Salute e Benessere
Fake, social e alimentazione. I consigli della dott.ssa Viviana De Martino, biologa nutrizionista
di Viviana De Martino, biologa nutrizionista
Quanto ci condizionano i social quando parliamo di alimentazione?
Tra giornate alimentari perfette, ricette fit, detox, integratori e prima e dopo: imparare a distinguere l’informazione dalla pressione. Apriamo i social e, in pochi secondi, possiamo vedere cosa mangia una persona a colazione, quale allenamento fa, quali integratori assume e persino quanto è cambiato il suo corpo in poche settimane.
Tutto sembra semplice. Tutto sembra possibile. E, soprattutto, tutto sembra perfetto. Non sapete quante volte in studio mi capita di sentire: «Dottoressa, sui social ho visto che…». E dietro quella frase, spesso, c’è una grande confusione: un alimento demonizzato, una dieta presentata come universale, un integratore definito indispensabile o una giornata alimentare che sembra essere il modello da seguire.
Il problema non sono i social in sé. Possono essere uno strumento prezioso per informarsi, condividere esperienze e avvicinarsi a temi importanti. Il problema nasce quando ciò che vediamo sullo schermo viene trasformato in una regola per noi stessi. Una “giornata alimentare perfetta” non racconta tutta la storia di una persona. Non sappiamo quali siano le sue necessità, il suo stato di salute, il suo stile di vita, la sua attività fisica o il motivo per cui segue determinate scelte. E, soprattutto, non sappiamo se quelle stesse scelte siano adatte al nostro corpo.
Lo stesso vale per le ricette “fit”, per le diete detox e per gli integratori. Una preparazione può essere interessante senza essere necessariamente migliore di un’altra. Un integratore può essere utile in situazioni specifiche, ma non significa che debba essere assunto da tutti. È una promessa di risultato rapido dovrebbe invitarci a fare una domanda in più, non a cliccare immediatamente su “acquista”. Anche le immagini del “prima e dopo” meritano attenzione. Mostrano un momento, una prospettiva, una luce, una posa e, spesso, una storia che noi non conosciamo. Confrontare la nostra quotidianità con il frammento selezionato della vita di qualcun altro può far dimenticare una cosa fondamentale: ogni corpo ha la propria storia.
E poi c’è il confronto. Forse è proprio questo l’aspetto più delicato. Quando scorriamo continuamente contenuti su corpi perfetti, pasti perfetti e abitudini perfette, possiamo arrivare a pensare che il nostro modo di mangiare non sia mai abbastanza. Ma mangiare bene non significa mangiare come qualcuno che abbiamo visto online. Significa trovare un modo di alimentarci che sia adatto a noi, alle nostre esigenze, alla nostra vita reale e che possiamo mantenere nel tempo.
La nutrizione non può essere racchiusa in un reel di trenta secondi. Dietro una scelta alimentare ci sono una persona, una storia, un organismo e bisogni che non possono essere conosciuti attraverso uno schermo.
Per questo, la prossima volta che incontriamo sui social una nuova regola alimentare, una promessa di dimagrimento o il consiglio di un presunto esperto, forse possiamo fermarci un momento e chiederci: è davvero informazione? È adatto a me? Chi lo sta dicendo e con quale competenza?
Non dobbiamo smettere di seguire i social. Dobbiamo imparare a usarli senza permettere che decidano come dovremmo mangiare, come dovremmo apparire o quanto dovremmo valere.
Perché il vero obiettivo della nutrizione non è costruire una giornata alimentare perfetta da mostrare agli altri. È costruire un rapporto con il cibo che funzioni nella nostra vita, anche quando la giornata è tutt’altro che perfetta.
Il consiglio della nutrizionista
Quando leggi un consiglio alimentare sui social, non chiederti soltanto «funziona?». Chiediti anche: «È adatto a me?». Non tutto ciò che appare sano è necessario, non tutto ciò che è di moda è scientificamente fondato e non tutto ciò che funziona per qualcuno funzionerà anche per te. Informarsi è importante. Imparare a scegliere le informazioni lo è ancora di più.

Salute e Benessere
Boom di frutta realistica. Sorprende gli occhi, prima ancora del palato
Ci sono estati in cui basta una fetta d’anguria per sentirsi in vacanza. E poi ce ne sono altre in cui anche la frutta decide di cambiare prospettiva. Negli ultimi anni, infatti, sempre più locali stanno trasformando la frutta in un vero elemento di esperienza, non solo per il gusto, ma anche per ciò che riesce a raccontare con la sua estetica. È quella che molti chiamano “frutta realistica”: composizioni curate nei minimi dettagli, tagli scenografici, accostamenti cromatici e presentazioni che sembrano uscite da una fotografia più che da un banco frigo. Una tendenza sempre più diffusa nel mondo della mixology e dell’ospitalità.
di Desireé Pietropinto
Anche a Ladispoli questa filosofia ha trovato spazio. Al Tribeca, infatti, la frutta viene proposta con un’attenzione particolare alla sua forma naturale, ai colori e alla stagionalità, diventando parte di un modo diverso di vivere un aperitivo o una pausa estiva. Non è una semplice decorazione, ma un invito a rallentare e a riscoprire il valore della materia prima. In fondo, negli ultimi anni abbiamo imparato a fotografare tutto ciò che mangiamo. Ma forse il punto non è ottenere un’immagine perfetta da condividere sui social.
Il vero valore sta nel fatto che una pesca continui a sembrare una pesca, un fico mantenga le sue imperfezioni e una fetta di melone conservi il profumo dell’estate. La bellezza, quando è autentica, non ha bisogno di essere costruita.
È una piccola rivoluzione culturale. Per molto tempo siamo stati abituati a scegliere la frutta solo per l’aspetto impeccabile. Oggi, invece, cresce l’attenzione verso la stagionalità, la freschezza e il rispetto del prodotto. Perché un frutto racconta il territorio, il clima e il momento dell’anno molto più di qualsiasi ingrediente artificiale.
Forse è proprio questo il fascino della frutta “realistica”: ricordarci che la natura è già perfetta così com’è. Non serve modificarla per renderla interessante. Basta osservarla con occhi diversi.
Perché, in fondo, l’estate non ha bisogno di effetti speciali. Le basta il profumo di un frutto appena tagliato, il rumore del ghiaccio in un bicchiere e il tempo di una chiacchierata che si allunga fino al tramonto.


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