Mondo
Quando l’ideologia violenta la ragione
Venezuela: il popolo festeggia, mentre la sinistra italiana si schiera pro Maduro
Venezuela: il popolo festeggia, mentre la sinistra italiana si schiera pro Maduro
Il 2026 si apre con quella che secondo noi è un’ottima notizia: il dittatore venezuelano Nicolas Maduro è stato arrestato dagli Stati Uniti e portato in territorio americano. Non una guerra, ma un vero e proprio blitz.
Come noto, quella degli americani è stata un’operazione chirurgica: sono stati colpiti solo punti strategici e basi militari. Una missione lampo. Ora, con Maduro dietro le sbarre, di fatto gli Stati Uniti hanno assunto il controllo dello Stato venezuelano.
Facciamo però un passo indietro. Forse non tutti sanno che il Venezuela è tra gli Stati più ricchi di petrolio: tuttavia, quell’oro nero, fin dai tempi di Hugo Chavez, è servito ad arricchire il regime, non a far vivere meglio la popolazione e far crescere il Paese.
Con Chavez, la nazione del Sud America diventa protagonista della Rivoluzione bolivariana: nazionalizzazione delle industrie, in particolare quelle petrolifere, programmi sociali per ridurre la povertà e un forte controllo dello Stato sull’economia.
L’effetto di tali decisioni è stato invece quello di ridurre un Paese ricchissimo in una terra di macerie, con milioni di venezuelani affamati e altrettanti costretti ad emigrare. La libertà, quella di espressione e di critica, viene repressa con metodi sempre più forti: gli oppositori e i giornalisti contrari al regime vengono incarcerati.
Nel 2013, alla morte di Chávez, gli succede Nicolás Maduro. Diverse potenze mondiali ne contestano la legittimità: è stato eletto con elezioni farsa, sostiene mezzo mondo.

La situazione in terra venezuelana peggiora ulteriormente: emigrazione incontrollata, scarsità di cibo e medicinali, servizi pubblici al collasso, il tutto aggravato dal crollo del prezzo del petrolio e da politiche sempre più autoritarie e repressive.
Negli ultimi anni l’opposizione venezuelana ha provato a liberarsi da Maduro, il popolo ha provato a ribellarsi, ma senza mai riuscire ad ottenere alcun risultato significativo. È su questo sfondo che si inserisce l’escalation che ha portato all’intervento americano, fortemente voluto da Donald Trump, e all’arresto di colui che in molti considerano un despota, un assassino.
Oggi, dopo il blitz USA, l’auspicio è che la diplomazia e la mediazione riescano a prevalere, almeno questa volta, e che il popolo venezuelano possa finalmente ritrovare serenità e slancio per far ripartire uno dei Paesi più belli del mondo.
RICKY FILOSA, GIORNALISTA E MARITO DI UNA DONNA VENEZUELANA
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Venezuela: blitz USA, Maduro cade
In poche ore neutralizzata la difesa e catturato il dittatore venezuelano
In poche ore neutralizzata la difesa e catturato il dittatore venezuelano
Il 2026 si apre con quella che secondo noi è un’ottima notizia: il dittatore venezuelano Nicolas Maduro è stato arrestato dagli Stati Uniti e portato in territorio americano. Non una guerra, ma un vero e proprio blitz.
Come noto, quella degli americani è stata un’operazione chirurgica: sono stati colpiti solo punti strategici e basi militari. Una missione lampo. Ora, con Maduro dietro le sbarre, di fatto gli Stati Uniti hanno assunto il controllo dello Stato venezuelano.
Facciamo però un passo indietro. Forse non tutti sanno che il Venezuela è tra gli Stati più ricchi di petrolio: tuttavia, quell’oro nero, fin dai tempi di Hugo Chavez, è servito ad arricchire il regime, non a far vivere meglio la popolazione e far crescere il Paese.
Con Chavez, la nazione del Sud America diventa protagonista della Rivoluzione bolivariana: nazionalizzazione delle industrie, in particolare quelle petrolifere, programmi sociali per ridurre la povertà e un forte controllo dello Stato sull’economia.
L’effetto di tali decisioni è stato invece quello di ridurre un Paese ricchissimo in una terra di macerie, con milioni di venezuelani affamati e altrettanti costretti ad emigrare.
La libertà, quella di espressione e di critica, viene repressa con metodi sempre più forti: gli oppositori e i giornalisti contrari al regime vengono incarcerati.

Nel 2013, alla morte di Chávez, gli succede Nicolás Maduro. Diverse potenze mondiali ne contestano la legittimità: è stato eletto con elezioni farsa, sostiene mezzo mondo. La situazione in terra venezuelana peggiora ulteriormente: emigrazione incontrollata, scarsità di cibo e medicinali, servizi pubblici al collasso, il tutto aggravato dal crollo del prezzo del petrolio e da politiche sempre più autoritarie e repressive.
Negli ultimi anni l’opposizione venezuelana ha provato a liberarsi da Maduro, il popolo ha provato a ribellarsi, ma senza mai riuscire ad ottenere alcun risultato significativo. È su questo sfondo che si inserisce l’escalation che ha portato all’intervento americano, fortemente voluto da Donald Trump, e all’arresto di colui che in molti considerano un despota, un assassino.
Oggi, dopo il blitz USA, l’auspicio è che la diplomazia e la mediazione riescano a prevalere, almeno questa volta, e che il popolo venezuelano possa finalmente ritrovare serenità e slancio per far ripartire uno dei Paesi più belli del mondo.
MP

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