Economia e Lavoro
Sentirsi bene facendo del bene
Valeria Pintus: 20 anni di volontariato nella Protezione Civile di Ladispoli
Valeria Pintus: 20 anni di volontariato nella Protezione Civile di Ladispoli
La Protezione Civile è composta in gran parte da volontari che operano per la tutela dell’ambiente e delle persone in situazioni di emergenza. Istituita nel 1992, si occupa di prevenzione, gestione e superamento delle calamità.
Ne abbiamo parlato con Valeria Pintus, volontaria da oltre 20 anni nel Comune di Ladispoli con l’associazione Avalon, che ci ha raccontato cosa significa davvero far parte di questa realtà.
Cosa ti ha spinto a entrare nella Protezione Civile?
La motivazione principale è stata il desiderio di aiutare gli altri nei momenti difficili. È una spinta che ogni volontario dovrebbe avere. Mi appassiona molto anche la formazione continua: siamo volontari, ma non improvvisati. Grazie ai corsi diventiamo professionisti nell’affrontare le emergenze.
Qual è stato l’intervento più difficile della tua carriera?
Il terremoto dell’Aquila nel 2009. Siamo stati lì sei mesi: oltre all’aiuto materiale, era fondamentale il supporto psicologico. Molti avevano perso i propri cari. Ancora oggi, ripensarci mi commuove.
Hai mai avuto dubbi sulla tua scelta?
No, mai. La gratitudine delle persone che aiutiamo ripaga ogni sforzo. Se potessi, farei ancora di più.
Come gestisci la pressione durante le emergenze?
L’esperienza è tutto. I giovani devono essere affiancati da chi ha più pratica. Anche le esercitazioni sono fondamentali: preparano ad agire con lucidità quando arriva il momento.
Come ha influenzato questo lavoro la tua visione della società?
Mi ha reso più consapevole di quanto l’equilibrio della società sia fragile. Un’emergenza può cambiare tutto in un attimo. Tutti dovremmo avere almeno una minima formazione su come comportarci in certe situazioni.
Hai mai visto l’impatto diretto del tuo aiuto sulle persone?
Sempre. Proteggiamo case, salviamo vite, offriamo supporto. A volte basta un sorriso per capire quanto sia importante quello che facciamo. Vale più di qualsiasi compenso.
Cosa dovrebbe fare una comunità per essere più preparata?
Informarsi sui rischi del territorio e partecipare ai corsi organizzati dalla Protezione Civile, come quelli sul primo soccorso. Andiamo anche nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi e magari avvicinarli al volontariato.
Che consiglio daresti a un giovane?
Provate. Il volontariato arricchisce, prima di tutto chi lo fa. Aiutare fa bene.
Un grazie speciale a Valeria Pintus per aver condiviso la sua esperienza e la passione che mette ogni giorno nel suo impegno. Un’intervista che ci ricorda quanto il bene fatto con cuore e competenza lasci un segno profondo.
Matteo Guglielmino
Economia e Lavoro
Gin basil smash! The home bartender: bere bene, anche a casa
di Desireé Pietropinto
Settembre è quel mese strano in cui non sai bene se salutare l’estate o far finta che non sia ancora finita. Le giornate si accorciano, le temperature iniziano lentamente a cambiare, ma la voglia di un buon aperitivo rimane. E allora perché non utilizzare quello che abbiamo ancora a disposizione? Questa volta vi propongo un cocktail semplice, fresco e profumato: il Gin Basil Smash.
Non servono ingredienti impossibili da trovare né attrezzature da bartender professionisti. Bastano del buon gin Tribeca, un limone, un po’ di zucchero e soprattutto qualche foglia di basilico fresco.
La preparazione è semplicissima: mettete nel bicchiere o nello shaker il basilico, il succo di limone e lo sciroppo di zucchero e schiacciate delicatamente le foglie, giusto il necessario per liberarne il profumo. Aggiungete 50 ml di gin e abbondante ghiaccio, shakerate bene e filtrate nel bicchiere.
Il risultato è un cocktail profumato, fresco e con quel colore che mette subito di buon umore. E poi c’è una cosa che mi piace particolarmente: è il classico cocktail che puoi preparare a casa quando arrivano gli amici all’ultimo momento. Perché alla fine l’aperitivo migliore non è quello complicato. È quello che ti fa sedere a tavola, alzare il bicchiere e dire: “Dai, ancora uno”.


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