Cronaca
LA RIFLESSIONE. Ma veramente crediamo di poter pattugliare ogni angolo della città?
Ovviamente no. La domanda è provocatoria, retorica, ma apre due temi sui quali ci si può confrontare.
Il primo è che vivere sotto sorveglianza non piacerebbe a nessuno, nemmeno ai più fanatici del controllo. Sarebbe una situazione surreale, priva di ogni romanticismo. Fortunatamente crediamo che nessuno di noi, salvo qualche sfortunato, abbia mai vissuto in uno Stato di polizia.
Il secondo è che, probabilmente, non basterebbe nemmeno quello. Perché, alla fine, parliamoci chiaro: gli incivili lo sono per impostazione, per mentalità. Troverebbero comunque il modo di portare avanti il loro comportamento in un’altra forma. Probabilmente, per quanto possa sembrare scontato, ciò che dice il sindaco Grando nel reel che ha fatto tanto discutere è la più semplice delle verità: basterebbe un pizzico di amore e di rispetto in più.
Rimane il fatto che, se facciamo crescere i nostri figli alimentando le nostre delusioni e frustrazioni, probabilmente ci troveremo davanti a generazioni che partiranno già disilluse, disinnamorate della vita e di ciò che le circonda: dalla natura ai beni pubblici.
La chiave, probabilmente, sta nell’insegnare alle nuove generazioni il valore delle cose, un valore che non risiede nel loro prezzo, ma nella cura che dedichiamo loro.
Solo così possiamo sperare che un giorno, in un universo parallelo, un cittadino comune, invece di fotografare una bottiglia abbandonata a terra o un paletto rotto, pubblicare l’immagine sui social e imprecare contro chi lavora per mantenere pulita e in ordine la nostra città, decida semplicemente di raccogliere quella bottiglia e buttarla, oppure di proporsi di sistemare qualcosa che, in fondo, appartiene anche a lui.
Cronaca
IL DIBATTITO. Palme sì o palme no?
In questi giorni si è aperto il dibattito sulle palme del lungomare. L’obiezione più frequente è sempre la stessa: “Non fanno ombra”. Ma viene spontanea una domanda: quanta ombra facevano davvero le vecchie tamerici?
La risposta è semplice: ben poca. Per anni quegli alberi sono rimasti bassi, disomogenei e, in molti casi, non hanno mai sviluppato una chioma in grado di garantire una reale ombreggiatura. A questo si aggiungevano problemi fitosanitari documentati da relazioni tecniche e un altro aspetto spesso dimenticato: la resina rilasciata dalle tamerici, che sporcava costantemente pavimentazione, panchine e arredi urbani, aumentando anche i costi di manutenzione.
La scelta delle palme non nasce quindi da una questione estetica, ma da una valutazione tecnica. Sono piante che resistono meglio alla salsedine e al vento, richiedono minori interventi manutentivi, garantiscono maggiore sicurezza e rappresentano una delle essenze più adatte a un lungomare mediterraneo.
Quando si riqualifica uno spazio pubblico non si deve guardare a ciò che c’era, nè tantomeno pensare che ChatGPT abbia la soluzione a tutto, ma a ciò che funziona meglio oggi e che potrà durare negli anni. Ed è proprio in quest’ottica che la palma rappresenta una scelta razionale, sostenibile e coerente con l’identità di una città di mare.


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