Cronaca
LA PILLOLA. Cosa può fare davvero un sindaco?
Ogni volta che si verificano episodi di spaccio, degrado, risse o microcriminalità, molti cittadini si chiedono perché il sindaco non intervenga direttamente. È una domanda comprensibile, ma la risposta passa da una distinzione fondamentale prevista dalla legge: l’ordine pubblico è una competenza dello Stato, mentre al Comune spetta il compito di contribuire alla sicurezza urbana con gli strumenti che gli vengono attribuiti.
Questo significa che un sindaco non può comandare Carabinieri, Polizia di Stato o Guardia di Finanza, non può disporre arresti, organizzare operazioni antidroga o decidere autonomamente l’impiego delle pattuglie sul territorio. Queste decisioni spettano al Prefetto e al Questore, che coordinano le Forze dell’Ordine in base alle esigenze operative e di sicurezza.
Ciò non significa, però, che il Comune sia spettatore. Al contrario, un’amministrazione può adottare misure di prevenzione e di supporto. Può emanare ordinanze per limitare situazioni di rischio; può intensificare i controlli della Polizia Locale nelle zone più sensibili; può affidare servizi di vigilanza privata per tutelare il patrimonio comunale e scoraggiare comportamenti illeciti; può segnalare con continuità le criticità presenti sul territorio e chiedere formalmente al Prefetto un rafforzamento dei controlli e della presenza delle Forze dell’Ordine.
Quando un’amministrazione adotta ordinanze, rafforza i servizi di controllo e richiede ufficialmente un incremento della presenza delle Forze dell’Ordine, sta esercitando fino in fondo tutti i poteri che la normativa le riconosce. Oltre questo limite, le decisioni appartengono allo Stato, che resta il soggetto responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Cronaca
LA RIFLESSIONE. Ma veramente crediamo di poter pattugliare ogni angolo della città?
Ovviamente no. La domanda è provocatoria, retorica, ma apre due temi sui quali ci si può confrontare.
Il primo è che vivere sotto sorveglianza non piacerebbe a nessuno, nemmeno ai più fanatici del controllo. Sarebbe una situazione surreale, priva di ogni romanticismo. Fortunatamente crediamo che nessuno di noi, salvo qualche sfortunato, abbia mai vissuto in uno Stato di polizia.
Il secondo è che, probabilmente, non basterebbe nemmeno quello. Perché, alla fine, parliamoci chiaro: gli incivili lo sono per impostazione, per mentalità. Troverebbero comunque il modo di portare avanti il loro comportamento in un’altra forma. Probabilmente, per quanto possa sembrare scontato, ciò che dice il sindaco Grando nel reel che ha fatto tanto discutere è la più semplice delle verità: basterebbe un pizzico di amore e di rispetto in più.
Rimane il fatto che, se facciamo crescere i nostri figli alimentando le nostre delusioni e frustrazioni, probabilmente ci troveremo davanti a generazioni che partiranno già disilluse, disinnamorate della vita e di ciò che le circonda: dalla natura ai beni pubblici.
La chiave, probabilmente, sta nell’insegnare alle nuove generazioni il valore delle cose, un valore che non risiede nel loro prezzo, ma nella cura che dedichiamo loro.
Solo così possiamo sperare che un giorno, in un universo parallelo, un cittadino comune, invece di fotografare una bottiglia abbandonata a terra o un paletto rotto, pubblicare l’immagine sui social e imprecare contro chi lavora per mantenere pulita e in ordine la nostra città, decida semplicemente di raccogliere quella bottiglia e buttarla, oppure di proporsi di sistemare qualcosa che, in fondo, appartiene anche a lui.

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