Cerveteri
Sfiducia: un atto necessario
Cerveteri non esce dalla crisi: protocollata mozione firmata da 11 consiglieri
Cerveteri non esce dalla crisi: protocollata mozione firmata da 11 consiglieri
Trovare la forza politica e morale per presentare una mozione di sfiducia non è mai una scelta facile. È, anzi, probabilmente una delle decisioni più dolorose e complesse che un amministratore locale possa trovarsi ad affrontare. Lo è soprattutto quando si ama profondamente la propria città, quando ogni gesto politico è mosso da un sincero desiderio di vederla crescere, migliorare, competere con le realtà vicine e riconquistare il posto che merita nel panorama regionale.
Una scelta difficile, ma necessaria
Questa mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco Gubetti non nasce da un impulso politico o personale, ma da un senso profondo di responsabilità. Dopo tre anni di amministrazione, aggiunti ai dieci precedenti, ci troviamo purtroppo di fronte a una situazione di stallo evidente. Cerveteri appare oggi una città ferma, priva di slancio, incapace di mettere a frutto il suo straordinario potenziale umano, culturale e paesaggistico.
È una sconfitta politica, prima di tutto. Lo dico senza giri di parole e con grande amarezza. Perché arrivare a presentare una mozione di sfiducia significa riconoscere che il dialogo politico, la collaborazione e la fiducia reciproca si sono logorati al punto da rendere necessario un atto forte, un gesto che scuota le coscienze e apra una riflessione profonda sul futuro della nostra comunità.
Cerveteri ha bisogno di una nuova visione

Ma proprio perché amiamo Cerveteri, non possiamo più far finta di nulla. Non possiamo ignorare le difficoltà evidenti nel far decollare la città, nel renderla competitiva e viva come le realtà limitrofe che, in questi anni, hanno saputo investire in visione, programmazione e capacità di attrarre risorse.
È arrivato il momento di cambiare passo. Serve una politica nuova, fatta di stimoli, di coraggio, di progettualità. Una politica che sappia rilanciare agricoltura, turismo, edilizia, lavori pubblici e sport, mettendo al centro la pianificazione strategica e una visione ampia e condivisa.
Cerveteri deve tornare a valorizzare il proprio patrimonio storico, culturale e paesaggistico, rendendolo pienamente fruibile e attrattivo, non solo per i cittadini ma anche a livello nazionale e internazionale. È questo il grande compito che abbiamo davanti: restituire a Cerveteri la dignità, la forza e la vitalità che merita.
Un gesto di responsabilità verso la città
La mozione di sfiducia, firmata da undici consiglieri, nasce dunque con l’intento di portare questo tema in discussione in sede di Consiglio comunale, non come atto di divisione, ma come invito alla riflessione. È un gesto di responsabilità verso la città, un appello a tutti — maggioranza e opposizione — a ritrovare il senso più autentico del nostro impegno politico: servire Cerveteri, non servirsi di essa.
Solo ripartendo dalle basi, con umiltà e determinazione, potremo tornare a respirare quell’aria frizzante e meravigliosa che ha sempre contraddistinto la nostra comunità.
GIANLUCA PAOLACCI
Cerveteri
Ladispoli e Cerveteri, nuova realtà associativa. Un domani senza barriere con “A un passo da te”
Ladispoli e Cerveteri si arricchiscono di una nuova e fondamentale realtà del Terzo Settore. Nata lo scorso ottobre ma operativa a pieno regime dall’inizio del 2026, “A un passo da te” è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) fondata dall’iniziativa e dalla determinazione di un gruppo di genitori di bambini e ragazzi con spettro autistico. Il punto di incontro iniziale è stato lo sport, tra i campi e le palestre della Gym Ladispoli. Lì è scattata la scintilla: la consapevolezza che, per garantire un futuro migliore ai propri figli, bisognava rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco in prima persona.
di Nicole Ceccucci
A differenza delle tante realtà che si concentrano prevalentemente sull’età adulta, l’associazione nasce con un focus specifico sull’infanzia e sull’adolescenza. I fondatori spiegano infatti come spesso ci si preoccupi molto degli adulti con spettro autistico e meno dei bambini, perché si tende a vederli già protetti e sostenuti dalle famiglie. La loro intuizione è stata comprendere che intervenire da piccoli è fondamentale: sfruttare la plasticità cerebrale di questa età attraverso la socializzazione permette di ottenere risultati straordinari. In questo percorso, una delle chiavi vincenti è il coinvolgimento attivo di ragazzi normotipici coetanei nel ruolo di tutor, poiché lo scambio sociale tra pari risulta molto più naturale e spontaneo, stimolando una crescita reciproca e un’inclusione reale.
Nonostante la giovane età dell’associazione, i risultati ottenuti hanno già superato ogni aspettativa. Tra le prime iniziative ci sono state le domeniche di gioco in piazza a Ladispoli per far conoscere i ragazzi e abbattere i pregiudizi, oltre ai laboratori pratici e di cucina organizzati presso il ristorante Il Camoscio. All’appuntamento presso Il Camoscio hanno preso parte anche i genitori dei tutor, concretizzando un momento di inclusione e confronto fondamentale per sensibilizzare sul tema dell’autismo anche chi non lo conosce direttamente.
A luglio si è poi svolto il Progetto Mare: un centro estivo di 8 incontri presso lo stabilimento DLF, dove ogni ragazzo è stato affiancano da un assistente dedicato in rapporto 1 a 1 e da tutor coetanei per l’animazione. Un’iniziativa resa possibile grazie alla disponibilità del DLF e al contributo dei commercianti di zona, che si affianca ad altre catene di solidarietà come la recente campagna di crowdfunding legata alla sfida ciclistica dell’atleta olimpico di Ladispoli Daniele Di Stefano.
Con una comunità composta in gran parte da adolescenti, l’obiettivo principale diventa ora accompagnare i ragazzi verso l’età adulta. Come sottolineano Vanessa e Stefano, fondatori dell’associazione, il percorso parte dalla socialità per trasformarsi in autonomia e, infine, in competenze concrete. I prossimi passi prevedono infatti un corso di alfabetizzazione informatica con tutor coetanei e percorsi di formazione nel settore ristorativo, grazie alla disponibilità di diverse attività commerciali locali e di genitori pronti a mettersi a disposizioni in qualunque modo gli sia possibile.
Il traguardo più ambizioso, raccontato da Carmine e dagli altri genitori, guarda direttamente al futuro, con il sogno del co-housing: creare abitazioni condivise dove 3 o 4 ragazzi possano vivere insieme con un’assistenza personalizzata, conquistando una vita parzialmente autonoma e valorizzata dal lavoro. Le famiglie di “A un passo da te” guardano avanti con grande ottimismo, mosse dall’ingrediente più importante: l’impegno e la dedizione di genitori determinati a donare ai propri figli una vita serena e indipendente.


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