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Cronaca

Giovedì Luca Parmitano in collegamento dalla stazione spaziale con Istituto Ladispoli

L’istituto Ladispoli1 è stato scelto dall’organizzazione A.R.I.S.S. (Amateur Radio on the International Space Station) tramite la candidatura presentata nel 2018

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comandante Parmitano

Giovedì 17 Ottobre alle ore 10.50, nell’Istituto Comprensivo “Ladispoli 1” il neo Comandante Luca Parmitano, in orbita intorno alla terra a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ISS, sarà in collegamento radio con gli studenti.

Il comandante Parmitano risponderà in diretta ad alcune domande formulate dai ragazzi delle quinte della Scuola primaria e della Scuola Secondaria di primo grado.

L’istituto Ladispoli1 è stato scelto dall’organizzazione A.R.I.S.S. (Amateur Radio on the International Space Station) tramite la candidatura presentata nel 2018 in una selezione che ha visto partecipare numerosissime scuole italiane.

Presiederà l’evento la nuova Dirigente Scolastica, dottoressa Enrica Caliendo, insieme alle sue collaboratrici e naturalmente tutte le docenti dei vari plessi scolastici che, in preparazione del contatto radio, hanno svolto diverse attività didattica interessando e coinvolgendo i ragazzi.

Tutto questo rientra nel progetto ARISS School Contact, un programma internazionale che offre l’opportunità ai ragazzi di conoscere la ISS con il fine di stimolare la curiosità scientifica attraverso il fantastico mondo della radio.

Il collegamento, proposto e coordinato dai radioamatori Fabio Andrioli e Francesco De Paolis, sarà possibile grazie alla stazione radio installata a scuola, fornita dall’Associazione Radioamatori Italiani, sezione Alto Lazio.

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Cronaca

Ladispoli “non funziona”

Siamo tutti immersi nella cultura del lamento e della retorica

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Siamo tutti immersi nella cultura del lamento e della retorica

Dire che a Ladispoli le cose “funzionano” oggi sembra una cosa strana. Siamo così immersi nella cultura del lamento e nella retorica del disservizio che ammettere la realtà dei fatti sembra un atto di sfida. Eppure, se proviamo a cambiare prospettiva e a osservare la nostra quotidianità con onestà, scopriamo una verità che spesso facciamo finta di non vedere: Ladispoli è una città che gira, e lo fa a pieno ritmo.

Mentre nelle grandi metropoli si discute di “città dei 15 minuti” come di un progetto futuristico e irraggiungibile, noi quel progetto lo abitiamo ogni giorno. Uscire di casa e avere a portata di camminata la scuola, l’ufficio postale, il medico, la banca e il mare non è un fatto scontato. È un privilegio di vivibilità che riduce drasticamente lo stress e ci restituisce il bene più prezioso: il nostro tempo.

Spesso diamo per scontato il valore della nostra stazione ferroviaria. Avere un treno che ogni venti minuti ci collega al cuore della Capitale è ciò che rende Ladispoli una scelta strategica, non un ripiego.

Ci permette di vivere il dinamismo di Roma e poi rientrare in una dimensione più umana, dove l’aria profuma di salsedine e i ritmi tornano a essere sostenibili.

Siamo abituati a descrivere Ladispoli come una città difficile, ma la realtà racconta un’altra storia. È una città che accoglie, che offre un centro commerciale naturale sempre vivo, da via Regina Elena a viale Italia, e che garantisce servizi di prossimità che molti quartieri romani hanno perso da decenni.

Focalizzarsi sulla buca, anche solo per contrasto, finirebbe per riportare l’attenzione proprio su ciò che vogliamo superare. Meglio puntare tutto sulla bellezza della funzionalità e sulla praticità della città, su ciò che ogni giorno rende la vita più semplice senza fare rumore.

Forse il vero limite non è Ladispoli, ma lo sguardo stanco di chi la abita. Se confrontata con le periferie anonime e caotiche delle grandi città, la nostra città brilla per identità e servizi. È un organismo vivo, resiliente e incredibilmente accessibile.

Ammettere che Ladispoli funzioni non significa ignorare ciò che si può migliorare, ma riconoscere la fortuna di vivere in un luogo che ci offre una qualità della vita superiore alla media. Smettere di lamentarsi non è un segno di rassegnazione, ma un atto di orgoglio verso la città che abbiamo scelto di chiamare casa.

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