Politica
Dazi: la Meloni rilancia
Crisi commerciale USA: così l’Italia ha evitato il peggio
Crisi commerciale USA: così l’Italia ha evitato il peggio
Con diplomazia e fermezza, la premier ha limitato l’impatto sui settori chiave del Made in Italy. Un messaggio forte: Giorgia Meloni si siede al tavolo dei grandi e detta le sue condizioni. L’Italia ora ha una politica internazionale incisiva.
In un contesto economico internazionale delicato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha gestito con efficacia la crisi legata ai dazi annunciati dagli Stati Uniti su numerosi prodotti europei. Un’escalation che rischiava di colpire duramente l’export italiano. Invece, grazie a una strategia fatta di dialogo, fermezza e difesa degli interessi nazionali, Roma è riuscita a contenere i danni e a rafforzare la propria posizione sullo scacchiere globale.
Washington aveva ventilato l’ipotesi di portare i dazi fino al 30%. Meloni è intervenuta per ottenere un tetto massimo del 15%, facendo rientrare in questa soglia anche le tariffe già in vigore. Il compromesso ha evitato un aggravio immediato per molte aziende italiane.
L’Italia esporta negli Stati Uniti prodotti d’eccellenza – dall’agroalimentare alla moda, dalla meccanica alla farmaceutica. La premier ha difeso questi comparti, spingendo per l’esclusione o la riduzione delle tariffe su merci fondamentali. Le trattative hanno mantenuto aperto il dialogo su ulteriori esenzioni.
La crisi ha rappresentato anche una prova di leadership a livello europeo. Meloni si è presentata al tavolo con Washington non come figura secondaria, ma come interlocutrice autorevole, contribuendo a riequilibrare i negoziati e a rafforzare l’immagine dell’Italia come partner credibile.
Il risultato è tangibile: nessuna guerra commerciale e un danno economico evitato. Ma c’è di più. Questa vicenda segna un passo importante nel percorso di affermazione internazionale del governo italiano. Meloni ha mostrato che l’Italia può sedere al tavolo delle grandi potenze non da spettatrice, ma da protagonista.
Mariano Massaria
Politica
Ladispoli protagonista in “Storie da bar”: il Tribeca diventa scenario letterario
La scrittrice Daniela Grandinetti si lascia ispirare dal locale nel cuore della città
La scrittrice Daniela Grandinetti si lascia ispirare dal locale nel cuore della città

Storie da bar è un’antologia, che raccoglie i contributi di una trentina di autori italiani contemporanei, all’interno della quale compare anche un racconto firmato da Francesco Campagna, ambientato nel Tribeca di Ladispoli. Abbiamo intervistato lo scrittore e la titolare, Desirée Pietropinto, per comprendere il ruolo del locale nella vita della comunità.
L’antologia celebra i bar come luoghi di incontro. In che modo il Tribeca contribuisce a rafforzare il tessuto sociale?
Il Tribeca nasce come un locale intimo e accogliente. La nostra missione è far vivere ai clienti un’esperienza quotidiana unica. Curiamo la qualità dei prodotti con attenzione quasi maniacale, cerchiamo sempre novità e ci mettiamo continuamente in gioco. Ne sono un esempio i due gin artigianali che abbiamo creato, Tribeca e The Mirror, per regalare esperienze senza rivali!
Com’è stato per voi sapere che il Tribeca è diventato protagonista di un racconto?
Sapere che il Tribeca è finito in un’antologia ci riempie di gioia. Significa che siamo riusciti a trasmettere autenticità e valori. Per noi è la conferma che la nostra passione arriva davvero al cliente: non esiste complimento migliore.
Quali aspetti del vostro locale pensate che abbiano ispirato l’autore?
Il Tribeca nasce da anni di sacrifici e di esperienze all’estero, alla ricerca della perfezione. Credo che ciò sia percepito dai nostri ospiti, e forse è anche questo a farci spiccare; ci esponiamo sempre in prima persona, la nostra passione ci rende vivi e unici.
Ma cos’ha realmente spinto Francesco Campagna ad ambientare il suo racconto all’interno di questo bar?
Abito a Ladispoli da circa un anno e mezzo e ho sempre osservato con curiosità le numerose persone che attraversano ogni giorno Viale Italia. In ogni ora è possibile incrociare giovani, anziani, benestanti, meno abbienti, passeggini e carrozzine. L’eterogeneità è fondamentale per il mio racconto breve, perché il protagonista osserva il mondo bevendo un succo di frutta. Il “Tribeca Lounge Bar” mi è sembrato immediatamente lo spazio ideale, uno dei posti più affascinanti, in cui ambientare le vicende di un uomo che prova a ricominciare a vivere.
Qual è una scena che hai visto in un bar e che ha stimolato la tua creatività?
Come ho avuto modo di spiegare durante la presentazione organizzata al Tribeca il 31 gennaio, il bar e le tavole calde sono state fondamentali per la crescita della società occidentale. Dai caffè letterari parigini, in cui è nato l’Illuminismo, ai giorni nostri, questi ambienti hanno rappresentato e continuano a rappresentare un luogo di ritrovo da non sottovalutare. Tuttavia, non ho assistito a una scena in particolare che abbia condizionato il mio processo creativo. Ho voluto, però, sin dal primo momento, legare una storia di rinascita all’atmosfera del bar.
Da dove nasce l’idea di questa antologia? Qual è il suo nodo cruciale?
Il progetto antologico “Storie da bar” nasce dalla Giulio Perrone Editore, sotto la supervisione di Alessio Dimartino, responsabile commerciale, che ha contattato una trentina di autori italiani contemporanei, tra cui il sottoscritto, per la realizzazione di un racconto ambientato in un bar a nostra scelta. Una tra le motivazioni principali è che il bar rappresenta alla perfezione il mondo quotidiano, un piccolo locale in cui convivono, per qualche minuto della giornata, vite diverse. Il nodo cruciale di questa antologia è, a mio avviso, dare la possibilità ai lettori di scoprire emozioni e storie differenti, ambientate in bar ubicati in varie città d’Italia. Secondo il mio parere, il progetto è ottimo e merita più di una lettura.

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