Arte e Cultura
Frappa: cultura, fede e territorio
Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del
Dall’emozione nel conoscere Papa Leone XIV alla rinascita del
La cultura a Ladispoli vive un momento di fermento straordinario: abbiamo intervistato l’Assessore alla Cultura Margherita Frappa sulle ultime esperienze che hanno portato il nome di Ladispoli e della Biennale della Riviera Romana fino al Vaticano.
Assessore, l’udienza con Papa Leone XIV ha rappresentato un momento di altissimo profilo per Ladispoli e per la Biennale. Qual è stata la sensazione più forte nel consegnare personalmente il catalogo e le opere vincitrici nelle mani del Pontefice?
“Essere ricevuta da Papa Leone XIV ha significato portare Ladispoli in un luogo universale, dove cultura, spiritualità e umanità si incontrano. La sensazione più forte è stata quella di rappresentare non solo un evento, ma un’intera comunità. In quell’istante ho percepito che la Biennale della Riviera Romana non è solo una manifestazione artistica, ma un ponte tra culture e sensibilità diverse. È stato un momento solenne e profondamente emozionante: in quelle opere c’era il lavoro, la ricerca e la voce degli artisti. E sapere che tutto questo arrivava al Santo Padre è stato motivo di orgoglio, ma anche di grande responsabilità”.

Il Vaticano ha concesso il patrocinio alla Biennale: in che modo questo legame trasforma la percezione dell’arte nel nostro territorio e quale messaggio spera che arrivi agli artisti coinvolti?
“Il patrocinio del Vaticano rappresenta un riconoscimento di altissimo valore, non solo istituzionale ma culturale e morale.
La Biennale ha ricevuto il sostegno di importanti istituzioni come il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati, il Ministero della Cultura e la Regione Lazio. Tuttavia, il patrocinio del Vaticano ha un significato ancora più profondo: evidenzia come l’arte sappia dialogare con i valori universali. Ci ricorda che l’arte non è solo espressione estetica, ma linguaggio capace di costruire ponti, generare dialogo e alimentare speranza.
Questo cambia anche la percezione dell’arte sul territorio: non qualcosa di distante o elitario, ma uno strumento vivo, accessibile, capace di parlare a tutti. Agli artisti voglio dire questo: non state solo esponendo opere, ma contribuendo a una visione più grande. Ogni opera può essere una testimonianza di umanità, di luce e di futuro.
Per Ladispoli è una consacrazione culturale: significa affermare che anche un territorio può esprimere una visione internazionale forte e credibile”.
Passando alla realtà cittadina, abbiamo chiesto all’Assessore le sue considerazioni circa l’apertura del Cine-Teatro Massimo Freccia, un traguardo tanto atteso dai cittadini che, finalmente, potranno rivivere l’esperienza del cinema nella propria città.
Lei ha dichiarato che questo non è solo un edificio, ma uno spazio che “crea comunità”. Cosa dobbiamo aspettarci dalla programmazione di questa nuova stagione?
“Il Cine-Teatro Massimo Freccia non è solo una riapertura: è una restituzione alla città. Un luogo in cui le persone si incontrano, si riconoscono e crescono insieme attraverso la cultura. La programmazione dovrà essere plurale e viva: cinema, teatro, incontri, rassegne per giovani e famiglie, in dialogo con scuole e associazioni. Fondamentale sarà il legame con il Centro d’Arte e Cultura: non eventi isolati, ma un ecosistema culturale continuo e partecipato. Una città cresce quando i suoi spazi culturali sono vissuti, non solo aperti. Il cinema e il teatro non si guardano… si vivono.
Oggi siamo abituati a contenuti veloci e solitari, ma la sala offre qualcosa di unico: un’esperienza condivisa. Emozionarsi insieme, nello stesso momento, crea un legame che nessuno schermo domestico può restituire.
Frequentare questi luoghi significa uscire dall’isolamento e tornare a essere comunità. Significa scegliere un’esperienza autentica, fatta di presenza, ascolto e partecipazione.
