Politica
IL FUTURO DI GRANDO
Ladispoli si interroga sulle scelte per il 2027
Ladispoli si interroga sulle scelte per il 2027
Siamo ormai quasi allo scadere dei dieci anni di amministrazione Grando e la domanda sulla sua collocazione politica e sui progetti futuri suscita interesse dentro e fuori Ladispoli. Abbiamo intervistato in esclusiva il primo cittadino per cercare di comprendere come stia costruendo il proprio futuro politico e quali percorsi intenda intraprendere.
Sindaco Grando, siamo entrati nell’ultima fase del suo governo. Con quale spirito affronta questo ultimo anno e mezzo?
Con uno spirito di grande responsabilità e determinazione, come è sempre stato. Quando una amministrazione si avvicina a fine mandato con i conti in ordine e una macchina amministrativa stabile, non è il momento di rallentare, ma di dare pieno significato al lavoro svolto. Questo ultimo anno e mezzo non sarà una fase di attesa, ma un passaggio decisivo per consolidare le scelte compiute e raggiungere gli obiettivi del nostro programma.
Quali sono i progetti che considera prioritari da portare avanti entro la fine del mandato?

Questo ultimo anno e mezzo sarà decisivo per avviare e consolidare interventi strategici per il futuro di Ladispoli. Tra le priorità c’è l’avvio delle opere di difesa della costa, fondamentali per la tutela del litorale e la sicurezza del territorio, insieme alla riqualificazione del lungomare per migliorare la fruibilità degli spazi e il rapporto tra città e mare.
Grande attenzione sarà dedicata anche al progetto “Dopo di Noi”, di alto valore sociale. Sul piano culturale e identitario, sono prioritari il restauro di Torre Flavia e del Castellaccio dei Monteroni, così come l’attesa apertura del cine-teatro Massimo Freccia. Proseguiremo inoltre con la manutenzione stradale e con il potenziamento dell’impiantistica sportiva, dal secondo palazzetto dello sport alla pista di atletica leggera.
Interventi diversi, ma uniti da un’unica visione: costruire una città più vivibile, moderna e attenta ai bisogni delle persone.
Sta pensando a una sua candidatura alle prossime elezioni regionali?
Già in altre occasioni ho dichiarato che sarebbe un’esperienza entusiasmante, ma oggi il mio impegno è totalmente concentrato su Ladispoli e sul completamento del mandato che i cittadini mi hanno affidato, perché la credibilità si costruisce portando a termine il lavoro iniziato.
Come ho già detto, è evidente che a questo territorio manchi da sempre una rappresentanza regionale realmente radicata, capace di difendere con determinazione le esigenze della nostra area geografica nelle sedi dove si prendono le decisioni. Una presenza forte in Regione sarebbe di grande aiuto per dare continuità e peso politico a progetti che riguardano non solo Ladispoli, ma l’intero comprensorio.
Per questo motivo, ogni valutazione futura potrà essere fatta solo all’interno di un disegno più ampio, legato ai bisogni di un territorio che merita maggiore attenzione e chi sappia battersi con serietà per ottenerla.
In territori vicini come Cerveteri il suo nome viene spesso evocato con stima. Ha mai valutato una candidatura lì, considerando che coinciderebbe con la fine del mandato a Ladispoli?
Cerveteri è un territorio con un potenziale enorme, secondo me poco espresso. Dal punto di vista personale ho anche un forte legame familiare con la città, nonostante la mia vita si sia sviluppata a Ladispoli.
Detto questo, non c’è alcun progetto di futura candidatura a Cerveteri. Auguro ai vicini di trovare la stabilità politica che è mancata in questi ultimi anni, perché solo in questo modo sarà possibile rilanciare Cerveteri, con ricadute positive per tutto il comprensorio.
In molti si chiedono come si costruisce il “dopo Grando”. Qual è la sua visione su questo passaggio?
L’esperienza insegna che il dopo non si costruisce con nomi calati dall’alto, ma con un percorso politico in grado di ascoltare il territorio. Il punto di arrivo non è vincere le elezioni, quello semmai è il punto di partenza, ed è lì che serve una classe dirigente capace di amministrare una realtà complessa come la nostra.
Io lavorerò per fare in modo che il patrimonio politico costruito in questi anni, fatto di credibilità, stabilità e capacità di governo, non venga disperso. A tempo debito inizierà la necessaria fase di confronto con le altre forze politiche per stabilire il da farsi.
Se dovesse lasciare oggi un messaggio ai cittadini di Ladispoli per questo ultimo tratto di mandato, quale sarebbe?
Il messaggio che voglio lasciare ai cittadini è uno solo: continueremo a lavorare con serietà, impegno e rispetto fino all’ultimo giorno di mandato. Ladispoli oggi è una città più solida, più credibile e con basi più forti rispetto al passato e questo è merito di una comunità che ha saputo affrontare anche momenti
difficili senza perdere fiducia.
Il mio impegno, e quello dell’amministrazione è fare in modo che questo ultimo anno e mezzo serva a completare i progetti avviati e a consegnare alla città una prospettiva chiara di continuità, crescita
e stabilità. Perché il futuro di Ladispoli non si improvvisa: si costruisce giorno dopo giorno.
M.P.
Politica
Ladispoli protagonista in “Storie da bar”: il Tribeca diventa scenario letterario
La scrittrice Daniela Grandinetti si lascia ispirare dal locale nel cuore della città
La scrittrice Daniela Grandinetti si lascia ispirare dal locale nel cuore della città

