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OPINIONI

Corona denuncia il sistema

Tra minacce, fake news e verità scomode, Fabrizio stavolta punta in alto

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Tra minacce, fake news e verità scomode, Fabrizio stavolta punta in alto

Fabrizio Corona è tornato al centro della scena. Lo ha fatto come sa fare lui: rumorosamente, dividendo, catalizzando l’attenzione. Con il format “Falsissimo”, pubblicato su YouTube, l’ex fotografo dei vip ha scoperchiato quello che ha ribattezzato “il sistema Signorini”, attirando su di sé un’attenzione mediatica che pochi, oggi, riescono a generare.

Ora però arriva lo stop. I giudici hanno bloccato la messa in onda di un nuovo capitolo dell’inchiesta, “Il prezzo del successo”: una puntata che, secondo Corona, conterrebbe prove, testimonianze e documenti inediti non solo sul caso Signorini, ma anche su presunti retroscena che coinvolgerebbero i vertici di Mediaset.

La decisione è chiara: la puntata non può andare in onda. Appello annunciato, trasmissione congelata.

Chiamatela come volete, ma questa decisione ha il sapore della censura preventiva. In un Paese che si definisce libero e democratico, dove dovrebbero valere il diritto di cronaca e la libertà di espressione, si impedisce a qualcuno di parlare prima ancora che un tribunale accerti il falso. O la diffamazione.

Il punto sollevato dalle toghe è noto: Corona non è un giornalista. Ma qui non parla un iscritto all’Ordine, parla un cittadino. E se il diritto di parola fosse riservato solo a chi ha un tesserino, allora nessuno di noi sarebbe davvero libero di denunciare un sistema, anche quando dice di avere documenti a supporto.

La vicenda, quindi, va ben oltre Corona. Riguarda tutti. Riguarda la libertà di informare e di informarsi. E solleva una domanda inevitabile: di cosa hanno paura i vertici Mediaset? Quanto sono pesanti le chat, le foto, i video che Corona sostiene di possedere?

C’è poi il retroscena politico. C’è chi ipotizza una regia più ampia dietro l’operazione, arrivando a tirare in ballo Giorgia Meloni e una presunta strategia per colpire il mondo berlusconiano e, di riflesso, Forza Italia.

Corona nega tutto, ma rilancia una tesi che fa rumore: “È Marina che comanda nel partito”. Vero o no, il sospetto circola e alimenta il caso.

Una cosa, però, appare già evidente: quando il potere si sente minacciato, la prima reazione è chiudere la bocca a chi disturba. Succede da sempre. Succede ancora.

Fabrizio Corona ha un passato ingombrante, che a molti continua a non piacere. Ma oggi mostra un volto diverso, capace di intercettare milioni di persone. I numeri parlano chiaro: milioni di visualizzazioni in poche ore, un consenso che cresce. E mentre il sistema prova a fermarlo, lui rilancia, persino con una provocazione estrema: “Magari fondo un partito e vinco le elezioni. Poi li comando io i giudici”.

Battuta o avvertimento? Lo vedremo. Di certo, questa storia è appena cominciata.

Giornalista, editore, fondatore e direttore di Litorale Oggi, Ladispoli News, ItaliaChiamaItalia.it e Azzurro Caribe. Da anni lavora tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, con un passaggio nel governo italiano (Farnesina). Cura la comunicazione di parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni

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OPINIONI

L’arte della “Mostrificazione”

La Sinistra insegna come il “no” può diventare un vero e proprio programma

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La Sinistra insegna come il “no” può diventare un vero e proprio programma

A Ladispoli la politica della “mostrificazione” non è una tendenza astratta: è un metodo diventato simbolo dell’opposizione di sinistra. Nei piccoli comuni come nel panorama nazionale, invece di proporre, costruire o immaginare scenari alternativi, questa opposizione sembra aver scelto la via più semplice e sterile: trasformare ogni azione dell’Amministrazione in un pretesto per attaccare, insinuare, delegittimare.

Non conta cosa viene proposto per la città: conta solo dire “no”.
Non conta se un progetto può portare benefici alla comunità: conta dipingerlo come sospetto, sbagliato, pericoloso.
Non conta neppure il merito delle questioni: l’obiettivo è colpire, non capire.

Ovviamente tutto ci sta nel gioco delle parti: non c’è maggioranza che si aspetti un’opposizione costruttiva, ci mancherebbe, da un lato come dall’altro.

Però essere abbagliati, spietati e meschini lede alla città. Sporcare ogni attività con becere insinuazioni è un’azione determinata a gettare ombre sui progetti con la sola intenzione di opacizzare un percorso, offendendo, oltre la parte politica – poco male – anche i tecnici che lavorano onestamente e la città stessa.

È un atteggiamento che la sinistra locale porta avanti con sistematicità, spesso con toni più simili alla campagna elettorale permanente che al confronto democratico. È la logica per cui ogni intervento dell’Amministrazione — dalla gestione dei servizi agli eventi pubblici, dalla pianificazione urbana alle iniziative turistiche — diventa terreno di scontro, oggetto di critiche preventivamente confezionate, indipendenti dal contenuto reale delle proposte.

Nessuna visione alternativa

Il risultato è un’opposizione che non si assume mai la responsabilità di mettere sul tavolo un progetto alternativo serio.
Non c’è visione, non c’è programmazione, non c’è costruzione: c’è solo un costante tentativo di delegittimare chi governa.

Un’opposizione che rinuncia a essere forza politica e preferisce essere megafono del malcontento, spesso costruito e strumentalizzato.

Questa strategia, però, ha un prezzo altissimo: a pagarlo è Ladispoli. Perché, mentre la sinistra si concentra nel demolire qualsiasi iniziativa, la città perde tempo e credibilità, perde occasioni e perde un dibattito vero e costruttivo.

La democrazia non può funzionare solo quando qualcuno fa o dice ciò che noi vorremmo, o ciò che imponiamo. È difficile parlare di sviluppo, turismo, infrastrutture e servizi quando una parte politica sceglie di ridurre ogni confronto a un processo alle intenzioni.

E allora l’interrogativo è inevitabile: cosa vuole davvero costruire l’opposizione di sinistra?

Perché un’opposizione seria, responsabile, matura dovrebbe saper dire dei “sì”.
Dovrebbe saper proporre.
Dovrebbe saper riconoscere ciò che funziona, non solo ciò che non le conviene.

Invece prevale la logica del riflesso automatico: contestare, attaccare, gridare allo scandalo. Una strategia che può darti visibilità (non nel caso di Ladispoli), ma che non porta nulla. Nulla in termini di qualità amministrativa, nulla in termini di confronto, nulla in termini di crescita politica della città.

Ladispoli ha bisogno di una comunità politica adulta, capace di misurarsi sui contenuti e non sulle caricature dell’avversario. La sinistra locale, se vuole davvero rappresentare qualcuno, dovrà prima o poi abbandonare la presunzione di essere “l’opposizione per definizione” e tornare a essere forza propositiva, non demolitrice.

Perché la città non ha bisogno di chi costruisce mostri.
Ha bisogno di chi costruisce futuro.

Mariano Massaria

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