Salute e Benessere
Fame nervosa…oltre l’appetito. I consigli della dott.ssa. Phd Viviana De Martino, biologa nutrizionista
A cura della dott.ssa Phd Viviana De Martino, biologa nutrizionista
«Dottoressa, non ho fame, ma continuo a cercare qualcosa da mangiare. Perché?». È una domanda che può nascondere molto più del semplice desiderio di uno spuntino. A volte, infatti, il cibo non risponde soltanto a un bisogno fisico: può diventare una pausa, una consolazione o una gratificazione dopo una giornata faticosa.
Non c’è nulla di strano nel trovare conforto nel cibo. Mangiare significa anche piacere, ricordi, condivisione ed emozioni. Il problema può nascere quando diventa l’unico modo che conosciamo per affrontare stress, noia, tristezza o stanchezza, oppure quando, dopo aver mangiato, arrivano il senso di colpa e le promesse di restrizione. La fame fisica tende a comparire gradualmente e può essere soddisfatta da diversi alimenti. La fame emotiva, invece, può arrivare all’improvviso e spingerci verso qualcosa di preciso, spesso con l’urgenza di sentirci meglio subito. Non si tratta, però, di categorie sempre nette: fame, emozioni, abitudini e contesto possono intrecciarsi.
Per questo non è utile rispondere con divieti o con l’idea di dover avere più forza di volontà. Saltare i pasti o seguire regole troppo rigide può aumentare la fame e rendere più difficile ascoltare i propri segnali. Il primo passo è fermarsi, senza giudicarsi, e provare a chiedersi: ho mangiato abbastanza oggi? Sono stanco, agitato o ho bisogno di una pausa? C’è qualcosa che potrebbe farmi stare meglio, oltre al cibo?
Non sempre la risposta sarà smettere di mangiare. A volte possiamo scegliere di mangiare con tranquillità; altre volte può aiutarci fare una passeggiata, telefonare a una persona cara, riposare o ritagliarci qualche minuto per noi. L’obiettivo non è vietarsi il cibo di conforto, ma avere più possibilità per prendersi cura di sé.
Se il rapporto con il cibo è spesso accompagnato da perdita di controllo, vergogna o sofferenza, parlarne con un professionista può essere un passo importante. Non serve aspettare che il disagio diventi insostenibile per chiedere aiuto.
Imparare a riconoscere la fame emotiva non significa controllare ogni boccone o distinguere sempre perfettamente ogni sensazione. Significa iniziare ad ascoltarsi con curiosità e gentilezza. Perché dietro il desiderio di mangiare, a volte, c’è un bisogno che merita attenzione, non una colpa da punire.
IL CONSIGLIO DELLA NUTRIZIONISTA
Quando senti il desiderio di mangiare, prova a fermarti un istante e a chiederti di cosa hai bisogno. Non per impedirti di mangiare, ma per ascoltarti meglio. La fame fisica merita nutrimento; le emozioni meritano ascolto. E non devi affrontarle sempre da solo. Il cibo non è una colpa. Il tuo bisogno di stare meglio merita ascolto.

Cucina e ristorazione
Un’eccellente colazione gluten free: quando la proposta trasversale accoglie tutte le esigenze
di Desireé Pietropinto
Ci sono mattine in cui non serve molto per iniziare bene la giornata: un buon caffè, qualche minuto di tranquillità e il profumo di un croissant appena sfornato.
La colazione al bar è uno dei rituali più amati dagli italiani, ma le esigenze alimentari cambiano e anche le proposte devono sapersi rinnovare. È proprio in questa direzione che si muove Tribeca, presentando la sua nuova linea di croissant gluten free.
Una proposta pensata per chi deve evitare il glutine e non vuole rinunciare al piacere di una colazione fuori casa. Perché concedersi una pausa, accompagnare il cappuccino con qualcosa di buono e godersi il momento resta un piccolo piacere quotidiano.
Si parla spesso di inclusione e noi dobbiamo essere i primi a trovare proposte alternative che soddisfino il cliente in tutte le sue esigenze. Allergie e intolleranze sono all’ordine del giorno, oggi il Tribeca è un locale veramente per tutti. Con questa novità, Tribeca amplia la propria offerta e porta nel mondo della caffetteria una soluzione in linea con le nuove richieste dei consumatori, offrendo ai baristi un’opportunità in più per rispondere alle esigenze della propria clientela.
Perché una buona colazione non è soltanto una questione di gusto. È un’abitudine, un momento di convivialità e quel piccolo piacere che rende migliore l’inizio della giornata.


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