Storie da bar è un’antologia, che raccoglie i contributi di una trentina di autori italiani contemporanei, all’interno della quale compare anche un racconto firmato da Francesco Campagna, ambientato nel Tribeca di Ladispoli. Abbiamo intervistato lo scrittore e la titolare, Desirée Pietropinto, per comprendere il ruolo del locale nella vita della comunità.
L’antologia celebra i bar come luoghi di incontro. In che modo il Tribeca contribuisce a rafforzare il tessuto sociale?
Il Tribeca nasce come un locale intimo e accogliente. La nostra missione è far vivere ai clienti un’esperienza quotidiana unica. Curiamo la qualità dei prodotti con attenzione quasi maniacale, cerchiamo sempre novità e ci mettiamo continuamente in gioco. Ne sono un esempio i due gin artigianali che abbiamo creato, Tribeca e The Mirror, per regalare esperienze senza rivali!
Com’è stato per voi sapere che il Tribeca è diventato protagonista di un racconto?
Sapere che il Tribeca è finito in un’antologia ci riempie di gioia. Significa che siamo riusciti a trasmettere autenticità e valori. Per noi è la conferma che la nostra passione arriva davvero al cliente: non esiste complimento migliore.
Quali aspetti del vostro locale pensate che abbiano ispirato l’autore?
Il Tribeca nasce da anni di sacrifici e di esperienze all’estero, alla ricerca della perfezione. Credo che ciò sia percepito dai nostri ospiti, e forse è anche questo a farci spiccare; ci esponiamo sempre in prima persona, la nostra passione ci rende vivi e unici.
Ma cos’ha realmente spinto Francesco Campagna ad ambientare il suo racconto all’interno di questo bar?
Abito a Ladispoli da circa un anno e mezzo e ho sempre osservato con curiosità le numerose persone che attraversano ogni giorno Viale Italia. In ogni ora è possibile incrociare giovani, anziani, benestanti, meno abbienti, passeggini e carrozzine. L’eterogeneità è fondamentale per il mio racconto breve, perché il protagonista osserva il mondo bevendo un succo di frutta. Il “Tribeca Lounge Bar” mi è sembrato immediatamente lo spazio ideale, uno dei posti più affascinanti, in cui ambientare le vicende di un uomo che prova a ricominciare a vivere.
Qual è una scena che hai visto in un bar e che ha stimolato la tua creatività?
Come ho avuto modo di spiegare durante la presentazione organizzata al Tribeca il 31 gennaio, il bar e le tavole calde sono state fondamentali per la crescita della società occidentale. Dai caffè letterari parigini, in cui è nato l’Illuminismo, ai giorni nostri, questi ambienti hanno rappresentato e continuano a rappresentare un luogo di ritrovo da non sottovalutare. Tuttavia, non ho assistito a una scena in particolare che abbia condizionato il mio processo creativo. Ho voluto, però, sin dal primo momento, legare una storia di rinascita all’atmosfera del bar.
Da dove nasce l’idea di questa antologia? Qual è il suo nodo cruciale?
Il progetto antologico “Storie da bar” nasce dalla Giulio Perrone Editore, sotto la supervisione di Alessio Dimartino, responsabile commerciale, che ha contattato una trentina di autori italiani contemporanei, tra cui il sottoscritto, per la realizzazione di un racconto ambientato in un bar a nostra scelta. Una tra le motivazioni principali è che il bar rappresenta alla perfezione il mondo quotidiano, un piccolo locale in cui convivono, per qualche minuto della giornata, vite diverse. Il nodo cruciale di questa antologia è, a mio avviso, dare la possibilità ai lettori di scoprire emozioni e storie differenti, ambientate in bar ubicati in varie città d’Italia. Secondo il mio parere, il progetto è ottimo e merita più di una lettura.

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