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Politica

Giornata della Memoria Ladispoli: le parole del Sindaco Grando

Ladispoli ricorda le vittime dell’Olocausto e rinnova l’impegno per la pace e i diritti umani

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Ladispoli ricorda le vittime dell’Olocausto e rinnova l’impegno per la pace e i diritti umani

Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, ricorrenza istituita per ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e di altre minoranze, vittime di una persecuzione sistematica e disumana perpetrata dal regime nazista.

La Giornata della Memoria rappresenta un momento di riflessione collettiva e di approfondimento storico, durante il quale le istituzioni, le scuole e i mezzi di informazione sono chiamati a promuovere la conoscenza di uno dei periodi più drammatici del Novecento, affinché quanto accaduto non venga dimenticato.

Il ricordo di quegli anni bui richiama l’attenzione sull’annullamento della dignità umana, sull’odio e sull’indifferenza che condussero a un abisso morale, capace di negare valori fondamentali di civiltà e di progresso. In una fase storica caratterizzata da gravi tensioni internazionali e da nuovi conflitti armati, la memoria del passato richiama con forza la responsabilità di difendere la pace, il dialogo tra i popoli e il rispetto del diritto internazionale.

Ricordare significa assumersi una responsabilità civile e morale: educare alla memoria, contrastare ogni forma di discriminazione e intolleranza e riaffermare i principi della democrazia, della solidarietà e del rispetto dei diritti umani.

In occasione della Giornata della Memoria, la Città di Ladispoli – con le bandiere a mezz’asta davanti al Comune – si unisce al ricordo delle vittime dell’Olocausto e rinnova il proprio impegno per la costruzione di una società più giusta, inclusiva e consapevole della propria storia.

Il Sindaco, Alessandro Grando

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Arte e Cultura

Frappa: cultura, fede e territorio

Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del

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Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del

La cultura a Ladispoli vive un momento di fermento straordinario: abbiamo intervistato l’Assessore alla Cultura Margherita Frappa sulle ultime esperienze che hanno portato il nome di Ladispoli e della Biennale della Riviera Romana fino al Vaticano.

Assessore, l’udienza con Papa Leone XIV ha rappresentato un momento di altissimo profilo per Ladispoli e per la Biennale. Qual è stata la sensazione più forte nel consegnare personalmente il catalogo e le opere vincitrici nelle mani del Pontefice?

“Essere ricevuta da Papa Leone XIV ha significato portare Ladispoli in un luogo universale, dove cultura, spiritualità e umanità si incontrano. La sensazione più forte è stata quella di rappresentare non solo un evento, ma un’intera comunità. In quell’istante ho percepito che la Biennale della Riviera Romana non è solo una manifestazione artistica, ma un ponte tra culture e sensibilità diverse. È stato un momento solenne e profondamente emozionante: in quelle opere c’era il lavoro, la ricerca e la voce degli artisti. E sapere che tutto questo arrivava al Santo Padre è stato motivo di orgoglio, ma anche di grande responsabilità”.

Il Vaticano ha concesso il patrocinio alla Biennale: in che modo questo legame trasforma la percezione dell’arte nel nostro territorio e quale messaggio spera che arrivi agli artisti coinvolti?

“Il patrocinio del Vaticano rappresenta un riconoscimento di altissimo valore, non solo istituzionale ma culturale e morale.
La Biennale ha ricevuto il sostegno di importanti istituzioni come il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati, il Ministero della Cultura e la Regione Lazio. Tuttavia, il patrocinio del Vaticano ha un significato ancora più profondo: evidenzia come l’arte sappia dialogare con i valori universali. Ci ricorda che l’arte non è solo espressione estetica, ma linguaggio capace di costruire ponti, generare dialogo e alimentare speranza.
Questo cambia anche la percezione dell’arte sul territorio: non qualcosa di distante o elitario, ma uno strumento vivo, accessibile, capace di parlare a tutti. Agli artisti voglio dire questo: non state solo esponendo opere, ma contribuendo a una visione più grande. Ogni opera può essere una testimonianza di umanità, di luce e di futuro.
Per Ladispoli è una consacrazione culturale: significa affermare che anche un territorio può esprimere una visione internazionale forte e credibile”. 

Passando alla realtà cittadina, abbiamo chiesto all’Assessore le sue considerazioni circa l’apertura del Cine-Teatro Massimo Freccia, un traguardo tanto atteso dai cittadini che, finalmente, potranno rivivere l’esperienza del cinema nella propria città. 

Lei ha dichiarato che questo non è solo un edificio, ma uno spazio che “crea comunità”. Cosa dobbiamo aspettarci dalla programmazione di questa nuova stagione?

“Il Cine-Teatro Massimo Freccia non è solo una riapertura: è una restituzione alla città. Un luogo in cui le persone si incontrano, si riconoscono e crescono insieme attraverso la cultura. La programmazione dovrà essere plurale e viva: cinema, teatro, incontri, rassegne per giovani e famiglie, in dialogo con scuole e associazioni. Fondamentale sarà il legame con il Centro d’Arte e Cultura: non eventi isolati, ma un ecosistema culturale continuo e partecipato. Una città cresce quando i suoi spazi culturali sono vissuti, non solo aperti. Il cinema e il teatro non si guardano… si vivono.
Oggi siamo abituati a contenuti veloci e solitari, ma la sala offre qualcosa di unico: un’esperienza condivisa. Emozionarsi insieme, nello stesso momento, crea un legame che nessuno schermo domestico può restituire.
Frequentare questi luoghi significa uscire dall’isolamento e tornare a essere comunità. Significa scegliere un’esperienza autentica, fatta di presenza, ascolto e partecipazione.

Il teatro e il cinema non sono solo intrattenimento: sono strumenti di crescita culturale e civile”.cineteatro

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