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Antonio Onorati: tanto occhio

Un Talent Scout talentuoso, pronto ad aprire le porte dei campi più prestigiosi

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Un Talent Scout talentuoso, pronto ad aprire le porte dei campi più prestigiosi

Non sempre per emergere nel mondo del calcio bisogna essere stati campioni in campo. Ci sono figure che, con occhio attento e passione verace, riescono a lasciare un segno profondo nello sport che amano.

È il caso di Antonio Onorati, talent scout di Ladispoli che dal 2020 collabora con l’agenzia di Massimo Briaschi, ex attaccante della Juventus e oggi procuratore, alla ricerca di giovani talenti da far decollare.

Una storia di visione e cuore

La sua storia è la dimostrazione che le capacità non stanno solo nei piedi dei calciatori, ma anche negli occhi di chi sa riconoscerle.

Da bambino, Antonio aveva un problema agli occhi che non gli ha permesso di costruire una carriera calcistica da giocatore. Il pallone però era comunque il suo mondo e dopo un periodo come geometra, ha scelto di seguire il cuore e provare una strada diversa: ha iniziato a creare schede personalizzate di calciatori per segnalarle alle società, sperando di essere notato. Il risultato è stato sorprendente. Le prime risposte sono arrivate subito da club di Serie A e dalla Premier League. Poi l’incontro decisivo con Massimo Briaschi, che lo ha voluto nel suo team.

I successi nel professionismo

“Dal 2020 a oggi ho portato più di 50 giocatori al professionismo”, racconta Antonio con orgoglio.

Tra i suoi colpi migliori ci sono:

  • Luca Boncori, classe 2006, per due anni di fila capocannoniere della Salernitana primavera.
  • Rocco di Vico, classe 2007, preso dall’Urbetevere e con due presenze in Serie B lo scorso anno con la Salernitana.
  • Giacomo Paganetti e Davide Mengoni, classe 2006, due ragazzi che giocavano nel Ladispoli tra le scoperte di Antonio.

Onorati è un osservatore che lavora con dedizione, girando per i campi dilettantistici di Roma e dintorni — da Vigor Perconti a Tor Tre Teste, passando per Grifone fino all’Urbetevere. Non si limita a guardare: parla con le famiglie, sostiene i ragazzi, fornisce materiale tecnico. La sua è una filosofia chiara: nessuna richiesta di denaro, ma solo sostegno concreto e opportunità per i giovani talenti che lo meritano.

“La differenza sta nell’arrivare prima, nell’intuire un talento quando ancora è invisibile agli altri”, ci spiega.

Sport Consulting International Football

La sua sensibilità lo ha portato infatti a ideare un nuovo, importante progetto di riqualificazione della società di Briaschi: la Sport Consulting International Football. Si tratta di un multiservizi con sede a Milano e in apertura anche a Dubai, che si nutre dell’esperienza di Massimo Briaschi, Renato Colombo (che ha lavorato con alcune delle migliori agenzie del settore) e dell’imprenditore Loris Sollini, che ha deciso sin da subito di investire nel progetto.

L’obiettivo è quello di accompagnare i giovani calciatori e le loro famiglie a 360 gradi, dalla logistica al supporto tecnico, fino a premi speciali — come un viaggio a Dubai per chi ottiene risultati significativi.

Il commento di Renato Colombo

Renato Colombo racconta in esclusiva a Litorale Oggi: “È la nostra marcia in più, Antonio è un ragazzo giovane, ma con capacità fuori dal comune. Si è fatto da solo, con organizzazione e determinazione, e oggi riesce a raccogliere i frutti della sua gavetta. Per noi è fondamentale, perché ci porta giovani promettenti e ha saputo darci una nuova immagine”.

Il lavoro di riqualificazione della Sport Consulting nasce infatti proprio dalla spinta di Antonio: “Oggi per competere serve anche comunicazione, presenza sui social, visibilità. Lui è stato il promotore di questo cambiamento. Ora dobbiamo solo formalizzare tutto e partire”.

Oltre lo scouting, un futuro da protagonista

La missione è chiara: costruire una struttura capace di reggere il confronto con le agenzie internazionali, senza dimenticare l’attenzione al lato umano, fondamentale per supportare i giovani calciatori.

