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Arte e Cultura

Ladispoli protagonista in “Storie da bar”: il Tribeca diventa scenario letterario

Lo scrittore Francesco Campagna si lascia ispirare dal locale nel cuore della città

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Lo scrittore Francesco Campagna si lascia ispirare dal locale nel cuore della città

Storie da bar è un’antologia, che raccoglie i contributi di una trentina di autori italiani contemporanei, all’interno della quale compare anche un racconto firmato da Francesco Campagna, ambientato nel Tribeca di Ladispoli. Abbiamo intervistato lo scrittore e la titolare, Desirée Pietropinto, per comprendere il ruolo del locale nella vita della comunità.

L’antologia celebra i bar come luoghi di incontro. In che modo il Tribeca contribuisce a rafforzare il tessuto sociale?

Il Tribeca nasce come un locale intimo e accogliente. La nostra missione è far vivere ai clienti un’esperienza quotidiana unica. Curiamo la qualità dei prodotti con attenzione quasi maniacale, cerchiamo sempre novità e ci mettiamo continuamente in gioco. Ne sono un esempio i due gin artigianali che abbiamo creato, Tribeca e The Mirror, per regalare esperienze senza rivali!

Com’è stato per voi sapere che il Tribeca è diventato protagonista di un racconto?

Sapere che il Tribeca è finito in un’antologia ci riempie di gioia. Significa che siamo riusciti a trasmettere autenticità e valori. Per noi è la conferma che la nostra passione arriva davvero al cliente: non esiste complimento migliore.

Quali aspetti del vostro locale pensate che abbiano ispirato l’autore?

Il Tribeca nasce da anni di sacrifici e di esperienze all’estero, alla ricerca della perfezione. Credo che ciò sia percepito dai nostri ospiti, e forse è anche questo a farci spiccare; ci esponiamo sempre in prima persona, la nostra passione ci rende vivi e unici.

Ma cos’ha realmente spinto Francesco Campagna ad ambientare il suo racconto all’interno di questo bar?

Abito a Ladispoli da circa un anno e mezzo e ho sempre osservato con curiosità le numerose persone che attraversano ogni giorno Viale Italia. In ogni ora è possibile incrociare giovani, anziani, benestanti, meno abbienti, passeggini e carrozzine. L’eterogeneità è fondamentale per il mio racconto breve, perché il protagonista osserva il mondo bevendo un succo di frutta. Il “Tribeca Lounge Bar” mi è sembrato immediatamente lo spazio ideale, uno dei posti più affascinanti, in cui ambientare le vicende di un uomo che prova a ricominciare a vivere.

Qual è una scena che hai visto in un bar e che ha stimolato la tua creatività?

Come ho avuto modo di spiegare durante la presentazione organizzata al Tribeca il 31 gennaio, il bar e le tavole calde sono state fondamentali per la crescita della società occidentale. Dai caffè letterari parigini, in cui è nato l’Illuminismo, ai giorni nostri, questi ambienti hanno rappresentato e continuano a rappresentare un luogo di ritrovo da non sottovalutare. Tuttavia, non ho assistito a una scena in particolare che abbia condizionato il mio processo creativo. Ho voluto, però, sin dal primo momento, legare una storia di rinascita all’atmosfera del bar.

Da dove nasce l’idea di questa antologia? Qual è il suo nodo cruciale?

Il progetto antologico “Storie da bar” nasce dalla Giulio Perrone Editore, sotto la supervisione di Alessio Dimartino, responsabile commerciale, che ha contattato una trentina di autori italiani contemporanei, tra cui il sottoscritto, per la realizzazione di un racconto ambientato in un bar a nostra scelta. Una tra le motivazioni principali è che il bar rappresenta alla perfezione il mondo quotidiano, un piccolo locale in cui convivono, per qualche minuto della giornata, vite diverse. Il nodo cruciale di questa antologia è, a mio avviso, dare la possibilità ai lettori di scoprire emozioni e storie differenti, ambientate in bar ubicati in varie città d’Italia. Secondo il mio parere, il progetto è ottimo e merita più di una lettura.

