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Politica

A LADISPOLI, 𝟕𝟑ª EDIZIONE | Sagra del Carciofo 2026 nei giorni 𝟏𝟎, 𝟏𝟏 𝐞 𝟏𝟐 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞

L’annuncio del Sindaco di Ladispoli, Alessandro Grando: “L’organizzazione sarà affidata alla Pro Loco guidata dal Presidente Claudio Nardocci, in collaborazione con l’Assessorato al Turismo diretto dall’Assessore Marco Porro”

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Ladispoli, Sagra del Carciofo 2026

È con grande piacere che annuncio le date della 73ª edizione della Sagra del Carciofo Romanesco, la manifestazione simbolo della nostra comunità e della sua vocazione agricola.

L’edizione 2026 si svolgerà nei giorni 10, 11 e 12 aprile, trasformando ancora una volta il cuore di Ladispoli in un palcoscenico di sapori, colori e tradizioni.

L’organizzazione sarà affidata alla Pro Loco guidata dal Presidente Claudio Nardocci, in collaborazione con l’Assessorato al Turismo diretto dall’Assessore Marco Porro.

Il programma sarà come sempre variegato, con spettacoli, attività culturali, degustazioni e momenti di intrattenimento.

Per tre giorni le vie e le piazze della città ospiteranno stand gastronomici, mercatini artigianali, specialità provenienti da ogni regione, laboratori e tante iniziative pensate per grandi e piccoli.

La Sagra del Carciofo Romanesco non è soltanto una festa; è un momento di valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio, in cui la comunità si ritrova, si emoziona e celebra insieme le tradizioni e i sapori che ci rendono unici, grazie dell’instancabile impegno dei nostri agricoltori.

Nelle prossime settimane saranno diffusi ulteriori dettagli sul programma e sulle modalità di partecipazione per gli espositori.

Il Sindaco di Ladispoli
Alessandro Grando

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Arte e Cultura

Frappa: cultura, fede e territorio

Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del

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Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del

La cultura a Ladispoli vive un momento di fermento straordinario: abbiamo intervistato l’Assessore alla Cultura Margherita Frappa sulle ultime esperienze che hanno portato il nome di Ladispoli e della Biennale della Riviera Romana fino al Vaticano.

Assessore, l’udienza con Papa Leone XIV ha rappresentato un momento di altissimo profilo per Ladispoli e per la Biennale. Qual è stata la sensazione più forte nel consegnare personalmente il catalogo e le opere vincitrici nelle mani del Pontefice?

“Essere ricevuta da Papa Leone XIV ha significato portare Ladispoli in un luogo universale, dove cultura, spiritualità e umanità si incontrano. La sensazione più forte è stata quella di rappresentare non solo un evento, ma un’intera comunità. In quell’istante ho percepito che la Biennale della Riviera Romana non è solo una manifestazione artistica, ma un ponte tra culture e sensibilità diverse. È stato un momento solenne e profondamente emozionante: in quelle opere c’era il lavoro, la ricerca e la voce degli artisti. E sapere che tutto questo arrivava al Santo Padre è stato motivo di orgoglio, ma anche di grande responsabilità”.

Il Vaticano ha concesso il patrocinio alla Biennale: in che modo questo legame trasforma la percezione dell’arte nel nostro territorio e quale messaggio spera che arrivi agli artisti coinvolti?

“Il patrocinio del Vaticano rappresenta un riconoscimento di altissimo valore, non solo istituzionale ma culturale e morale.
La Biennale ha ricevuto il sostegno di importanti istituzioni come il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati, il Ministero della Cultura e la Regione Lazio. Tuttavia, il patrocinio del Vaticano ha un significato ancora più profondo: evidenzia come l’arte sappia dialogare con i valori universali. Ci ricorda che l’arte non è solo espressione estetica, ma linguaggio capace di costruire ponti, generare dialogo e alimentare speranza.
Questo cambia anche la percezione dell’arte sul territorio: non qualcosa di distante o elitario, ma uno strumento vivo, accessibile, capace di parlare a tutti. Agli artisti voglio dire questo: non state solo esponendo opere, ma contribuendo a una visione più grande. Ogni opera può essere una testimonianza di umanità, di luce e di futuro.
Per Ladispoli è una consacrazione culturale: significa affermare che anche un territorio può esprimere una visione internazionale forte e credibile”. 

Passando alla realtà cittadina, abbiamo chiesto all’Assessore le sue considerazioni circa l’apertura del Cine-Teatro Massimo Freccia, un traguardo tanto atteso dai cittadini che, finalmente, potranno rivivere l’esperienza del cinema nella propria città. 

Lei ha dichiarato che questo non è solo un edificio, ma uno spazio che “crea comunità”. Cosa dobbiamo aspettarci dalla programmazione di questa nuova stagione?

“Il Cine-Teatro Massimo Freccia non è solo una riapertura: è una restituzione alla città. Un luogo in cui le persone si incontrano, si riconoscono e crescono insieme attraverso la cultura. La programmazione dovrà essere plurale e viva: cinema, teatro, incontri, rassegne per giovani e famiglie, in dialogo con scuole e associazioni. Fondamentale sarà il legame con il Centro d’Arte e Cultura: non eventi isolati, ma un ecosistema culturale continuo e partecipato. Una città cresce quando i suoi spazi culturali sono vissuti, non solo aperti. Il cinema e il teatro non si guardano… si vivono.
Oggi siamo abituati a contenuti veloci e solitari, ma la sala offre qualcosa di unico: un’esperienza condivisa. Emozionarsi insieme, nello stesso momento, crea un legame che nessuno schermo domestico può restituire.
Frequentare questi luoghi significa uscire dall’isolamento e tornare a essere comunità. Significa scegliere un’esperienza autentica, fatta di presenza, ascolto e partecipazione.

Il teatro e il cinema non sono solo intrattenimento: sono strumenti di crescita culturale e civile”.cineteatro

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