Cronaca
CASO VANNINI | La Cassazione: “Se Ciontoli e famiglia avessero agito in tempo Marco sarebbe ancora vivo”
“La morte di Marco Vannini sopraggiunse” dopo il colpo di pistola “ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli” che “rimase inerte ostacolando i soccorsi”
Caso Vannini, si aggrava in vista dell’appello bis la posizione dei familiari coimputati di Antonio Ciontoli che “presero parte all’omicidio di Marco Vannini”: dovra’ essere esaminato anche a loro carico l’elemento del “dolo” per la consapevolezza che ritardando i soccorsi il giovane, che sapevano colpito da uno sparo tanto che avevano cercato “il foro d’uscita”, sarebbe morto. A scriverlo è la Cassazione.
“Antonio Ciontoli – scrivono i giudici -, consapevole di avere esploso un colpo di pistola, di aver colpito con un proiettile che era rimasto all’interno del corpo della vittima, e rappresentandosi la probabilità della morte, fece di tutto per occultare le proprie responsabilità, prima rifiutandosi di chiamare i soccorsi e poi, a fronte della chiamata fatta dal figlio, rassicurando i soccorritori sul fatto che non serviva un loro intervento”.
“La morte di Marco Vannini sopraggiunse” dopo il colpo di pistola “ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli” che “rimase inerte ostacolando i soccorsi”, e fu “la conseguenza sia delle lesioni causate dallo sparo che della mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l’effetto infausto”. Insomma, se Ciontoli e i suoi familiari avessero agito in tempo, Marco oggi sarebbe ancora vivo.
Cronaca
IL DIBATTITO. Palme sì o palme no?
In questi giorni si è aperto il dibattito sulle palme del lungomare. L’obiezione più frequente è sempre la stessa: “Non fanno ombra”. Ma viene spontanea una domanda: quanta ombra facevano davvero le vecchie tamerici?
La risposta è semplice: ben poca. Per anni quegli alberi sono rimasti bassi, disomogenei e, in molti casi, non hanno mai sviluppato una chioma in grado di garantire una reale ombreggiatura. A questo si aggiungevano problemi fitosanitari documentati da relazioni tecniche e un altro aspetto spesso dimenticato: la resina rilasciata dalle tamerici, che sporcava costantemente pavimentazione, panchine e arredi urbani, aumentando anche i costi di manutenzione.
La scelta delle palme non nasce quindi da una questione estetica, ma da una valutazione tecnica. Sono piante che resistono meglio alla salsedine e al vento, richiedono minori interventi manutentivi, garantiscono maggiore sicurezza e rappresentano una delle essenze più adatte a un lungomare mediterraneo.
Quando si riqualifica uno spazio pubblico non si deve guardare a ciò che c’era, nè tantomeno pensare che ChatGPT abbia la soluzione a tutto, ma a ciò che funziona meglio oggi e che potrà durare negli anni. Ed è proprio in quest’ottica che la palma rappresenta una scelta razionale, sostenibile e coerente con l’identità di una città di mare.


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