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Futuro Nazionale approda a Ladispoli: parte della maggioranza col generale Vannacci

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di Ricky Filosa

Futuro Nazionale entra a Ladispoli. Il partito fondato e guidato da Roberto Vannacci continua a crescere e a conquistare un sempre maggior numero di consensi, nel Lazio e in tutta italia.

La corsa del generale appare inarrestabile. Lo abbiamo conosciuto personalmente, lo abbiamo incontrato più volte. La prima proprio qui a Ladispoli, al Gotha, dove era venuto a presentare il suo ultimo libro. Già lo apprezzavamo per le cose che diceva, ma dopo averlo conosciuto, dopo aver osservato con attenzione il suo modo di porsi nei confronti delle persone, dopo avergli letto negli occhi forza e determinazione, ci siamo ancora più convinti: Roberto Vannacci era pronto per creare un partito tutto suo. Alla fine, in maniera forse un po’ tortuosa, si è arrivati proprio a questo, alla nascita di un movimento nuovo, destinato a diventare ben presto la vera novità della politica italiana.

Diamo dunque il nostro benvenuto al partito del generale: a Ladispoli c’è bisogno, crediamo, di quella destra vera di cui Vannacci parla spesso. Di una destra che sappia, per esempio, che ordine e sicurezza sono due parole sacrosante, non una bestemmia nè un insulto a chi è diverso da noi e che non sono due concetti astratti, ma politiche da applicare nella quotidianità.

Una destra che abbia il coraggio di essere vera – e forte – quando di mezzo c’è l’interesse della comunità, i diritti dei nostri concittadini. No, il razzismo non c’entra un bel niente. È il fumo che la sinistra getta negli occhi di chi osserva, perché da quelle parti non hanno niente altro che quello.

Ladispoli è una città che ha fatto dell’accoglienza una parte della propria identità. Soprattutto negli ultimi tempi. Questo si deve anche a chi ha governato la città negli ultimi dieci anni, mettendo in campo politiche adeguate a raggiungere l’obiettivo: una buona integrazione tra italiani e cittadini stranieri. Ma gli irregolari, i clandestini, quelli che vengono qui a delinquere, sono un’altra cosa. Bisogna avere il coraggio per dirlo ad alta voce: qui da noi non può esserci spazio per loro.

Come non dovrebbe esserci spazio nemmeno per chi nelle ultime settimane ci ha costretto ad osservare scene di degrado inverosimili. No, basta. A quelle persone, di qualunque nazionalità siano, va fatto capire un messaggio chiaro: qui non vi vogliamo.

Alla faccia della solidarietà, direte voi. Eh no, ragazzi. Mettiamoci d’accordo: o vi lamentate per la presenza di senza tetto e barboni in generale, oppure accoglieteli in casa vostra, se vi fa così tanto piacere. Perchè sappiate che quello che le istituzioni possono fare l’han sempre fatto, idem per le forze dell’ordine.

Succede che tante di queste persone non vogliono farsi aiutare; ma la nostra città non può essere il bivacco di decine di alcolizzati, per giunta potenzialmente pericolosi perché spesso in preda all’alcol o a chissà che altro.

Ma questi discorsi ora c’entrano poco e niente, non è che da domani vedremo chissà quale cambiamento. Una parte della maggioranza ha strizzato l’occhio ad un movimento in crescita, non ci vediamo nulla di male in questo, sono manovre sulla scacchiera politica.

Non c’è stato nessun “volta bandiera” come qualcuno professa. Simpatizzare per un partito a livello nazionale non esclude di impegnarsi civicamente nel proprio territorio. In città si valutano persone e impegno.

Avanti dunque con Futuro Nazionale e buon lavoro ai rappresentanti istituzionali che hanno deciso di entrare nel partito di Vannacci. Per quanto riguarda te, generale, ti aspettiamo presto a Ladispoli. Di nuovo.

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Ladispoli. Tanto rumore per niente, la maggioranza rimane solida

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Lo diciamo sempre in redazione: queste sono “menate” che interessano gli addetti ai lavori. Stavolta, però, all’orizzonte si prospettava un vero e proprio terremoto politico all’interno della squadra di Alessandro Grando. In dieci anni di governo ne abbiamo viste parecchie: scontenti, battibecchi, confronti anche accesi. Normale amministrazione.

Non possiamo però fingere di non vedere l’elefante nella stanza. Da febbraio 2025 il rapporto si è incrinato. Giorno in cui un comunicato di una coalizione, di cui Fratelli d’Italia si era fatta portavoce, ha rivendicato per i partiti un ruolo centrale nel nuovo progetto politico per Ladispoli, senza interpellare il sindaco e la componente civica. Da quel momento, una serie di sgambetti e prese di posizione ha accompagnato un progressivo allontanamento, fino a rendere evidente quanto fosse difficile costruire una collaborazione futura.

Credo che Grando abbia pregi e difetti, come tutti noi, ma una cosa è innegabile: ha sempre difeso Ladispoli come fosse casa sua, perché, di fatto, lo è. Ed è proprio questa autonomia che, probabilmente, ai vertici di partito non piace. Forse hanno bisogno di persone che rispondano senza porsi troppe domande. E forse svegliarsi una mattina e ordinare a FdI di uscire dalla maggioranza è il loro modo di dirsi addio definitivamente.

Ovviamente, l’avvicinamento di alcuni consiglieri al gruppo di Vannacci, peraltro non formalizzato in Consiglio comunale, è stato un pretesto. Come se qualcuno dovesse chiedere il permesso a un partito per aderire a un altro. Moretti, per esempio, che ultimamente simpatizza per FdI, ha forse chiesto il permesso a qualcuno? E la consigliera Panzini, che ha aderito a Noi Moderati, ha dovuto rendere conto della propria scelta? Ognuno è libero di fare ciò che vuole. L’amministrazione è un’altra cosa: si porta avanti il programma in cui i cittadini hanno riposto la loro fiducia, a prescindere dai simboli che governano. L’importante è rispettare gli impegni presi, con dignità e serietà.

Prima dei loghi siamo persone impegnate in un progetto; prima di essere politici, siamo ladispolani che curano gli interessi della città, tanto in maggioranza quanto all’opposizione. Prima di farci imporre decisioni da Roma, dovremmo ricordarci che questa è casa nostra, che percorriamo le nostre strade e parliamo con la nostra gente. Cose che, evidentemente, chi siede su una comoda poltrona da 15 mila euro al mese, in Regione come in Parlamento, rischia di non comprendere fino in fondo.

La maggioranza rimane solida e continua a lavorare con impegno. Abbiamo troppe cose da fare per lasciarci condizionare da un “terremoto” che, alla fine, non ha smosso nemmeno l’acqua di un bicchiere.

MP

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