Arte e Cultura
Ladispoli, Cinema. L’esperienza “Quattro Terzi”, grande partecipazione per la prima rassegna
Riportare il cinema al centro della vita culturale e sociale dei ragazzi e degli appassionati: è questo l’obiettivo con cui nasce Quattro Terzi, progetto pensato e curato da Luca Angelini e Davide Ferranti, per restituire al cinema il suo valore originario, ossia uno spazio di incontro, confronto e condivisione.
di Nicole Ceccucci
In un periodo in cui la fruizione dei film passa sempre più spesso attraverso le piattaforme streaming e una visione individuale e isolata, Quattro Terzi ha scelto di proporre un percorso diverso: tornare a guardare i film insieme, discuterli, approfondirli, trasformando ogni proiezione in un momento di socialità e partecipazione.

La rassegna, patrocinata dal Comune di Ladispoli e fortemente sostenuta dall’assessore alla Cultura Margherita Frappa, è stata pensata prevalentemente per gli studenti delle scuole superiori, con una proposta tematica ampia e trasversale. Il programma ha alternato titoli popolari come Edward mani di forbice, opere più sperimentali come Grand Theft Hamlet, film girato all’interno di un videogioco, e cinema d’autore come Bird di Andrea Arnold. La prima rassegna ha registrato una risposta del pubblico superiore alle aspettative, soprattutto considerando che si trattava del primo progetto dell’associazione. Ai sette appuntamenti hanno partecipato spettatori di età e provenienze diverse: giovani, adulti, insegnanti e appassionati di cinema, sempre coinvolti nei dibattiti finali guidati da Davide e Luca.
Tra i momenti più significativi della rassegna c’è stato l’incontro con Andrea De Rosa, attore del cast di Notte prima degli esami. Un appuntamento capace di riunire generazioni diverse, da chi aveva già visto e amato il film a chi invece lo scopriva per la prima volta. Il pubblico ha accolto con entusiasmo l’ospite, tra fotografie, domande e chiacchierate informali che hanno reso la serata particolarmente partecipata.
Proprio in occasione della proiezione di Bird, Quattro Terzi ha ospitato i rappresentanti dell’associazione Hikikomori Italia, realtà impegnata sul tema dell’isolamento sociale giovanile e nel supporto a famiglie e ragazzi. Un incontro che ha permesso di collegare il linguaggio cinematografico a una questione attuale e delicata, offrendo al pubblico uno spazio di riflessione e confronto. L’ultimo appuntamento della rassegna è stato martedì 30 giugno, con la proiezione di Scappa, considerato una delle gemme del thriller-horror contemporaneo. La serata conclusiva è stata anche un momento di festa e saluto, con alcune sorprese per il pubblico e la presentazione dei progetti estivi dell’associazione. Un modo per chiudere la prima rassegna, ma anche per aprire idealmente una nuova fase del percorso di Quattro Terzi.
Arte e Cultura
Puffa, la modella “suicidegirl” si racconta sulle pagine di Litorale Oggi
Dalla fotografia alternativa ai contenuti per adulti, passando per il cinema e i social. Marika Puffa racconta a Litorale Oggi il suo lavoro, il rapporto con il proprio corpo, le critiche ricevute e il suo nuovo legame con Ladispoli.
Marika, hai iniziato a fare la modella nel 2010, quando essere “alternative” significava davvero andare controcorrente. Quanto è cambiato quel mondo e quanto, invece, sei rimasta fedele alla Marika di allora?
«In realtà ho sempre fatto foto di nudo. L’unica cosa che è cambiata è il modo in cui lavoro: oggi non mi faccio più fotografare, ma ho spostato il mio business e mi fotografo da sola, creando contenuti per adulti, anche video, che vendo su OnlyFans. Quindi non è cambiata la mia identità: è cambiato il modo di gestire professionalmente la mia immagine.»
Tattoo, look, fotografia e provocazione: quanto della tua immagine è costruzione professionale e quanto rappresenta semplicemente chi sei nella vita di tutti i giorni?
«Tutto rappresenta me. Per fortuna non ho mai dovuto costruire un personaggio. Pubblicizzo esattamente quello che sono.»
Essere una Suicide Girl ti ha dato visibilità, ma inevitabilmente ti ha anche esposto al giudizio degli altri. Qual è il pregiudizio più assurdo che hai dovuto affrontare?
«Amo il mio lavoro. Lo amo così tanto che sono anche consapevole dello scotto sociale che devo pagare. Anni fa ci rimasi male per un commento su Facebook che diceva: “Non sai gestire il tuo corpo da puttana”. Avevo vent’anni. Oggi ne ho 34 e so gestire benissimo il mio corpo. Ormai non mi offende più nulla.»
Il mondo dei contenuti per adulti può essere molto appetibile per ragazze giovani che lo vedono come una possibilità di guadagno facile e come una vera alternativa professionale. Tu che lo conosci da anni, cosa ti senti di consigliare a una ragazza che oggi sta pensando di intraprendere questo percorso?
«Le direi di non farlo se non è pronta ad affrontare le critiche e lo scotto sociale, che può essere pesante. Per iniziare a lavorare nel mondo dell’adult bisogna essere consapevoli che la propria immagine diventa di dominio pubblico. I contenuti vengono rubati e ripubblicati continuamente su internet. Bisogna anche essere consapevoli che non tutte le persone se la sentiranno di stare al nostro fianco a causa della nostra immagine e della nostra reputazione. Non è una scelta da prendere alla leggera.»
Sei una persona molto popolare sui social. Quanto si riflette questa popolarità nella vita reale? Ti capita spesso di essere riconosciuta per strada?
«In realtà raramente mi fermano. Più spesso mi vedono e poi mi scrivono sui social dicendomi che mi hanno incontrata in giro. Quando invece mi fermano arrossisco… sono un po’ timida!»
Guardando indietro alla tua carriera, c’è qualcosa che, potendo tornare indietro, non rifaresti mai? E, al contrario, c’è un progetto o un’occasione a cui oggi dedicheresti molta più energia e passione?
«Forse non farei più porno. Non sono pentita di averlo fatto, assolutamente. Ma con il tempo ho capito che non era la mia strada. Per quanto riguarda i progetti, invece, non ne ho uno in particolare che sento di aver trascurato. Ho una vita piena e sono abbastanza soddisfatta di come vivo.»
Ti vediamo spesso in giro per Ladispoli. Come sei arrivata nella nostra città? Che rapporto hai con Ladispoli e cosa ti piace particolarmente di questo posto?
«Ero stanca dello stress di Roma. Due anni fa mi sono fidanzata con un mio collega di Ladispoli e, anche dopo esserci lasciati, ho deciso di rimanere a vivere qui. Mi piace la tranquillità. La pace di questo posto non ha prezzo.»
Per chiudere: sei arrivata a Ladispoli quasi per caso e oggi hai scelto di restare. Cosa vuoi dire ai tuoi nuovi concittadini?
«Un augurio? Che riescano sempre a trovare un po’ di quella pace che ho trovato io a Ladispoli. E soprattutto di non preoccuparsi troppo di quello che pensa la gente: alla fine, la vita è una sola e bisogna viverla facendo ciò che ci rende felici. Ci vediamo in giro per Ladispoli, buon halloween… e se mi riconoscete, non fatemi arrossire!»
LO


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