Cronaca
PROCESSO #VANNINI, MAMMA: MI VERGOGNO DI ESSERE CITTADINA ITALIANA
Per Antonio Ciontoli e’ stata decisa una condanna a 5 anni, contro i 14 che aveva avuto in primo grado. In aula e’ scoppiata la protesta dei familiari del ragazzo deceduto nel 2015 dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava nella villetta della famiglia della fidanzata. Mamma Marina e’ andata fino sotto il banco della Corte, interrompendo la lettura della sentenza con le sue grida: “Mi hanno ucciso un figlio. Aveva solo 20 anni. Si poteva salvare”. Marina, il marito Valerio, e lo zio di Marco, Roberto, sono stati scortati fuori dai carabinieri, ‘abbracciati’ da un cordone umano di familiari e amici. Fuori dal tribunale c’e’ stata quindi una manifestazione segnata dalle magliette ‘Non in mio nome’, e la mamma di Marco Vannini ha sfogato il suo dolore: “Ora riconsegnero’ la mia scheda elettorale, non mi sento piu’ di essere italiana. Mi vergogno. Sono disgustata. Mi domando chi protegga queste persone? Oggi piango. Ma non mi fermero'”.
Siamo tutti immersi nella cultura del lamento e della retorica
Dire che a Ladispoli le cose “funzionano” oggi sembra una cosa strana. Siamo così immersi nella cultura del lamento e nella retorica del disservizio che ammettere la realtà dei fatti sembra un atto di sfida. Eppure, se proviamo a cambiare prospettiva e a osservare la nostra quotidianità con onestà, scopriamo una verità che spesso facciamo finta di non vedere: Ladispoli è una città che gira, e lo fa a pieno ritmo.
Mentre nelle grandi metropoli si discute di “città dei 15 minuti” come di un progetto futuristico e irraggiungibile, noi quel progetto lo abitiamo ogni giorno. Uscire di casa e avere a portata di camminata la scuola, l’ufficio postale, il medico, la banca e il mare non è un fatto scontato. È un privilegio di vivibilità che riduce drasticamente lo stress e ci restituisce il bene più prezioso: il nostro tempo.
Spesso diamo per scontato il valore della nostra stazione ferroviaria. Avere un treno che ogni venti minuti ci collega al cuore della Capitale è ciò che rende Ladispoli una scelta strategica, non un ripiego.
Ci permette di vivere il dinamismo di Roma e poi rientrare in una dimensione più umana, dove l’aria profuma di salsedine e i ritmi tornano a essere sostenibili.

Siamo abituati a descrivere Ladispoli come una città difficile, ma la realtà racconta un’altra storia. È una città che accoglie, che offre un centro commerciale naturale sempre vivo, da via Regina Elena a viale Italia, e che garantisce servizi di prossimità che molti quartieri romani hanno perso da decenni.
Focalizzarsi sulla buca, anche solo per contrasto, finirebbe per riportare l’attenzione proprio su ciò che vogliamo superare. Meglio puntare tutto sulla bellezza della funzionalità e sulla praticità della città, su ciò che ogni giorno rende la vita più semplice senza fare rumore.
Forse il vero limite non è Ladispoli, ma lo sguardo stanco di chi la abita. Se confrontata con le periferie anonime e caotiche delle grandi città, la nostra città brilla per identità e servizi. È un organismo vivo, resiliente e incredibilmente accessibile.
Ammettere che Ladispoli funzioni non significa ignorare ciò che si può migliorare, ma riconoscere la fortuna di vivere in un luogo che ci offre una qualità della vita superiore alla media. Smettere di lamentarsi non è un segno di rassegnazione, ma un atto di orgoglio verso la città che abbiamo scelto di chiamare casa.

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