Connect with us

Politica

Ladispoli, l’ignavia di Filippo Moretti. Dai tempi del MIS, il lupo perde il pelo ma non il vizio

Pubblicato

on

In Consiglio comunale parla poco. A dire il vero, spesso non parla affatto, atteggiamento che da un veterano non ti aspetti. Talvolta non c’è nemmeno. Una presenza discreta, quasi impalpabile, quella di Filippo Moretti nell’assise cittadina di Ladispoli. C’è chi interpreta il silenzio come una forma di eleganza istituzionale, chi come prudenza politica.

Moretti non è un consigliere qualunque. Eletto nel 2022 con la lista civica Cuori Ladispolani, praticamente da sempre nella politica locale, nel corso della consiliatura ha progressivamente preso le distanze dal progetto civico che sostiene il sindaco Alessandro Grando, aderendo a Fratelli d’Italia e avvicinandosi alle dinamiche dei partiti tradizionali. Una scelta legittima, naturalmente. Parliamoci chiaro, Grando ha un’intelligenza politica di un altro passo, forse è proprio questo quello che spinge qualcuno a cercare circuiti in cui possano diventare figure centrali. Le assenze in Aula non sono mancate, anche durante votazioni rilevanti per il futuro della città. Poi, all’improvviso, ecco la presa di posizione sulla recente mozione presentata dal consigliere di Forza Italia Marco Penge. Moretti prende la parola, difende la proposta, ne sottolinea l’importanza, si schiera verbalmente a sostegno del collega azzurro. Fin qui tutto chiaro. Poi arriva il momento del voto e la politica lascia spazio all’ambiguità: la mozione viene bocciata e il consigliere Moretti decide di astenersi. Non favorevole. Non contrario. Astenuto. Una scelta che rappresenta perfettamente il tratto distintivo della sua esperienza amministrativa: non decidere. Sostenere una posizione a parole e poi sottrarsi quando arriva il momento di assumersene la responsabilità politica. Una sorta di neutralità permanente che ricorda i peggiori manuali della vecchia politica democristiana.

Forse è arrivato il momento di smetterla con le ambiguità. A Ladispoli tutti sanno ciò che nessuno dice apertamente. Forza Italia è ormai stabilmente all’opposizione della maggioranza che governa la città. Una parte di Fratelli d’Italia segue la stessa traiettoria. È una partita politica che si gioca da mesi sui social network, sui giornali, nei corridoi di Palazzo Falcone e nelle dinamiche interne dell’amministrazione comunale.

Continuare a fingere il contrario significa prendere in giro i cittadini.

@rickyfilosa

Continua a leggere
clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Politica

Ladispoli: sinistri in discoteca. Ciarlantini e quel curioso mondo di pseudo cultura e contraddizioni

Pubblicato

on

Abbiamo più volte affrontato il tema della musica, dei locali notturni e dell’intrattenimento a Ladispoli. Un tema che divide l’opinione pubblica: da una parte il diritto al riposo, il rispetto delle regole e la tranquillità dei residenti; dall’altra la necessità di offrire ai giovani occasioni di divertimento e socialità nella propria città.

Noi, su questo, abbiamo sempre avuto una posizione chiara: Ladispoli deve essere una città viva. Avere luoghi di aggregazione e intrattenimento significa anche offrire ai ragazzi alternative vicine e sicure, evitando, quando possibile, lunghi spostamenti notturni verso altre città. Naturalmente tutto deve avvenire nel rispetto delle regole. Su questo non c’è discussione.

Da tempo, però, il tema dell’intrattenimento musicale è entrato con forza nel dibattito politico cittadino. Sono state presentate interrogazioni, richieste di controlli e iniziative riguardanti autorizzazioni, rumore e attività degli operatori del settore. Tutto legittimo. Ma proprio per questo lo è altrettanto porre qualche domanda sulla coerenza e sull’opportunità delle posizioni di chi quelle iniziative le porta avanti.

