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Giornata della Memoria Ladispoli: le parole del Sindaco Grando

Ladispoli ricorda le vittime dell’Olocausto e rinnova l’impegno per la pace e i diritti umani

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Ladispoli ricorda le vittime dell’Olocausto e rinnova l’impegno per la pace e i diritti umani

Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, ricorrenza istituita per ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e di altre minoranze, vittime di una persecuzione sistematica e disumana perpetrata dal regime nazista.

La Giornata della Memoria rappresenta un momento di riflessione collettiva e di approfondimento storico, durante il quale le istituzioni, le scuole e i mezzi di informazione sono chiamati a promuovere la conoscenza di uno dei periodi più drammatici del Novecento, affinché quanto accaduto non venga dimenticato.

Il ricordo di quegli anni bui richiama l’attenzione sull’annullamento della dignità umana, sull’odio e sull’indifferenza che condussero a un abisso morale, capace di negare valori fondamentali di civiltà e di progresso. In una fase storica caratterizzata da gravi tensioni internazionali e da nuovi conflitti armati, la memoria del passato richiama con forza la responsabilità di difendere la pace, il dialogo tra i popoli e il rispetto del diritto internazionale.

Ricordare significa assumersi una responsabilità civile e morale: educare alla memoria, contrastare ogni forma di discriminazione e intolleranza e riaffermare i principi della democrazia, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani.

In occasione della Giornata della Memoria, la Città di Ladispoli – con le bandiere a mezz’asta davanti al Comune – si unisce al ricordo delle vittime dell’Olocausto e rinnova il proprio impegno per la costruzione di una società più giusta, inclusiva e consapevole della propria storia.

Il Sindaco, Alessandro Grando

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L’eccezione diventa normalità

Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

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Instanbul, trapianto di capelli: da necessità ad una vera e propria experience

Sono appena tornato da Istanbul. Ho accompagnato un amico a fare un trapianto di capelli e mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, dentro uno dei fenomeni più evidenti e meno raccontati degli ultimi anni. Non è solo medicina estetica e non è solo turismo sanitario. È un’industria globale che cresce perché intercetta un bisogno profondo, emotivo, e lo trasforma in un prodotto semplice, accessibile, soprattutto normalizzato.

Istanbul è piena di persone con “fascetta post operatoria” in testa e si sa, quando qualcosa smette di sembrare eccezionale, significa che ha già vinto. La perdita dei capelli non è mai solo una questione estetica. Tocca l’identità, la percezione di sé, il modo in cui ci si sente guardati dagli altri. L’autostima mai come ora è una necessità: il trapianto quindi, diventa una risposta razionale a un disagio irrazionale. Non è vanità. È il tentativo di spegnere un rumore mentale continuo.

La forza di Istanbul sta nei numeri, ma soprattutto in ciò che quei numeri raccontano. La Turchia è oggi il primo paese al mondo per trapianti di capelli, con oltre 700.000 interventi l’anno e una concentrazione impressionante proprio qui. I costi medi oscillano tra i 2500 e i 4500 euro, contro cifre che in Europa possono triplicare. Il settore genera un indotto stimato superiore al miliardo di dollari l’anno.

Ma non è solo una questione di prezzo. È una questione di scala, ripetizione, standardizzazione.

Il vero colpo di genio, però, è il modello di business. Le cliniche non vendono un’operazione, vendono un’esperienza completa. Ti vengono a prendere in aeroporto, ti portano in hotel, ti assegnano un interprete, organizzano tutto.

Tu devi solo presentarti. Ogni scelta in meno riduce l’ansia, ogni dubbio eliminato aumenta la probabilità che tu dica sì. Meno attrito, più fiducia, più volumi. Un intervento chirurgico finisce per assomigliare ad una gita fuori porta.

A rendere il fenomeno esplosivo è poi l’effetto contagio. Il trapianto di capelli oggi si racconta, si mostra, si condivide. Video su YouTube, prima e dopo su Instagram, gruppi Telegram pieni di consigli e confronti. Quando vedi persone simili a te farlo e stare meglio, la paura crolla.

La vergogna scompare. La domanda accelera. Non è più una decisione estrema, ma una scelta possibile, quasi ovvia.

Istanbul, in tutto questo, non è solo una città. È un laboratorio. Un esempio perfetto di come un bisogno psicologico profondo, se intercettato nel modo giusto e sostenuto da un modello economico efficiente, possa trasformarsi in un business globale.

Mentre i capelli del mio amico devono ancora ricrescere, una cosa è già evidente: questo fenomeno non è una moda. È una nuova normalità.

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