Il teatro e il cinema non sono solo intrattenimento: sono strumenti di crescita culturale e civile”.cineteatro
Arte e Cultura
Ladispoli, Bambole di pezza al “Summer Fest”. Intervista al gruppo più rock di Sanremo
Il “Ladispoli Summer Fest” ha portato sul palco di Piazza Rossellini tre serate dedicate alla musica italiana. Tra i protagonisti di questa edizione anche le Bambole di Pezza, band punk-rock tutta al femminile che negli anni ha costruito un’identità fortemente riconoscibile, con una dimensione live coinvolgente e una scrittura capace di raccontare il presente attraverso una prospettiva personale. Nei giorni precedenti al concerto in piazza le abbiamo incontrate per farci raccontare le emozioni che accompagnano ogni tappa del tour e il loro legame con il pubblico.
di Annalisa Piancazzo
Vi siete definite una band outsider, con un’identità ben riconoscibile e un pubblico sempre più ampio. Secondo voi cosa permette ai vostri brani di creare questa connessione? E quando avete iniziato a percepire che la vostra musica stava diventando uno spazio in cui tante persone potevano riconoscersi?
Come band teniamo molto alla nostra identità musicale. Ci sentiamo delle “outsider” perché abbiamo scelto di seguire una strada che si discosta dagli schemi stereotipati della società: siamo ragazze che hanno deciso di imbracciare degli strumenti e fare musica, in un contesto in cui la presenza femminile è ancora una minoranza. Portiamo sul palco la nostra sensibilità, e vogliamo parlare a tutte le persone che si sentono diverse in una società che tende ad omologare. Le nostre canzoni raccontano questo: affrontare le difficoltà senza piegarsi ai compromessi, trovando la forza di rialzarsi anche dopo le cadute. Il pubblico ci ha sostenute fin dall’inizio in questo nostro modo di essere, sia nella scena alternativa sia in quella mainstream. Oggi è bellissimo vedere sotto il palco generazioni diverse.
Con quale energia state affrontando questo Summer Tour 2026 e che tipo di esperienza volete costruire insieme al pubblico che incontrate?
Ogni concerto è uno scambio di energia con il pubblico e non ci sentiamo mai replicanti dello stesso spettacolo, infatti la scaletta cambia di volta in volta, adattandosi al contesto e al tipo di esperienza che vogliamo creare.
In questo Summer Tour stiamo ricevendo un’accoglienza bellissima e una delle parti più emozionanti è poter incontrare le persone alla fine dei concerti, abbracciarle e raccogliere tutto il calore che ci regalano attraverso cartelloni, disegni o semplicemente una foto insieme.
Tra le tappe del Summer Tour c’è anche Ladispoli. Conoscevate già la città?
Non ci siamo mai esibite a Ladispoli, ma tra Roma e dintorni abbiamo sempre avuto delle bellissime esperienze. Proprio a Roma abbiamo vissuto il primo grande live che ci ha fatto capire che avremmo potuto davvero fare il salto con la musica, è stato qualcosa di inaspettato. Per questo abbiamo sicuramente grandi aspettative per questa tappa. Siamo curiose di incontrare il pubblico di Ladispoli e siamo sicure che sarà un bellissimo concerto.
Qual è il messaggio che volete lasciare alle persone che saranno in piazza ad ascoltarvi?
Attraverso la nostra musica cerchiamo di portare avanti i temi in cui crediamo, dal femminismo all’importanza dell’unione tra le persone. Crediamo che, se ci fosse più capacità di collaborare, di accettare l’altro per quello che è e di riconoscere il valore delle nostre diversità, si potrebbero davvero cambiare le cose. Anche noi abbiamo cinque personalità completamente diverse e cerchiamo sempre di valorizzare questo aspetto. In questo periodo stiamo portando molto anche il tema delle relazioni tossiche: soprattutto alle donne vogliamo dire che è importante chiedere aiuto prima che sia troppo tardi. Ci sono persone che non riescono a uscire da certe situazioni da sole, e trovare il coraggio di chiedere sostegno può essere il primo passo per liberarsene.


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