Cronaca
La fragilità psicologica riguarda tutti. In Campidoglio un dibattito importante
La fragilità psicologica dei ragazzi non è più una questione privata, da affrontare soltanto quando il disagio si trasforma in emergenza. È un problema di salute pubblica che coinvolge famiglie, scuola, servizi sanitari, istituzioni e comunità.
È questo il messaggio emerso dal convegno “Giovani fragili, Città responsabili. Disagio mentale adolescenziale, nuove dipendenze e politiche di sostegno tra prevenzione, aiuto e buone pratiche territoriali”, ospitato il 13 luglio scorso nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. L’iniziativa, promossa dal consigliere capitolino Alessandro Alongi, ha visto il coinvolgimento del Centro Europeo Studi Culturali, di OsservaSalute – Osservatorio sulla Salute Territoriale e di numerosi altri ospiti.
Ad aprire i lavori sono stati Paolo Ciani, parlamentare e segretario della Commissione Affari Sociali della Camera; Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma; Giovanni Migliano, segretario CAO dell’Ordine di Roma; Gabriella Ancora, presidente di CIU Unionquadri, e Francesco Lury Forte, consigliere di Presidenza del Consiglio Nazionale dei Giovani. Le riflessioni introduttive sono state affidate a Giulio De Rita, ricercatore del Censis, intervenuto sul tema dei genitori “interconnessi ma soli” e sul ruolo del Terzo settore nel welfare di prossimità. I dati mostrano un disagio sempre più precoce, presente anche nell’età preadolescenziale. La prima sessione, moderata da Johann Rossi Mason, giornalista medico-scientifica e direttrice dell’Osservatorio MOHRE, ha affrontato il ruolo dei servizi territoriali, sempre più importanti nel sostenere le famiglie.
Eliana Conte, psichiatra della ASL Roma 3, ha parlato del disagio psichiatrico nei giovani adulti come di una vera e propria “epidemia post-pandemia”. Secondo i dati presentati, un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale. Nella ASL Roma 3 gli ingressi nei servizi per adulti sono passati da 375 nel 2019 a 517 nel 2022, fino a 536 nel 2025.
Alla crescita degli accessi si accompagnano un abbassamento dell’età di esordio e quadri clinici sempre più complessi. La fascia tra i 18 e i 24 anni è particolarmente vulnerabile: è il momento in cui si costruiscono identità, autonomia e relazioni. Insuccessi, esclusione sociale, rotture affettive e bisogno di approvazione possono accentuare fragilità già presenti, anche attraverso il confronto continuo imposto dai social media, tema sul quale proprio in questi giorni la Camera sta discutendo possibili interventi di regolamentazione, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo nelle ore notturne.
Al convegno era presente anche la cooperativa sociale Stellantia, rappresentata dalla delegata alla prevenzione del disagio giovanile Ana Loredana Branzai, da anni attiva nella città di Ladispoli e non solo con numerose iniziative a sostegno degli adolescenti.
“Durante il dibattito si è parlato molto anche dei ragazzi in ritiro sociale, sottolineando che la loro condizione non è una semplice dipendenza dai dispositivi, ma un malessere relazionale ben più profondo. Il punto centrale emerso oggi è che le singole realtà non possono farcela da sole: è fondamentale fare rete tra istituzioni, scuole, famiglie e medici per proteggere e supportare i ragazzi. Un dibattito molto concreto che fa riflettere su quanto ci sia ancora da fare sul territorio.”
A Ladispoli, da settembre, partiranno iniziative dedicate alla prevenzione del disagio giovanile, con convegni e seminari rivolti ai ragazzi, tenuti da psicologi ed esperti del settore. Tra i promotori figurano la cooperativa sociale Stellantia e il dottor Biagio Camicia, cofondatore e direttore di tre scuole private, esperto di adolescenza. Le iniziative saranno presentate nelle prossime settimane e coinvolgeranno istituzioni, scuole e realtà del territorio.
M. A.

Cronaca
IL DIBATTITO. Palme sì o palme no?
In questi giorni si è aperto il dibattito sulle palme del lungomare. L’obiezione più frequente è sempre la stessa: “Non fanno ombra”. Ma viene spontanea una domanda: quanta ombra facevano davvero le vecchie tamerici?
La risposta è semplice: ben poca. Per anni quegli alberi sono rimasti bassi, disomogenei e, in molti casi, non hanno mai sviluppato una chioma in grado di garantire una reale ombreggiatura. A questo si aggiungevano problemi fitosanitari documentati da relazioni tecniche e un altro aspetto spesso dimenticato: la resina rilasciata dalle tamerici, che sporcava costantemente pavimentazione, panchine e arredi urbani, aumentando anche i costi di manutenzione.
La scelta delle palme non nasce quindi da una questione estetica, ma da una valutazione tecnica. Sono piante che resistono meglio alla salsedine e al vento, richiedono minori interventi manutentivi, garantiscono maggiore sicurezza e rappresentano una delle essenze più adatte a un lungomare mediterraneo.
Quando si riqualifica uno spazio pubblico non si deve guardare a ciò che c’era, nè tantomeno pensare che ChatGPT abbia la soluzione a tutto, ma a ciò che funziona meglio oggi e che potrà durare negli anni. Ed è proprio in quest’ottica che la palma rappresenta una scelta razionale, sostenibile e coerente con l’identità di una città di mare.


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