere controllata indipendentemente da chi ci lavora.

E se una consigliera utilizza legittimamente il proprio ruolo per occuparsi di un settore, è altrettanto legittimo chiedersi se quello stesso settore venga osservato con lo stesso metro quando riguarda i propri interessi. Questa non è una polemica. È una questione di coerenza. E la coerenza, in politica, non si misura da quello che si dice in Consiglio comunale. Si misura dal metro con cui si giudicano gli altri quando nessuno guarda.

MG

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