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Arte e Cultura

Ladispoli, arrivederci Summer Fest. Ultima edizione targata Alessandro Grando

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di Marco Porro, assessore al Turismo di Ladispoli

Il rock e l’energia pazzesca delle Bambole di Pezza salutano il Ladispoli Summer Fest 2026. Un’edizione che, per quanto abbiamo provato a mantenere un atteggiamento disinvolto, ha avuto inevitabilmente il sapore di un pizzico di nostalgia.

Già. Il tris Rkomi, Nina Zilli e Bambole di Pezza chiude il sipario su un progetto dell’Amministrazione Grando. Partito nel 2019 con un concerto di Dolcenera, questo progetto ha assunto negli anni una forma incredibile, diventando presto uno dei cavalli di battaglia, insieme a tante altre opere, di questa squadra di governo. Io non avevo ancora la carica di Assessore, ma diedi il mio contributo all’organizzazione di quella serata che, per noi, rappresentò un anno zero. Fu proprio in quell’occasione che capimmo la potenza del progetto: l’energia generata da migliaia di persone che si ritrovano insieme a festeggiare in piazza nelle calde notti d’estate.

Poi arrivò il Covid e, finalmente, nel 2022 il Summer Fest tornò a Piazza Rossellini. Nel frattempo ero stato nominato Assessore al Turismo e agli Eventi e quel progetto aveva ormai assunto una forma più strutturata, proprio nel cuore della città. Ne abbiamo vissuti tanti, di Summer Fest. Ladispoli ha fatto degli eventi un vero e proprio strumento di identità e promozione. Lo abbiamo fatto sempre stando in prima linea, prendendoci gli applausi ma subendo anche qualche dura critica. E ci scusiamo con quella parte di cittadinanza che farebbe volentieri a meno di tutto questo, che preferirebbe una piazza silenziosa. Inevitabilmente questo tipo di movimento crea qualche disagio, e su questo abbiamo sempre lavorato con impegno per ridurlo al minimo.

La nostra visione, tuttavia, è diversa. È quella di una Ladispoli dove la gente esce di casa, partecipa e vive la città; una città in cui le attività commerciali lavorano, una città che acquista valore, dove i ragazzi non sono costretti a emigrare altrove e il territorio diventa un punto di riferimento per tutto il comprensorio. A giudicare dai risultati, credo che questo progetto abbia dimostrato di avere la prospettiva giusta.

Abbiamo perseguito questo traguardo con impegno e dedizione, mettendoci sempre la faccia e assumendoci la responsabilità delle nostre scelte, convinti di fare il bene della città e dei suoi cittadini. Del resto, come ha detto Enrico Montesano sul palco di Piazza Rossellini: “Quanto vale un sorriso? Quanto vale ritrovarsi tutti insieme in piazza per una serata di emozioni e spensieratezza?”

Proprio per questo oggi voglio dedicare questo pezzo a un amico, prima ancora che al mio Sindaco, Alessandro Grando. Chi, come me, lo conosce bene sa quanto sia stato emozionante per lui salutare dall’ultimo palco del Summer Fest l’ennesima Piazza Rossellini strapiena di gente.

Le scelte sono, indubbiamente, opinabili. L’esempio, invece, no.

Alessandro è stato un esempio di integrità, nella gestione degli eventi come in tanti altri progetti portati avanti in questi lunghi nove anni di amministrazione. Possiamo discutere della visione, del perché e del come. Ma è difficile non riconoscere la determinazione con cui ha portato avanti le proprie idee, senza barcollare mai, orgoglioso e fiero di una città che, anno dopo anno, ha risposto sempre più intensamente alla chiamata di Piazza Rossellini.

Oggi Ladispoli è un modello e le tante attività proposte in questi anni dimostrano quanto questo strumento di promozione abbia avuto un senso compiuto. Questo non significa che la nostra sia una città perfetta. Non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Con l’auspicio che chi arriverà dopo di noi non disperda questo patrimonio costruito nel tempo.

Per ora ci salutiamo qui.

Il Ladispoli Summer Fest è stato, senza dubbio, un capitolo emozionante della storia della nostra città. Grazie, Alessandro.

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