“Alla base di tutto ci sono i ragazzi: devono avere grande qualità, perché la concorrenza è mondiale”, ribadisce Antonio. “Ma noi vogliamo accompagnarli non solo come atleti, ma come persone. Vogliamo che sentano di avere qualcuno che crede davvero in loro”.

La storia di Antonio ci dimostra che nel calcio, come nella vita, non serve partire da una carriera stellare per diventare un punto di riferimento. Servono passione, visione e coraggio. E lui sembra davvero avere tutte le carte in regola per poter diventare un procuratore sportivo “di serie A”.

“Dedico ogni mio traguardo a mia figlia Michelle, la mia ispirazione quotidiana e la ragione per cui affronto ogni sfida con determinazione”.

Il percorso di Antonio è appena iniziato, ma siamo sicuri che raggiungerà i suoi obiettivi molto presto. In bocca al lupo da tutta la redazione. E viva il calcio!

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Daniele Di Stefano a 1000 km/h

Intervista all’allenatore ladispolano: passione e disciplina portano lontano

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Intervista all’allenatore ladispolano: passione e disciplina portano lontano

Daniele Di Stefano è un pattinatore di velocità sul ghiaccio, che rappresenterà l’Italia ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Grazie al delegato allo sport del Comune di Ladispoli, Fabio Ciampa, l’atleta ha accettato questa intervista, offrendo un ritratto dei momenti più significativi della sua carriera.

Di Stefano racconta le enormi emozioni che ha provato, quando ha avuto la conferma ufficiale della qualificazione olimpica. Per lui sarà la prima partecipazione ai Giochi, coronamento di un sogno d’infanzia, che si è intensificato negli ultimi quattro anni. Rivela di aver percepito la qualificazione già dopo le prime due gare, ma ha dovuto attendere l’ufficialità del CONI. Ammette che ancora non ha realizzato del tutto il traguardo raggiunto, ma le recenti interviste lo stanno aiutando a prendere coscienza del fatto che presto sarà al villaggio olimpico.

Tra le sue maggiori soddisfazioni, figurano le tre medaglie di Coppa del Mondo: la prima, ottenuta nel 2023/2024 e le altre due nel 2024/2025. Tuttavia, il percorso di un atleta è costellato anche da sconfitte.

“I gradini del podio sono pochi”, spiega, “e ci si chiede quando sarà il proprio turno.”

Nel 2025, Daniele ha però raggiunto un risultato storico: il record italiano nei 1500 metri, migliorando di 74 centesimi il primato di Enrico Fabris, che resisteva dal 2009. La prestazione è avvenuta sulla pista più veloce al mondo, a Salt Lake City, durante la prima tappa della Coppa del Mondo, che Daniele considera la migliore.

I suoi successi sono frutto di dedizione, viaggi e sacrifici. Fin da piccolo, i suoi genitori sono stati i suoi pilastri e i suoi primi sponsor. “Mio padre sta su una nuvola”, racconta, felice al pensiero che la sua famiglia e il suo migliore amico potranno assistere ai Giochi in Italia.

Fondamentale è stato anche il sostegno dei suoi allenatori; prima Andrea Farris, che lo ha guidato dai sette ai diciannove anni, e ora Maurizio Marchetto.

Infine, Daniele lancia un messaggio, con estrema umiltà, agli aspiranti atleti. Secondo lui, è normale ritrovarsi abbattuti, ma, se si crede davvero in un sogno, bisogna rialzarsi nel migliore dei modi.

“Io sono partito da Ladispoli, per raggiungere un sogno”, racconta, “la mia prima pista era a sei ore di macchina”. Mentre i coetanei uscivano, lui prendeva il flixbus il venerdì, pagandolo con i primi guadagni. Non esistevano scuse valide che lo potessero fermare. A chi gli diceva che stava sprecando tempo, rispondeva che sarebbe stato peggio arrivare a quarant’anni e pentirsi di non aver tentato.

In conclusione, “non bisogna mai accontentarsi, perché la vita è una”.


RAFFAELLA PERLA ESPOSITO

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