Tra le protagoniste di questo dibattito c’è la consigliera Daniela Ciarlantini, esponente di Governo Civico. Ed è qui che nasce una situazione quantomeno curiosa. La consigliera è infatti madre di Federico, giovane imprenditore coinvolto, insieme ai propri soci, nella gestione di una discoteca presente sul territorio. Nulla di male. Anzi. La realtà è apprezzata da molti giovani e rappresenta un’ulteriore proposta di intrattenimento per il territorio. Federico e i suoi fanno un lavoro che merita di essere riconosciuto e a loro facciamo il nostro in bocca al lupo di vero cuore. Ma proprio per questo una domanda ci sembra inevitabile.

È possibile essere particolarmente rigorosi nel giudicare l’intrattenimento prodotto dagli altri operatori e, contemporaneamente, avere una presenza così vicina a un’attività che opera nello stesso settore? Non stiamo dicendo che una madre non possa aiutare il proprio figlio. Non stiamo dicendo che una consigliera non possa occuparsi dei problemi della città. E non stiamo dicendo che chi gestisce una discoteca debba essere immune dai controlli. Stiamo dicendo una cosa molto più semplice: lo stesso metro deve valere per tutti. Perché questo è ciò che chiedono gli operatori. E questo è ciò che chiedono i cittadini. Non intendiamo trasformare informazioni ricevute in accuse e non attribuiamo a nessuno finalità che non siamo in grado di dimostrare. Ma una domanda vogliamo porla. Nell’esercizio delle funzioni istituzionali, Ciarlantini ha mai richiesto documentazione riguardante attività che operano nello stesso settore di Federico?

Se la risposta è sì, sarà interessante conoscere per quale ragione e nell’ambito di quale attività istituzionale. Se la risposta è no, sarà altrettanto semplice chiarirlo da parte sua. In entrambi i casi, non vediamo quale sia il problema nel fare una domanda. Perché vigilare sull’amministrazione è un dovere dell’opposizione. Chiedere controlli è legittimo. Raccogliere le segnalazioni dei cittadini è sacrosanto. Ma la trasparenza deve funzionare in entrambe le direzioni.

E poi c’è la famosa cultura. Abbiamo spesso sentito parlare di cultura. Una parola importante, bellissima, ma che rischia di diventare un contenitore nel quale mettere tutto ciò che piace e tutto ciò che non piace. Ci chiediamo allora quale sia il modello alternativo proposto alla città. Perché a Ladispoli abbiamo visto mostre, spettacoli, concerti, teatro, eventi popolari e appuntamenti culturali di diversa natura. Dalla Biennale dell’Arte della Riviera Romana all’Orchestra Ucraina, da Giancarlo Giannini alle iniziative della Grottaccia.

Si può discutere tutto. Ma una cosa ci sembra difficile da sostenere: che cultura e intrattenimento siano necessariamente alternativi. Una città può avere un teatro e una discoteca. Può organizzare una mostra e una serata musicale. Può parlare di arte e contemporaneamente offrire ai ragazzi uno spazio dove divertirsi. Le cose possono convivere. Anzi, una città contemporanea dovrebbe riuscire a fare proprio questo.

Quello che chiediamo, quindi, è semplicemente coerenza. Se si chiedono regole, che siano uguali per tutti. Se si chiedono controlli, che valgano per tutti. Se si parla di cultura, si abbia anche il coraggio di proporre quale cultura si vuole costruire.

E se si interviene politicamente su un settore nel quale è coinvolta la propria famiglia, è del tutto normale che qualcuno possa chiedere qualche spiegazione in più. Che le attenzioni siano uguali per tutti. Perché se una discoteca è un problema, deve esserlo indipendentemente da chi la gestisce. Se un’attività deve essere controllata, deve essere controllata indipendentemente da chi ci lavora.

E se una consigliera utilizza legittimamente il proprio ruolo per occuparsi di un settore, è altrettanto legittimo chiedersi se quello stesso settore venga osservato con lo stesso metro quando riguarda i propri interessi. Questa non è una polemica. È una questione di coerenza. E la coerenza, in politica, non si misura da quello che si dice in Consiglio comunale. Si misura dal metro con cui si giudicano gli altri quando nessuno guarda.

MG

Continua a leggere

SEGUICI SU FACEBOOK

Le più lette del mese